Anche se tira un forte vento e il cielo è plumbeo, il primo tratto dal Lago di Lucrino (Pozzuoli) fino a Bagnoli è suggestivo. Costeggiamo il Tempio di Serapide e all’orizzonte si intravede l’isola di Capri. Dopo di me, una manciata di maratoneti seguiti da un’autoambulanza con funzione di scopa. A Bagnoli, dopo un noioso avanti indrè, transito al 21° km in 2:30 esatte. Nel lungo e noiosissimo rettilineo da Bagnoli verso il tunnel del Vomero la situazione peggiora: davanti e dietro non c’è più nessuno, in compenso mi fanno compagnia auto e moto rombanti. Arrivato all’imbocco del tunnel lungo 1 km, mi ci ficco dentro con un senso di liberazione: il tunnel, deserto, è a mia completa disposizione. Pochi istanti dopo, mentre corro beato nella parte centrale della carreggiata, inizia l’Inferno. Faccio appena in tempo a spostarmi con un balzo sul marciapiede destro, che un un’orda barbarica di auto, camion e motociclette irrompe nel tunnel senza soluzione di continuità. Traffico impazzito, clacson, rumori assordanti amplificati dall’eco, camere a gas: dopo aver espiato le mie colpe nell’Inferno del tunnel del Vomero, mi si apriranno le porte del Paradiso! Il marciapiede è stretto e scalcinato. Mi trascino contro la parete destra senza azzardarmi a correre per paura di inciampare sulla pavimentazione sconnessa e cadere all’interno della carreggiata.
Uscito dal tunnel dieci minuti dopo vivo per miracolo, me la prendo con una povera vigilessa. Comprensiva, scuote la testa. L’autoambulanza scopa ha segnalato il ritiro dei maratoneti delle retrovie e i dirigenti hanno ritenuto che nel tunnel non ci fosse più nessuno!
Da Via Caracciolo in poi il percorso torna piacevole. Qui il traffico è inesistente. Ecco Castel dell’Ovo, Piazza del Plebiscito, Via San Carlo e il Maschio Angioino, infine Corso Umberto. In fondo s’intravvede Piazza Garibaldi. Dopo un altro avanti indrè di circa 500 m ed essere transitato in 4:39 al 35°km sulla terza pedana di controllo TDS, mi affianca un motociclista della stradale. Segnala che le vie stanno per essere riaperte al traffico. Insieme ad altri tre colleghi mi scorterà fino al traguardo. Ma il tempo limite non era 6 ore? Perché questa prescia? Corro gli ultimi chilometri incavolato nero fra gli applausi dei passanti con due motociclisti davanti, uno al mio fianco destro e due dietro. Quale onore!
La rabbia per l’Inferno del tunnel e la riapertura anticipata del traffico non è passata. Arrivato ultimissimo in 5:26, sfogo la mia ira con l’organizzazione usando anche frasi non politicamente corrette. Mi si dice di essere stato l’unico a lamentarsi. Tutti gli altri hanno apprezzato.
Le mie rimostranze sono raccolte da un giornalista del Mattino. La cronaca locale del giorno dopo riporta infatti questo trafiletto: “tutto liscio per i primi arrivati. Un po’ di traffico ed attraversamenti che hanno infastidito i podisti sulla coda della gara”.
Mio nonno paterno era napoletano. Amo Napoli, ma dopo l’Inferno del tunnel, un’altra maratona a Napoli mai più.



