Marco Simonazzi, 203 maratone: «Una metafora della vita»

«E domenica sarò a Lecce per la prima Maratona del Barocco» annuncia. «La maratona è una metafora della vita, alterna momenti di sofferenza e altri molto piacevoli. Mi piace perché ci si ritrova, in ogni città si incontrano amici appassionati. Ormai fa parte della mia vita». Un’esperienza che non si limita alla sola gara.

«Adoro i momenti di aggregazione. Il sabato con la consegna dei pettorali e del pacco gara, la cena la sera della vigilia, il ritrovo dopo la corsa». La prima maratona a Roma, nel 1995. Tesserato per l’Atletica Bancole e per il Cad Bam, Simonazzi ha corso in questi venti anni nei luoghi più disparati del mondo. Nel 2000 a Pechino, con la partenza da piazza Tienanmen. Nel deserto del Sinai, nel 2009, tra paesaggi desolati a 1800 metri di quota. Senza contare le capitali europee e le miriadi di gare nel nostro Paese.

Tanti gli episodi curiosi. «Nel Beaujolais, in Francia, i punti di rifornimento erano all’interno di cantine e c’era pure il vino. A San Pietroburgo, invece, trovammo un’ondata di caldo record inattesa. Nemmeno i russi se l’aspettavano, nei punti di ristoro l’acqua da bere era bollente. Se penso all’Italia, mi viene in mente la gara di Gozzano, sul lago d’Orta. Vengono organizzate dieci maratone per dieci giorni consecutivi. Chi vuole può farne due al giorno, di fatto venti in dieci giorni. Io mi sono fermato a cinque». Simonazzi fa parte ed è consigliere del Club Super Marathon Italia, riservato a chi ha corso almeno cinquanta maratone/ultra. «Ho fatto i calcoli e l’anno scorso ho percorso quasi duemila chilometri solo in gara. In macchina ne ho percorsi meno. Speravo di poter disputare la mia prima maratona a New York ma non sarà così. Sarà per l’anno prossimo».

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