MAX MARATHON – CARAPELLE (FG)

Questa sua ciliegina sulla torta non è stata, né poteva essere, una maratona “max” nei numeri (circa 120 i classificati), ma tale è risultata per l’impegno, la passione ed il cuore profuso. Verso i concorrenti, pervenuti per la gran parte dal Centro-Nord a manifestargli affetto (nemo propheta in patria sua), si è dimostrato Massimo anche di fatto. E’ riuscito perfino a farsi perdonare l’acqua fredda delle docce, l’assenza di spugnaggio ed il razionamento dell’acqua potabile agli ultimi arrivati, alleviando la loro fatica con l’abbuono di 200 m. del percorso!

Di solito, fanno da coreografia alle nostre gare slogan pubblicitari di prodotti se non dannosi sicuramente inutili che promettono miracoli, in un clima da reality show. Non valori vacui hanno contagiato l’atmosfera di Carapelle, piccolo come centro agricolo del Tavoliere, ma grande nei sentimenti. Sul modesto palco, prima sono stati commemorati due atleti prematuramente scomparsi, poi il politico ha rivolto un sintetico saluto privo di promesse (accade raramente), quindi il parroco ha posto l’accento sulla corsa quale metafora della vita, infine le note dell’Inno di Mameli hanno entusiasmato gli animi. Dopo una gara conclusa sotto le cinque ore, sul palco è stato chiamato a gran voce Sergio Tampieri per essere ricoperto di meritati elogi e riconoscimenti.

Per l’occasione, Massimo Faleo ha approntato un circuito di 6 Km., piatto come un tavoliere, da ripetere sette volte. Per circa 500 m. il percorso ha interessato il tessuto cittadino, per altrettanti l’incolta campagna limitrofa animata da un intenso fervore edilizio, a prima vista sproporzionato rispetto alle esigenze abitative. I restanti chilometri sono stati corsi nell’aperta campagna fra carciofi, tendoni d’uva da tavola e qualche capannone d’industria agroalimentare, sotto uno splendido sole.

Nei pressi di una distesa di carciofi ho raggiunto Tundo e Tamburini, che hanno cercato di resistere alla mia andatura. Ci sono riusciti, sbuffando come una locomotiva a vapore, solo per 3 Km., mettendo in azione il meccanismo anaerobico, che avrebbero dovuto sapere essere utilizzabile per un breve lasso di tempo. Poi sono crollati.

Durante l’ultimo giro, ho visto comparire alle mie spalle uno gnomo con il capo ricoperto da un basco nero, il petto protetto da una maglia di lana usata dal mio bisnonno, e le parti vergognose custodite in mutandoni bianchi estesi fino alle caviglie. Sono riuscito a tenerlo a distanza fino al 40 Km., o almeno così mi ha fatto illudere di credere. Quindi mi ha raggiunto con un’agilità di gambe che contrastava con la staticità dei tubi che le nascondevano, impietosamente staccato, e poi è andato ad ingoiare tutti quelli che mi stavano davanti. Invano Morelli e Menarini imploravano di essere risparmiati, anch’essi triturati a pochi metri dal traguardo. La storia s’è ripetuta: lo stesso scherzetto me lo fece nel 1995 alla maratona di Acquaviva delle Fonti (BA), allorquando ho conosciuto per la prima volta questo strano individuo.

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