Marco Albertini. Ultramaratoneta grazie ai miei spingitori

Successivamente ho contattato Marco per rivolgergli alcune domande interessanti per la stesura del mio libro “Ultramaratoneti e gare estreme” ed ecco le interessanti risposte alle mie domande:

Ti puoi definire ultramaratoneta?

“Si, credo che io possa definirmi un ultramaratoneta visto che, grazie ai miei spingitori, ho potuto partecipare a: 3 Pistoia-Abetone, 2 Trasimeno e 1 Passatore, finora”.

Nonostante la sua disabiltà, Marco sta dimostrando che si può partecipare a gare estreme grazie a persone che dedicano il loro tempo a fare uno sport assieme, a condividere la fatica per raggiungere un obiettivo difficile, sfidante ma raggiungibile ed in modo anche divertente ed insolito.

Cosa significa per te essere ultramaratoneta?

“Per me essere un ultramaratoneta significa avere un’opportunità unica nel suo genere, data la ‘mia condizione fisica’ ahahahah.”

Marco è davvero una persona speciale, si diverte tantissimo facendo sport e facendo fare sport estremo ad i suoi accompagnatori.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta?

“Ho iniziato a partecipare a delle maratone facendomi spingere da un gruppo conosciuto tramite amici, nel giro di 3 anni, da questo si è creata un importante associazione a Prato. Successivamente, siccome io volevo partecipare a gare di diverso tipo rispetto a quelle che organizzavano loro per le persone disabili, appunto le ultramaratone, sono uscito dall’associazione è ho continuato per conto mio con un amico che mi spinge”.

Come tutti gli ultramaratoneti, Marco non si accontenta ma piace andare oltre, non gli basta partecipare a semplici gare podistiche ma vuole di più, a Marco piace osare, a Marco piacciono le sfide e per affrontare queste sfide ha degli amici accompagnatori che lo sostengono, lo spingono, lo supportano, sono felici con lui, con il suo sport, assieme portano in giro il messaggio che con la disabilità si possono fare tante cose, le più impensabili, le più sorprendenti, le più difficili.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta?

“La motivazione principale ad essere ultramaratoneta, penso, sia il fatto che non è sicuramente qualcosa di ‘ordinario’, soprattutto considerando la mia disabilità.”

Il segreto di questa passione sta nell’andare oltre l’ordinario, nel fare qualcosa di non routinario, nel dimostrare che una persona considerata disabile non deve per forza stare ferma a casa o al lavoro ma può coltivare passioni, può svagarsi, correndo, in qualsiasi modo ed in ogni posto sia possibile ed accessibile e il mondo questo lo deve sapere e deve prepararsi ed attrezzarsi per far si che tutti con ogni modalità possano partecipare a qualsiasi competizione.

foto 2Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta?

“Bhè quello che mi spinge a continuare è il divertimento e il fatto che ogni gara è sempre diversa dalle altre”.

Marco quando gareggia è sempre sorridente, si diverte a vedere le persone che lo circondano sorprendersi della sua performance atletica assieme ai suoi spingitori, cerca le gare le più estreme, le più difficili, a Marco piace vedere altri soffrire, mentre lui viene portato in carrozza dai suoi spingitori molto aitanti e fieri di fare anche loro qualcosa di più estremo.

C’è una gara estremi che non faresti mai?

“Credo sia un esempio, la Nove Colli, per problemi logistici”.

Marco è consapevole dei suoi limiti, ma credo che se i suoi accompagnatori gli proponessero di fare anche la Nove Colli Running di 202 km, lui accetterebbe la sfida per divertirsi faticando per un tempo anche di 30 ore.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme?

“Devo dire che chiunque hanno sempre la mia decisione”.

Penso che i famigliari e gli amici di Marco, forse inizialmente siano stati un po’ scettici rispetto alla partecipazione a gare podistiche ma poi hanno scoperto una nuova vita di Marco e sono orgogliosi, e forse anche un po invidiosi, rispetto alle sue performance ed alle persone che gli dedicano tempo.

Ti va di raccontare un aneddoto?

“Ci sarebbero tanti di aneddoti da raccontare, ma credo che fare gli ultimi 600 metri della penultima Pistoia-Abetone, con la gomma bucata, non ha prezzo”.

Gli imprevisti si mettono sempre in conto ma l’importante è avere il giusto approccio e non scoraggiarsi mai, essere sempre positivi e rialzarsi da qualsiasi caduta, Marco lo farebbe ogni volta con sorriso ed allegria, inoltre immagino un rapporto stupendo con i suoi angeli spingitori.

Hai un sogno nel cassetto?

“Sinceramente no, ma non escludo di poterne avere in futuro”.

Mi aspetterei che Marco vada su qualche pianeta con la Cristoforetti, comunque credo che se gli venga proposto da organizzatori o dai suoi cari amici spingitori di fare qualcosa di estremo, non si tirerebbe mai indietro, oramai credo che si fidi ed affidi ai suoi sostenitori e sarebbe capace anche di attraversare lo stretto di Messina in qualche modo.

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