Maratona Internazionale del Garda

La mattina della gara, il traghetto (gratuito) che ti porta a Limone, luogo di partenza, è a non più di 100 m, quindi tutto o. k., condito dal prezzo che non supera 60 euro per la matrimoniale, compresa una colazione abbondante a buffet.

Date queste notizie, che ognuno di noi dovrebbe far presente ogni tanto in base alle proprie esperienze per facilitare i nostri soci (come sui siti che riportano il giudizio degli ospiti che hanno soggiornato in questo o quell’albergo), andiamo alla cronaca della gara, come spesso piace viverla a me.

Partenza lenta con una cornice di atleti molto, molto ridotta in confronto agli anni passati. Un poco la concorrenza degli altri laghi che hanno cominciato ad organizzare maratone in settimane vicine, un poco la scarsa pubblicità data quest’ anno all’evento, hanno contribuito a tale risultato numerico, ma per il resto nessuna carenza organizzativa. Partenza lenta, dicevo, con Funghi Enzo che doveva farmi da spalla, in quanto ero affetto da bronchite e nello stomaco antibiotici e cortisone. Sono partito con la solita scorta di ricambi, mancava solo la piccozza e mi avrebbero scambiato per un alpino.

Magicamente, dopo 10 km, in pieno centro di Riva del Garda, era tornata la voce, il sudore freddo da malato era sparito, le gambe dolenti alla partenza erano un lontano ricordo e il tiepido sole che si era affacciato, seppure per poco, mi aveva fatto dimenticare tutti i malanni della settimana. Medicine? Ma quali medicine! Questa è la vera cura: LA MARATONA!

I quindici km seguenti con il passaggio da Arco, verso l’interno per poi rientrare sulla litoranea, sono stati un susseguirsi di barzellette in compagnia, oltre a Funghi, della piccola e “grande” Isabella Introcaso ed il suo compagno Vito, che proprio quel giorno festeggiava il suo ingresso nel clubsupermarathon, essendo alla cinquantesima maratona.

Mi avevano parlato della sua grande abilità nel raccontare barzellette, ma quando entra in scena il “tosco”, non c’è “ciccia pei gatti”, 5 a 0 e palla al centro. Questo è stato il punteggio del consenso generale, pubblico compreso, che anche se meravigliato nel vedere essere il correre la parte meno nobile ed importante in quel momento, passava dallo stupore all’incredulità e all’ilarità, non per quello che si diceva, impossibile a capire stando loro fermi, ma per come lo si diceva, io poi con l’accento alla Benigni, tanto per capire!

“IL MACIGNO E LA GINESTRA” ci apparvero improvvisamente davanti e quindi dovevamo essere più seriosi da allora in poi. La similitudine mi sorse spontanea nel vedere dal di dietro la grande mole di Gozzi in maglia scura e l’esile figura di Gaetano Amadio in maglia gialla che camminava a suo fianco, con il compito non facile per entrambi di riuscire a fare quei benedetti 42 km.

Il tempo non aveva importanza, la sfida, oramai consuetudine fin dalla prima edizione della manifestazione, era farcela, e così è stato. Gaetano Amadio, uno dei senatori del club, figura carismatica e di grande profilo morale, correva fino a qualche anno fa tranquillamente le maratone sotto le tre ore e mezzo senza orologio, chiacchierando con questo e quello e senza il minimo stato di ansia e stanchezza. Un giorno il ciliegio di casa sua, che per anni aveva fatto il bravo, smise di farlo, si ruppe un ramo dove lui era appoggiato per cogliere la frutta e oltre al ramo si ruppe in tre punti la caviglia. Da allora il calvario, senza soluzione di guarigione.

Per il nostro Presidente il problema è il tendine d’achille, che sollecitato tutti i giorni, a volte si “slaccia” e poi c’è da riannodarlo! Peccato, perchè con un piede vicino alla misura 50, partirebbe avanti ed in caso di sprint avrebbe la meglio. Il duce, saputo della nascita con l’ ausilio dell’argano e catena per “sfilarlo” dal grembo della povera madre, volle sapere il peso, ma le bilance a mano da mercato che usavano a quei tempi non bastavano, fu pesato al macello pubblico dove si pagava il dazio per i vitelli. Saputo i kg, esterefatto mandò una lettera con tanto di timbri alla famiglia, additandolo ad esempio della prosperità italiana sotto la sua guida.

Funghi EnzoDopo questa parentesi, ritorniamo alla gara, che ha vissuto momenti di grande qualità, data l’intensità con la quale Funghi ed io dietro, l’abbiamo interpretata. Uno dopo l’ altro abbiamo superato un sacco di atleti sotto la pioggia battente ma senza vento, fino ad arrivare al traguardo sprintando e mano nella mano.

Funghi Enzo è un grande professionista, lui ama essere chiamato il “maratoneta qualunque”, ma di qualunque non ha niente. Primo è preparatissimo su tutto ciò che riguarda la corsa. Nel suo abbigliamento sportivo c’è il massimo della tecnologia, le scarpe poi sono il suo vangelo. Conosce tutti i rimedi per gli acciacchi, creme, unguenti, tisane, rimedi della terra, la Maremma (dove è nato e cresciuto), e li elargisce, oltre ai consigli, a destra e manca. Io lo chiamo il “maratoneta gentile” in quanto le nostre supermaratonete spasimano per lui. Una ricorrenza, un compleanno, un traguardo conquistato dal gentil sesso è l’ occasione per Funghi per arrivare con fiori, quadretti con foto, dolci e lettere scritte con pensieri profondi che vanno a colpire l’anima e rinfrancare il corpo, stanco dopo l’arrivo della gara.

Come dice tutte le volte che torniamo da una maratona trascorsa insieme: UN’ALTRA PAGINA DI STORIA L’ABBIAMO SCRITTA ANCHE STAVOLTA!

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