Per risparmiare le forze cerco di correre sempre più vicino alle onde dove
la sabbia è più dura, ma incrociando altri podisti non sempre è possibile;
qualche volta vado verso la sabbia mossa, altre mi avvicino pericolosamente
all’acqua ed un paio di volte vengo “colpito ed affondato” anzi annaffiato
dalle onde , con scarpe e calzini inzuppati.
In questo ambiente idilliaco, con rasserenante vista mare, tra le placide
onde che mi cullano, sono risvegliato alla realtà della gara da un
improvviso sibilo proveniente da dietro le spalle, una forte corrente d’aria
e due ” Flash” che mi superano e si allontanano a velocità supersonica. In
realtà sono i primi due della classe, Di Cecco e Velatta, vincitori della 50
Km. E non sarà l’unica volta che mi doppieranno.
Proseguono i passaggi sotto l’arco; 2 ore e 58 al quarto giro, 3 ore e 50
al quinto, qualche chiacchiera e battuta con gli amici lungo il percorso
sino al crono finale di 4 ore e 44 minuti.
La gara giunta alla diciottesima edizione ha dimostrato di avere raggiunto
una piena maturità, riconosciuta anche dalla IUTA che ha scelto questa
manifestazione per ospitare il proprio Campionato Nazionale di 50 Km.
La gara rispecchia la personalità del suo ideatore e factotum Francesco
Capecci; privilegia gli aspetti dell’amicizia a quelli puramente agonistici,
non si viene sulla sabbia per battere il proprio record, ma chi corre qui
una volta difficilmente non ritorna.
Elementi positivi sono la regolarità del percorso con rilevazione del chip
ai giri di boa, la sicurezza sul percorso, sulla sabbia nessun traffico
veicolare, ristori ogni 3,5 km, cordialità dello staff, il pacco gara con
un bel giaccone e soprattutto la medaglia, che se da un punto di vista
estetico è nella norma, però è davvero notevole per la dedica che ricorda il
grande uomo di sport Alberto Capecci, padre di Francesco.
Per concludere voglio riportare uno scambio di battute con Antonio Leopardi
mentre stava attraversando il ruscelletto.” Guarda qui, chi l’avrebbe mai
detto che avremmo camminato sulle acque?”. In realtà il vero miracolo non lo
abbiamo fatto noi podisti correndo sulle acque, ma Francesco Capecci che per
diciotto edizioni, aiutato solo dai famigliari e pochi amici, con la sua
creatura ha portato emozioni ed amicizia a tutti noi podisti e allora
“Grazie Francesco e lunga vita alla Maratona sulla Sabbia”











