Marinella Satta si confessa

Quando corri ti concentri: a) sul gesto atletico; b) sull’immagine interna; c) sull’ambiente circostante? Sull’ambiente circostante.

L’allenamento che preferisci e perché. Vado a sensazione.

Quante volti ti alleni a settimana? Quando lavoravo, 4-5 volte a settimana. Adesso 5-6 volte.

Com’è il tuo allenamento? Corro per circa 40’-1h-1h10’.

Quanti chilometri percorri a settimana? Dai 70 agli 80 km.

Quante gare fai ogni anno? 50-60 circa. Nell’ultimo anno circa 25.

Quando ho iniziato a correre? Dal 1977.

Esegui esercizi di stretching, ginnastica, circuit training, yoga o altro e con quale frequenza? No.

Il tuo rapporto con l’allenatore. Non ho mai avuto un allenatore.

Hai un diario in cui annotare programmi, allenamenti, gare, test? Si, fin da quando ho iniziato a correre.

Il successo che più ti ha gratificato. Vincere la Stratorino nel 1992. La prima maratona terminata senza allenamento (giocavo a basket). Primo Campionato Italiano femminile di Maratona a Rieti nel 1980: terminare è stato come aver vinto. Ho finito la maratona in 3h25’, dopo essere transitata alla mezza in 1h32’ circa. La settimana dopo iniziavo il Campionato di serie C di basket. Nel 2000, a Belves (Francia) nel Campionato Europeo della 100 km, dove vinsi al prima medaglia d’argento a squadre al Campionato Europeo della 100 km. Sul traguardo mi emozionai tantissimo, poiché un immigrato italiano al mio arrivo e di tutte le mie compagne, ci accolse all’arrivo con il tricolore a terra.

Quante e quali scarpe possiedi per allenamento e gare? 5-6 paia; possibilmente le compro quando sono in offerta.

 

NUTRIZIONE E SALUTE

Come ti alimenti abitualmente? Niente in particolare: pasto normale. Quando lavoravo, nella pausa pranzo abitualmente mangiavo panini.

Assumi integratori alimentari? No.

Le tue scelte dietetiche sono suggerite dal medico, dal dietologo, da riviste, personali o altro? No.

Oltre alla tradizionale visita per certificato medico sportivo agonistico, ti sottoponi ad altri indagini come esami del sangue periodici e con quale frequenza? Esami del sangue periodici annualmente, oppure quando sto male.

In genere i corridori, specialmente quelli di lunghe distanze, incorrono nel problema dell’anemia. È anche il tuo caso o accusi altri disturbi? Mi è capitato, quando feci le prime maratone, negli anni 1981-82. Ogni tanto faccio cura di ferro. Dopo la gravidanza la mia anemia migliorò, i disturbi che accusavo erano: sonnolenza, gambe pesanti, fatica anche a camminare, gambe di legno. Dopo la menopausa non ho più fatto la cura del ferro.

In caso di problemi fisici a chi/che cosa ricorri? Al medico. Non sono molto amante dei dottori, se posso farne a meno evito.

Ti fai massaggiare abitualmente o solo in caso di infortuni? Raramente.

Avverti qualcosa d’insolito nelle fasi pre-gara? Sai gestire l’ansia? No, alle volte un po’ di ansia, quando faccio qualcosa di diverso, tipo quando ho fatto i 2000 m nel 2013, durante i World Masters Games di Torino. Ero leggermente emozionata e avevo paura di non riuscire a fare la gara e sfigurare, anche poiché non avevo mai corso le siepi, non avevo mai avuto l’opportunità di provare, però ho sempre avuto il pallino di provare. È capitata l’occasione e non me la sono lasciata scappare: divertimento puro.

02Ti sei mai sottoposta a un esame baropodometrico? A una valutazione posturale? No.

Hai mai effettuato test di valutazione? Quali e con che frequenza? Si, una volta all’Istituto di Medicina Sportiva di Torino, nel 1981: il Test di Conconi, che mi dava potenzialmente circa 16/16,5 km orari.

 

SPORT

Leggi libri e riviste di atletica leggera? Quali? Si, Correre, La Corsa, in passato Il Giornale dei Podisti, tutto quello che mi capita.

Segui trasmissioni televisive su questo sport? Si, Non solo corsa di Eugenio Bocchino di Torino.

Quale sito frequenti maggiormente? www.podisti.itwww.iutaitalia.itwww.clubsupermarathon.ithttp://statistik.d-u-v.org.

Nella tua società sportiva ci sono atleti con disabilità? No.

Non ritieni che il settore disabilità andrebbe maggiormente preso in considerazione anche nell’atletica leggera? Certo.

Lo sport che preferisci e perché. Basket (ho giocato per circa 16 anni) e atletica, praticata fin dal 1977. In gioventù praticavo tutti gli sport che mi capitavano, fatto partite di calcio, pallavolo, karate.

Un giudizio sulla tua società sportiva e i motivi della scelta. Buona: sono libera di scegliere le mie gare.

«L’importante non è vincere, ma partecipare con il massimo impegno e al limite delle proprie possibilità» (De Coubertin). Sei d’accordo oppure? Certo, se pratico ancora sport è anche per questo motivo.

I tuoi obiettivi sportivi. Partecipare e stare bene in salute, cercare di non arrivare mai ultima (non mi piace farmi aspettare). La maratona con 2 palloni, che proverò a fare il prossimo 17 aprile 2016 a Rimini. Ho cominciato gli allenamenti, sperando di potercela fare e provare a fare una gara di 10 giorni (appena capita l’occasione ci proverò).

La tua famiglia condivide la tua passione sportiva? Si e no: si sono rassegnati.

Nel tempo libero cosa c’è oltre all’atletica? Ho altre passioni tipo l’astrologia, oppure sono impegnata come Giudice Fidal. Organizzo, assieme alle podiste torinesi, manifestazioni per beneficienza, tipo 1˙000 donne x 1˙000 m (da ormai oltre 10 anni, mia fu l’idea di questa competizione). Quanto c’è qualcosa di interessante faccio la volontaria nello sport. Sono stata volontaria durante le Olimpiadi di Torino 2006, volontaria World Master Game di Torino 2013, volontari Sindone 2015. Nonostante lavorassi, prendevo i permessi o le ferie per fare volontariato.

 

ESSERE ULTRAMARATONETA

Cosa ti ha spinta a diventare “ultramaratoneta”?  Quando iniziai a correre, alla fine degli anni ‘70, allenandomi alla Pellerina, sentivo sempre parlare della mitica Torino-St.Vincent. Inoltre, c’era la mia collega Giuliana Frigero, che partecipava sempre alla 100 km e il giorno dopo la gara, arrivava al lavoro, sempre bella pimpante, quindi grande curiosità e desiderio di fare la mitica gara anche se avevo paura di affrontare la 100 km. Poi nel 1980 feci la prima maratona e pensavo sempre alla 100 km. Inoltre mi piaceva l’idea di andare a St. Vincent al casinò di corsa, visto che ogni tanto ci andavo con la macchina. Quando mi decisi di fare la 100 km, per un paio di anni non la fecero più. Poi venne ripristinata nel 1997, chiaramente non persi l’occasione di partecipare e finire in h 10.03- Felicissima di aver terminato la gara.

Qual è la gara estrema che più ti affascina e perché? Non saprei, se stai bene e sei convinta, tutto è possibile. Non ci ho mai pensato, improvviso sempre.

Il risultato ripaga sempre lo sforzo profuso in allenamento e gara? Per quello che mi sono allenata, ho ottenuto molti risultati positivi. Mi accontento, non vale la pena massacrarsi per nulla. Meglio ottenere qualcosa in meno, ma portare a termine la gara e stare bene.

Ti piace il trail running e perché? Si, amo la natura, purtroppo ultimamente soffro fare i trail, però se capita qualche trail, lo corro all’andatura mia, basta arrivare e non soffrire molto.

Per fare una 100 km quante volte occorre allenarsi a settimana per terminare la prova senza accusare malori e comunque essere in grado nel giro di pochi giorni di ritornare a correre? In base alla mia esperienza, sinceramente, non ho mai fatto lunghi oltre i 20 km, 2 -3 volte prima nel mese precedente la 100 km. Se capitava in zona una maratona, partecipavo per allenarmi. Più o meno, ho sempre fatto gli stessi allenamenti, 3-4 volte alla settimana di circa 10-12 km + gara domenicale di 10 km oppure se c’era la 21 km. Chiaramente in gara avevo una bella andatura da 3’50” a 4’ al km, finché non scoppiavo, dopo circa 5-6 km e rallentavo. Usavo la stessa tecnica ne1le gare lunghe, compresa la maratona, andavo a sensazione, quando andavo in crisi, camminavo 100-200 m e riprendevo a correre più lentamente. Chiaramente, quando andavo in crisi, soffrivo perché non ero abbastanza allenata, però terminavo la gara. Il mio allenamento principale era la gara domenicale.

In genere il corridore corre e basta e partecipa alle gare domenicali. Poi c’è chi fa dei lavori più specifici, tipo ripetute, fartlek, interval training. È importante anche inserire esercizi di tecnica di corsa, andature per l’atleta ultra? Si, se si ha il tempo. Fare tanti lunghi e lentamente, alla fine ti logorano. Arrivi il giorno della gara e sei suonato come una campana.

Conta più la mente, il fisico o il cuore nella sportiva vita di un ultramaratoneta? Innanzitutto la testa, perché se non sei convinto mentalmente, non riesci a fare neanche 1 km.

03In famiglia altri condividono la tua passione o in questo senso vivi isolata? Mio marito era un ottimo atleta da 1h07’ in maratonina e 2h29’ in maratona. Adesso non corre più, per problemi alle ginocchia. Quando ho iniziato a fare le ultra, ho rallentato molto la mia andatura, lui mi criticava sovente, dicendomi che ero una discreta maratoneta, ma da quando correvo le ultra ero diventata un bel “cadaverino”

La gara più bella: racconta. Nella mia vita da sportiva ne ho vissute tante di gare belle, a parte il fatto che mi piacevano quasi tutte. Forse una delle più belle è stata quando ho vinto la 15a edizione della Stratorino nel 1992. Ci tenevo alla Stratorino, visto che ho cominciato a correre proprio con la Stratorino e ho partecipato a tutte le edizioni. Un’altra gara emozionante è stata la prima partecipazione della nazionale della 100 km al Campionato del Mondo della 100 km a Chavagnes en Paillet (Francia). Vestire la maglia azzurra è stata una grande emozione. Per la cronaca, l’Italia si classificò 7a livello di squadra. È stato anche emozionante la 100 km di Belves (Francia) valida come Campionato Europeo della 100 km, dove la squadra femminile vinse il primo argento di ultramaratona. La cosa emozionante fu che all’arrivo di ciascun concorrente italiano, un immigrato di origini italiane, mise per terra, in prossimità del traguardo, il nostro tricolore.

 

IL MONDO ULTRA

Il calendario è sempre più fitto: tante gare, tanti atleti partecipanti. In fondo gli episodi drammatici di incidenti, infortuni, morti sono ridotti. Cosa ne pensi? Chiaramente, con la visita medica sportiva obbligatoria, ci sono molto meno incidenti. È un bene fare ogni anno la visita medica, specialmente per noi stessi. Sono molto fatalista, quando una cosa deve capitare, visita medica o no, capita.

La FIDAL tempo fa informava di un progetto per regolamentare le gare outdoor? A tuo giudizio cosa andrebbe modificato e comunque rivisto? È diventato tutto un business, meglio correre come una volta, troppi paletti. Devi iscriverti on-line, devi per forza essere tesserato per una società. Negli anni ’80, decidevi il giorno prima quale gara partecipare, potevi correre anche da libero, cosa che ora non è più possibile. Troppa burocrazia. I costi delle gare, sono lievitati parecchio.

Ogni manifestazione ha un suo Regolamento, ma non sempre viene rispettato cosa in esso contemplato; per esempio, ristori, spugnaggio, segnaletica percorso a volte lasciano alquanto a desiderare. Come operare al fine di rendere maggiormente fruibile l’evento? Ci sono molti organizzatori che praticamente fanno quello di mestiere, quindi ci vogliono guadagnare. Le spese per organizzare una buona gara sono molto elevate, se non hai un determinato numero di partecipanti o non hai sponsor, ci rimetti e non sempre l’organizzatore è in grado di fare ciò che ha scritto nel regolamento. Ci sono anche organizzatori che si improvvisano e pensano di lucrarci sopra. L’organizzatore che ha passione ama veramente la gara e lo sport in generale, farà di tutto per ottenere una bella gara

Nella maratona ci sono 12’28” di differenza tra il record maschile e quello femminile. Allungando la distanza il divario aumenta. Ma la donna possiede delle qualità di resistenza e di predisposizione alla fatica non certo inferiori all’uomo. Allora influisce in ciò il fattore che l’universo femminile si è dedicato più tardi dell’uomo oppure? Non credo, purtroppo dal punto di vista fisico le donne sono più penalizzate. Sono cresciuta con 5 fratelli tra cui 1 gemello, quindi ho parecchio la mentalità maschile, essendo la quinta nata, mi sono sempre sentita dire non fare questo, non fare quello che è da maschi, però quando mi dicevano così facevo peggio dei maschi, non mi sono mai tirata indietro in qualsiasi cosa maschile, imitavo molto i maschi, volevo essere allo stesso livello. Molte volte combattevo ad armi pari e facevo trovare duro al maschio la vittoria.

Su 100 atleti ultra, secondo te quanti assumono sostanze illecite per andare più forte?  Non lo so, io non assumo nulla, non vale la pena. Ci perdi la salute, per che cosa? Per vincere un salame in più o cose del genere? Odio anche le medicine. Le prendo solo se sono obbligata.

Non ritieni che quella degli integratori sia una moda? Credo di si e anche un’abitudine. Quando iniziai a fare sport, non si usavano gli integratori, al limite, la coca cola o l’aranciata o il tè. Qualche volta prendo gli integratori, quando li mette l’organizzatore, solo nelle gare dalla maratona in su.

Nel nostro Paese è ancora poco considerato il valore formativo dell’attività sportiva. Cosa fare per migliorare la situazione? È un vero peccato. Lo stato dovrebbe mettere in condizione di fare attività fisica a tutta la popolazione, con i parchi, i percorsi ginnici, con corsi di attività fisica con prezzi popolari. Non tutti possono permettersi il lusso di pagare fior di quattrini per la palestra. Bisogna fare appassionare fin da bambini alla pratica sportiva.

04Nel mondo dell’atletica leggera stiamo assistendo all’”onda africana”: nel settore velocità c’è un dominio di atleti giamaicani; nel mezzofondo di atleti keniani ed etiopi. Motivi: vivono in altura – la corsa è per loro possibilità di elevazione sociale ed economica – abitudine sin da piccoli a muoversi correndo o al limite camminando – migliore capacità di gestire il senso della fatica durante lo sforzo – scarsa incidenza di infortuni – ecc. Ma allora perché gli africani ancora non sono riusciti a eccellere pure  nel mondo ultra?  Quando ciò potrà realizzarsi? Perché non girano abbastanza soldi come nella maratona. Agli allenatori degli africani non conviene farli partecipare a questo tipo di gara. Potrebbe realizzarsi nel momento in cui anche la 100 km e la 24 ore diventano discipline olimpiche.

Giorgio Calcaterra lo scorso 30 maggio ha vinto per la decima volta il Passatore. Significa che è troppo forte o che la concorrenza non è all’altezza della situazione? Giorgio ha sempre amato le maratone, è un ottimo maratoneta con buoni risultati. Uno che ha sempre fatto molte maratone, sempre con il sorriso. Allungare alla 100 km è stato un gioco da ragazzi. Lo stimo molto, pur con tutti i suoi successi, mi sembra che sia sempre umile e non se la tira come tante mezze calzette che valgono nulla, però hanno il loro staff e sembrano dei grandi campioni, specie chi corre nei vari gruppi sportivi italiani.

 

LE SUE IMPRESE

«È stata dura. Sono andata bene per tutta la settimana, ma oggi ho davvero faticato. Ora vorrei riposare un po’». Queste le prime parole di Marinella Satta, prima donna sul traguardo della Torino-Roma No Stop, ultramaratona internazionale di 712 km, nel giugno 2011. «Questa, però, è stata la prova più impegnativa di sempre. Dopo centinaia di chilometri la stanchezza si fa sentire eccome. Non ho male alle gambe, ma mi bruciano i piedi: non avevo mai corso una prova così lunga».

Nel 2010, Marinella Satta è entrata nel Guinness dei Primati per aver corso una maratona intera palleggiando con un pallone da basket, in 4h28’11’’ (record mondiale assoluto, maschile e femminile).

«Il primo giorno ho corso con Paola Pari, l’altra donna in gara, poi dal secondo giorno sono passata in testa e ho trovato in Pirrung , Caporaso e Maranzina i miei nuovi compagni di viaggio. Ho dormito 3 o 4 ore al giorno. Di notte, sulle strade da Torino a Roma, sembrava quasi di correre in mezzo ai lupi». Partita da Torino alle ore 11 del 2 giugno, Marinella Satta ha chiuso la sua fatica il 9 giugno alle 14.10, dopo 171 ore di gara, a 24 ore esatte di distanza dall’arrivo sul traguardo di piazza del Popolo del primo classificato, l’emiliano Antonio Tallarita.

 

SCHEDA ATLETA
Nome: Marinella. Cognome: Satta. Data di nascita: 15/9/1957. Categoria: F55. Altezza: 1,60 m. Peso: 61 kg. Frequenza cardiaca a riposo: 56. Società: Podistica Tranese (Torino). Specialità: fondo ultramaratona. Allenatore: me stessa. Titolo di studio: diploma professionale, da 2 mesi pensionata, prima impiegata. Stato civile: coniugata con 2 figli.
Record personali
GARA TEMPO ANNO GARA TEMPO ANNO GARA TEMPO ANNO
200 m 43” 2014 5.000 m 19’40” 1990 50 km 4h11’ 1988
400 m 1’15” 1991 10.000 m 39’20” 1991 100 km 9h54’ 1999
800 m 2’36” 1987 1 h in pista 14,870 1982 24 ore 172,3 km 2001
1.500 m 5’12” 1988 21,097 1h24’ 1991 6 giorni 536 km 2013
2.000 sp 10’35” 2013 30 km 2h03’ 1991      
3.000 m 11’06” 1998 42,195 km 3h07’ 1997      

 

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