Mi sono arruolato nelle truppe di retroguardia (quelle da 5h e più) ed è nelle retrovie che ho combattuto la mia personale battaglia. E’ stato uno scontro veramente cruento; la vittoria ottenuta a caro prezzo; sul campo di battaglia ho dovuto lasciare parte del mio orgoglio podistico, chiudendo la gara con il mio PPP (peggiore prestazione personale).
Il nemico agguerrito ed indomabile è stato il mio fisico che ad un certo punto ha smesso di collaborare; già normalmente quando la mia testa decide di partecipare ad una maratona, lui non è che faccia salti di gioia, ma perlomeno si rassegna a fare quel che può. Ieri invece ha fatto un vero e proprio atto di insubordinazione.
Ma andiamo per ordine. Sabato pomeriggio passo a prendere Michael e partiamo per Marengo dove alloggiamo nell’hotel convenzionato a 100m dalla partenza; in autostrada una pioggia torrenziale. Andiamo a ritirare il pettorale e continua a diluviare; visitiamo il museo della battaglia. Nel parco scambiamo due chiacchiere con il mitico William Govi, presente con tutta la sua gang, che sta scrivendo il suo “diario di guerra”.
Giovanni, il responsabile della gara, lo trovi dappertutto; si sta facendo veramente in quattro per sistemare le ultime cose. Non tutto riuscirà benissimo, ma per essere la prima edizione direi che gli aspetti positivi superano di gran lunga quelli negativi. Alle 19.00 sotto una tensostruttura c’è il pasta-party con vino spillato direttamente dalle damigiane; al termine ci rechiamo a cena al ristorante dell’hotel per fare il bis di carboidrati. E continua a diluviare …
Al mattino un pallido sole allieta il ritrovo dei circa 1.300 partecipanti (600 per la maratona il resto sulla mezza).
Ci avviamo alla partenza dove le truppe del battaglione imperiale si accingono a dare il via con un colpo di cannone; le polveri devono essere un pò bagnate, il botto non arriva ma si sprigiona un gran fumo; comunque si parte.
Come sempre mi lascio prendere dall’entusiasmo e parto più forte di quanto dovrei; so già che la pagherò cara; intanto il sole comincia a picchiare; non sembra neppure una giornata d’autunno; il percorso è piatto ed attraversa paesini e fattorie in mezzo alla campagna, lungo stradine asfaltate chiuse al traffico. I primi 5 Km passano d’un fiato; dopo il bivio della mezza vengo affiancato da un altro mito delle maratone, Beppe Inox Togni che con il suo passo caracollante a gambe storte sta correndo la sua 32° maratona del 2001; continuo benino fino al 15°Km. Iniziano i primi problemi e passo la mezza in 2h 31′; a questo punto il mio fisico si ribella; ogni muscolo delle gambe, dei piedi, della schiena e di tutto il resto comincia a mandare al cervello chiari segnali di insubordinazione. Mi vengono anche conati di vomito.
Ad una curva a 180°, di quelle che Michael definisce ‘hair-pin turns’ vedo dietro di me 4 concorrenti sgranati, seguiti dall’ambulanza. Ho la netta sensazione che mi stiano raggiungendo. Nella maratona le sensazioni sono importanti e nel giro di pochi km tutti e 4 mi superano; a mia volta ho superato una signora ma faccio fatica anche a camminare. Poco prima dei 25°km supero un altro che manifesta l’intenzione di ritirarsi; sono molto tentato di seguire il suo esempio. Probabilmente sono un pò disidratato; il sole picchia (alla fine la pelata sarà tutta arrossata) e finora ho bevuto poco; l’acqua non gasata non mi piace; quanto pagherei per una lattina di Coca ghiacciata!
Al 25° chiedo una bottiglia d’acqua; me ne danno una da 2 litri; bevo a lungo; mi verso il resto in testa e continuo a camminare; la voglia di fermarmi è tanta. Sto per arrendermi ma mi sovviene una frase storica: “il ritiro non è ammesso, non si fanno prigionieri”. Siamo a Marengo; questa è una battaglia; bisogna continuare a combattere.
Non riesco ancora a riprendere la corsa; non mi volto indietro ma non sento più il sinistro e sommesso borbottio del diesel dell’ambulanza che segue la signora; inoltre quello che mi precede, pur continuando a correre non riesce a staccarmi. La bevuta, la rinfrescata ed il tratto al passo mi fanno bene; la crisi mi passa e riprendo a macinare km; in breve riprendo e supero agevolmente tre concorrenti; ho la sensazione che non mi raggiungeranno più; prima del traguardo ne supererò altri due. Al ristoro del 35° km una pimpante e prosperosa signora-massaia mi guarda negli occhi e mi dice “scommetto che lei gradisce una bella fetta di torta che ho preparato con le mie mani”; la bacerei! Continuo divorando la torta: è squisita.
D’ora in avanti la gara è tutta in discesa ed il traguardo si avvicina senza problemi; attorno al 40°km c’è un complessino che suona per noi; al mio passaggio ringiovanisco di 30 anni quando la chitarra elettrica attacca le note di “I can’t get no …”. Al mio arrivo (tempo 5h 23’ 16”) il parco di Marengo è pieno di atleti che hanno concluso la gara; mi mettono al collo la medaglia. La pàr che la pèsa nient; la ciapi in màn … ciula! A l’è de cartùn! Che delusione!
Al chiosco del parco la Coca è finita ma riesco almeno ad avere un’acqua gasata; mentre mi siedo in relax a sorseggiarla rifletto sulla mia gara. La mia coscienza mi guarda lo stomaco prominente e mormora “caro Ettore se vuoi continuare a correre sarà bene che cominci a darti una regolata a tavola”; non posso che essere d’accordo ma so che sarà dura! Telefono a MariaGrazia; è tutta gasata perchè ha cantato in Duomo a Milano con altri 500 coristi e mi dice che per stasera ha preparato osso buco coi piselli e torta di mele.
Beh! ho detto che mi sarei dato una regolata … ma si può sempre cominciare da lunedi!
Chiudo ricordando con un aneddoto il maratoneta Renato “Sergio” Narcisi, anche lui in gara a Marengo nella versione “barbudos”, che ci ha recentemente lasciato; alla Maratona del Custoza del 2003 eravamo entrambi nel gruppo che dormì nella palestra comunale; appena spente le luci uno attaccò a russare come un martello pneumatico; poco dopo si sentì una voce urlare “Ahooo! Che te sé magnato na sega eletrica? E dateje un frucco pè mannallo a svuotà la benzina che sennò ce tiene sveji tutta la note e domani ce tocca da core come sonnambuli”
Ettore Piedi-in-Battaglia Compa






