Da manuale è stata la gestione della 3^ edizione della 6 ore di San Giuseppe – Putignano da parte di Massimo Termite dell’Atletica Monopoli (BA). Incurante degli iniziali fuochi d’artificio di alcuni concorrenti, ha mantenuto un ritmo costante, veleggiando intorno alla quinta posizione nei primi due terzi di gara. Poi rapido come un gatto, con il suo gesto di corsa pulito, è sbucato dalle spalle dei battistrada, cominciando a divorare famelicamente i 1280 m del circuito. Scivolava velocissimo sull’asfalto dello spazioso Corso Umberto, un tempo occupato dalle mura cittadine; scompariva nelle tortuose vie del centro storico fra balconi fioriti, case bianche, antichi palazzi e sontuose chiese; la pavimentazione a chiancarelle giustapposte del percorso lievemente ondulato, mentre agli altri partecipanti procurava, sul finire di gara, qualche problema, per lui sembrava scorrevole come una pista d’atletica. Quando riemergeva e tornava in Corso Umberto, delimitato da architetture ottocentesche, s’imbatteva in un gigantesco carro allegorico di carnevale, concludeva il giro e ne cominciava un altro. Complessivamente è passato 59 volte al cospetto del carro per un totale di 76,496 km.
Anche l’idolo locale, Vito Intini, il suo secondo posto se l’è guadagnato negli ultimi giri. Evidentemente, abituato a correre per 24 ore persino su quello strano marchingegno chiamato tapis roulant, sul quale ha conquistato un record nazionale, 6 ore non sono state sufficienti per effettuare il completo recupero. Con il suo stile di corsa, che muove le braccia come se nuotasse nell’aria e lancia le gambe come se volesse aggredire il terreno, è passato 58 volte davanti al carro allegorico per un totale di 74,364 km.
Eccellente la prestazione di Germano Gentile, per lungo tempo in testa alla gara, che è passato 57 volte davanti al carro allegorico per un totale di 73,486 km. Al quarto posto Pietro Argentiero con 71,820 km, al quinto Cristoforo Chiapperino con 71,228 km.
Naturalmente, quando la classe è eccelsa, tattiche e consigli non fanno testo, si vince sempre. E’ il caso di Luisa Zecchino che ha vinto la gara femminile passando 54 volte davanti al carro allegorico e totalizzando 69,805 km. Al secondo posto Rita Maria Marzoli con 62,588 km, al terzo Maria Girolama Moramarco con 57,049 km, al quarto Marcella Delfine con 56,255 km, al quinto Valentina Dantile con 55,536 km.
Ma cos’è quel carro mastodontico, menzionato fino alla noia?
Il Carnevale di Putignano, forse il più antico d’Europa, nel bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, gli ha dedicato i carri allegorici. Aida, Ballo in maschera, Traviata, Rigoletto, Falstaff ecc. sono sfilati per tutta la durata della manifestazione, la più lunga del mondo, avendo inizio il 26 dicembre. Sto parlando della Fondazione del Carnevale di Putignano, evento festaiolo, non di una seriosa Fondazione culturale, tipo Alla Scala di Milano, che ha aperto la stagione lirica con un’opera di Richard Wagner. Il carro esposto riproduceva il funerale di Giuseppe Verdi, che ha vinto il primo premio. Un’aquila, dalla immensa apertura alare, occupava interamente il carro; sotto le ali, omiciattoli in verde strappavano la bandiera tricolore; dietro e al di sopra dell’aquila, Giuseppe Verdi emergeva disgustato e minaccioso dalla bara; le grandi ali rappresentavano il: “Va pensiero sull’ali dorate” del Nabucco, un inno che gli omiciattoli in verde hanno fatto proprio, scatenando l’ira del grande musicista che l’aveva composto con intendi diametralmente opposti. La cura dei dettagli, i colori, le luci, la dinamizzazione ne facevano una vera e propria opera d’arte.
182 i classificati, di cui 28 donne; 177 hanno superato la distanza della maratona. L’Amatori Putignano ancora una volta ha dimostrato, nonostante i tempi grami, la tradizionale efficienza e professionalità organizzativa. Pacco gara, premiazioni, medaglia, logistica, elettronica, speaker, ristori, pranzo, cena, pubblico, traffico cittadino, percorso nel caratteristico centro storico, tutto è stato studiato nei particolari e realizzato ad alto livello.
Praticamente assenti erano gli iscritti IUTA di altre regioni, ampiamente sostituiti da un folto gruppo di Supermaratoneti. Lo zoccolo duro era rappresentato dagli atleti locali, un lusso che la Puglia può permettersi, dato il numeroso bacino su cui può contare. Un tal fatto la dice lunga sulla fame di ultramaratone presente da queste parti. Ha soltanto bisogno di un direttore d’orchestra che lanci il “là”. Questa volta il direttore d’orchestra c’è stato e ha avuto l’idea vincente di accorpare la quota d’iscrizione della 6 ore con quella d’iscrizione alla IUTA. Circa 120 sono stati i nuovi iscritti racimolati.
C’è da dire, però, che le nuove iniziative, come ad esempio l’istituzione del Criterium Regionale con fasce Nord, Centro e Sud, sfavorendo la mobilità degli atleti, ghettizzano infelicemente le gare IUTA. E’ facile prevedere una parcellizzazione di eventi con pochi partecipanti e poca qualità, anche in Regioni che hanno un alto peso nel Consiglio Direttivo e un non adeguato numero di soci. Senza contare, poi, il problema della sovrapposizione delle manifestazioni. Certo, Enzo Caporaso avrà avuto i suoi problemi, come li hanno tutti, ma non s’è fatto nessuno scrupolo nello spostare all’ultimo momento la sua 6 ore di Torino, sovrapponendosi a quella di Putignano. E quale risultato ha conquistato una grande città come Torino e una grande regione come il Piemonte? Nonostante il martellamento pubblicitario e lo specchietto per le allodole dell’assegnazione di un punteggio di favore (del tutto illegittimo) per l’iscrizione al Campionato Mondiale della 24 ore del 2015 che si terrà a Torino, ha raccolto soltanto 82 classificati, di cui 72 hanno superato la distanza della maratona e, su un percorso asfaltato e veloce, la gara femminile è stata vinta con 57,63 km.
La IUTA sembra essere una miniera di idee, di classifiche, di premiazioni, di promoter, di troppe persone che, fino allo scorso anno, non pagavano l’iscrizione, ecc. Appare troppo in tutto. L’augurio è che anche la confusione non sia troppa.
Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)



