MARATONINA “CITTA’ DI BARLETTA 6^ PROVINCIA PUGLIESE”

Roberto Annoscia si meraviglia che non abbia con me il libro di storia. Con il colpo d’occhio che offre la moltitudine degli atleti, con la frenesia di vita che pervade l’atmosfera e con i colori di Corso Vittorio Emanuele si vuole che io sia tanto secchione da darmi alla lettura? Del resto, anche oggi la cultura è degnamente rappresentata per essere il teatro Curci, dirimpettaio del Municipio, aperto ai visitatori e la Galleria adiacente esporre una mostra di pittori locali. Vito Porcelli ha gli occhi languidi dell’innamorato, e soavemente mi confida: “Mia moglie è in grande forma, farà una bella figura”. Il dottor Pietro Colangelo ha messo da parte gli abiti seriosi del professionista, e con le scarpette vuole sperimentare di persona le miracolose ricette che dispensa a chi vuole migliorare le prestazioni. E’ raggiante Francesco Arpa che, mentre si sfrega le mani, lo si sente mormorare: “Una mezza maratona ai primi di ottobre è una buona preparazione per la Barimaratona che si corre a novembre; buona parte di questo quasi migliaio di atleti verrà a ingrossare le file della mia gara!”.

I più felici di tutti sono gli atleti, che con soli sette euro ammasseranno nel frigorifero riserve per due-tre giorni: con una mano reggono una pesante busta con ben undici prodotti tipici locali, con l’altra un cestino di uva da tavola ed una vaschetta contenente latticini; essendo sprovvisti di un terzo arto prensile, s’è pensato di elargire un altra busta dopo l’arrivo, per recuperare le calorie che si perdono in due-tre maratone.

Alle ore 9 parte la “Maratonina Città di Barletta 6^ Provincia Pugliese”, organizzata da A. S. Disfida di Barletta che, con a capo il presidente, Giuseppe Tupputi, suo cuore pulsante, ha messo la passione, mentre l’Amministrazione Comunale e gli sponsor hanno fornito i soldi (sempre pochi!). Si affrontano per “la gran vittoria” toscani, umbri, marchigiani, laziali, abruzzesi, campani, calabresi e pugliesi: una sfida nella Città della Disfida.

Ricoperto il petto con gilet rosso vivo Mizuno attraversato da bande catarifrangenti offerto dall’organizzazione, ho preso posto sull’autovettura dei cronometristi, un punto d’osservazione divenuto per me abituale. Dopo cento metri, la carovana multicolore sfila sotto il volto bonario del gigantesco Eraclio, nume tutelare della città: statua in bronzo alta 5,12 m. raffigurante un imperatore romano d’oriente. Di lui si racconta che, durante l’assedio posto dai Francesi, si facesse trovare piangente fuori le mura. Gli assedianti gli chiesero il perché: “Mi hanno cacciato” – rispose – “perché sono il più piccolo della città!”. Il nemico, atterrito per aver sfidato una città di giganti, se la svignò. Nelle strette strade del centro storico, la fila si assottiglia, si allunga e disegna sinuose linee irregolari. Si passa fra il Castello Svevo e l’abside della Cattedrale romanica, fra il monumento alla Disfida e la Cantina della Disfida, abbandonando dopo 2 Km. il borgo antico per prendere la via del mare.

La strada ora è larga, rettilinea e a due passi dall’ Adriatico. La pioggia ed il vento di ieri, purificata l’atmosfera ed allontanate le nubi, hanno reso oggi il cielo purissimo, permettendo di godere d’un ultimo strascico d’estate. Il Promontorio del Gargano, che delimita a nord il Golfo di Manfredonia, sembra così vicino da potersi toccare con le mani, ed anche l’andamento della gara appare ben delineato: è condotta da Vito Sardella, vincitore della passata edizione, alle cui spalle s’è appostato Domenico Ricatti, beniamino locale. Il sole, che splende nel cielo azzurro, disegna sul terreno l’ombra del longilineo battistrada, ed è su di essa che s’è collocato il secondo, deciso a non mollarla; staccato di una cinquantina di metri è Pasquale Roberto Rutigliano, fresco campione pugliese di maratonina; segue il vuoto, quindi la massa dei concorrenti, che annovera gente di tutto rispetto.

Procede con ampie falcate, Vito Sardella, nel tentativo di scrollarsi di dosso colui che sembra essersi appollaiato sulle sue spalle. Domenico Ricatti non cede neppure di un centimetro e sembra riuscirvi con estrema facilità, tanto che al 10 Km. si permette di scherzare con i volontari addetti allo spugnaggio, quasi a voler minare il morale di chi fa l’andatura.

Si lascia il mare e si devia verso l’entroterra. Sulla Murgia settentrionale, ben visibile si staglia la collinetta di Canne, ove Annibale, con una perfetta manovra a tenaglia, sconfisse i Romani: permise che avanzassero profondamente nel centro del suo schieramento, e con le ali e la cavalleria li accerchiò. E’ tutto chiaro; anche Domenico Ricatti ha una precisa strategia, limpida e lineare come quella del condottiero cartaginese: stargli appiccicato come un fratello siamese, fargli sentire sul collo l’acre odore del suo alito, attaccarlo al momento giusto e staccarlo con decisione.

Si rivede il mare. Il percorso, interamente pianeggiante, non presenta difficoltà tecniche che possano provocare la selezione, i chilometri scorrono veloci senza che nulla muti alla testa della gara. L’azione di Vito Sardella diventa meno fluida, tanto che il terzo, Pasquale Roberto Rutigliano, si avvicina pericolosamente. Ormai i giochi sono fatti, e la gara si avvia verso la soluzione finale. Agli ultimi 600 m., come freccia scoccata da arco per troppo tempo teso, Domenico Ricatti scatta in modo irresistibile, senza che Vito Sardella accenni ad una benché minima reazione, e va a vincere concedendosi il lusso di compiere meandri a braccia spiegate a mò di aeroplano, fra il tripudio dei suoi concittadini, in 1:05:48. Secondo Vito Sardella 1:05:56; terzo Pasquale Roberto Rutigliano 1:06:15; quarto, Vincenzo Trentadue 1:10:52.

Fra le donne, trionfa Anna Carra in 1:28:14, 2a Emma Delfine 1:30:07, 3a Valentina Marzano 1:30:35.

La gara è stata bella ed avvincente, tutti hanno combattuto con impegno, atleti ed organizzatori, da potersi ben dire: “Uomini valorosi furono e degni di Roma”, come riporta la colonna posta in cima alla collina di Canne a ricordo dei 50.000 soldati romani caduti.

La morale della manifestazione è la seguente: l’organizzazione è preparata a cimentarsi con la maratona. L’unico imbarazzo è la scelta del percorso: 1) si può giungere a Canne della Battaglia e chiamarla con tale nome (riproposizione dell’edizione già collaudata); 2) si può partire dalla Piazza d’Armi del Castello Svevo di Barletta e giungere a Castel del Monte (520 m.l.m.), patrimonio mondiale dell’umanità, denominandola “Dei due Castelli”; 3) si possono coinvolgere i tre maggiori centri della neonata 6° provincia con partenza dal Castello Svevo di Barletta, lambendo Castel del Monte ad Andria e arrivando al davanti della superba Cattedrale medioevale di Trani, ed appellarla poeticamente “ Per Castelli e Cattedrali” o, più realisticamente, “Dei Tre Comuni”. Ciò che fa crescere una maratona è la qualità dei servizi, non lo specchietto per le allodole, che funziona una volta sola.

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