MARATONA SULLA SABBIA – SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP)

Quegli odiosi granellini di sabbia che, nella stagione fredda, soffiati dal maestrale, ti accecano e ti percuotono il viso e le gambe, nelle magiche mani di Francesco si trasformano in sabbia aurifera. Oltre 200, domenica mattina, giorno dedicato al riposo ed al Signore, facevano ressa sul Lungomare delle Palme, entusiasti di sborsare 23 Euro per stroncarsi gli arti inferiori e sovraccaricare il cuore. All’ingresso, a distribuire i pettorali, come specchio per le allodole, c’erano gli occhi ammalianti di Valentina. Ma appena entrati nell’arena, la dolcezza svaniva e bisognava fare i conti, per ben cinque volte, col gigantesco giudice di gara posto al giro di boa, che lanciava truci occhiate a chi accennava a rubare un solo centimetro del percorso.

Grande imprenditore è colui che sa delegare: gli altri lavorano e lui si arricchisce. Il sig. Capecci, pronunciate due parole prima della partenza, tanto per sottolineare chi fosse il capo, s’è unito alla massa ed, allenato com’era sulla sabbia casalinga, ha corso la più bella gara della sua carriera, mentre gli altri faticavano a reggersi in equilibrio.

I collaboratori si sono dimostrati all’altezza. Del resto, il più grave problema che angustia gli organizzatori, quello del traffico automobilistico, l’aveva risolto “a priori”, buttando i maratoneti a mare, e facendo circolare tranquillamente le macchine per le strade cittadine.

Francesco Capecci è il tipo che parla chiaro, e non si lascia intimidire dalle grandi maratone. Prende carta, penna e si mette contro Carpi e Dorando Pietri, Maranello e Ferrari: “Ho pagato 25 Euro e non ho avuto il pacco gara!”. La risposta della Maratona d’Italia è il solito piagnisteo: “I tempi sono duri, le spese molte, i soldi pochi!”. Ed Orlando Pizzolato, difensore delle grandi maratone, aggiunge: “Ti sei chiesto perché non s’è fatta la Maratona di Ostia?”, dandosi la zappa sui piedi!

Nessuno mette in dubbio che la Maratona d’Italia sia una grande gara, e che a Carpi lavorino sodo. Ho visto il sig. Barbolini sempre in tuta sul percorso, operaio fra gli operai; mai in giacca e cravatta, sul palco, fra le autorità, a raccogliere onori. Nel 2002, alla Maratona di Londra, la sig.ra Barbolini faceva la commessa (absit iniuria verbis) al suo stand. Né ho difficoltà ad ammettere che, al di là delle Alpi, i prezzi siano ben più salati. Tuttavia, è risaputo che il pacco-gara contiene prodotti che l’organizzazione riceve gratis dagli sponsor, e non risulta corretto venderli ai maratoneti attraverso il trucco della quota maggiorata d’iscrizione, costringendoli, spesso, ad acquistare veri e propri avanzi di magazzino. E’ documentato, inoltre, che Carpi ha raddoppiato, quest’anno, il numero degli iscritti, e quindi gli incassi. Non si venga a dire, però, essersi raddoppiate anche le spese! Si possono mandare in cielo elicotteri, offrire ingaggi favolosi ecc., ma non a spese degli amatori. Ed era questo il senso della lettera inviata da Capecci a Correre (Gennaio, pag.230): Carpi non riserva più agli amatori la generosità di un tempo!

Al vincitore di New York faccio presente che per una maratona che chiude, dieci ne aprono, come la sua rivista informa. La “Societa’ Corsa Italia” è l’unica azienda che non presenta conti disastrosi. Ecco come si esprime l’Editoriale della Maxiclassifica 2008 (pag. 4-5) a firma congiunta di Orlando Pizzolato e Daniele Menarini: “Quest’anno ha fatturato 33.290 maratoneti, capaci di realizzare 54.506 prestazioni. E con il linguaggio della finanza potremmo proseguire, ricordando con orgoglio che il fatturato è in crescita sia dal punto vista delle “teste” (erano 32.040 nel 2007, un bel +3,9%) sia dal punto di vista dei tempi (52.759 nella stagione precedente, +3,3%)”. E via con lodi, esplosioni, Big Bang, trail, ultra, corse brevi ecc… Insomma, per i due autori, l’Azienda Maratona presenta una pagella con voti da secchioni!

Ed anche la Maratona sulla Sabbia merita un voto di affidabilità da tripla A. La sig.ra Tamburini era entusiasta della cena a base di pesce servita il sabato sera: “Cucinato così bene che meglio io non avrei saputo fare”. Parla una romagnola di Rimini, non dell’entroterra!

Nella quota d’iscrizione era inclusa l’elioterapia, il bagno di mare e la psammatoterapia (= sabbiature) per la cura delle malattie della pelle, reumatiche, allergiche, respiratorie, nonché dei genitali maschili e femminili (la depressione, più che economica, è demografica!). I più fantasiosi potevano immaginare di trovarsi ad una nostrana Marathon des Sables, o ad una economica vacanza ai tropici.

Eppure, il candidato all’onorificenza di Cavaliere del Lavoro un errore l’ha commesso: giuocando in casa, mi ha dato un distacco di oltre sei minuti. Lo pagherà amaramente sui campi neutri delle prossime maratone.

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