Era il 1968/69; la Iugoslavia rischiava l’invasione, fermento, mobilitazione a quel confine. Sono tornato a Cervignano: caserme chiuse, tutto diverso in una banale anonimità. Rimasto soltanto il martellante “ PRESENTE” sulle tombe dei caduti al Sacrario di Redipuglia. Ricordi.
Intanto arriviamo a Borgo Egnatia, parcheggio obbligato in ampio spiazzale e partenza della mezza maratona ad un km e mezzo. Dopo quasi mezzora di attesa, gran parte decidiamo di fare un opportuno riscaldamento sino alla partenza con borsa a tracolla. Navette insufficienti a sostenere il carico di 700 atleti. Difficoltà degli atleti per le avverse condizioni atmosferiche, partenza puntuale alle 9,30. Primi km con percorso interessante in ondulato ambiente agreste. Di colpo sorpresa fuori dal comune. Lungo mare a sinistra, onde violente a frangersi sulla bassa scogliera, con risuono fragoroso della schiuma; un profumo quasi di astice, aragosta ad invadere l’olfatto. Grosse pietre in enormi blocchi sulla sabbia a lasciare dubbiosa la mente del viandante. Dubbio dipanatosi nel volgere lo sguardo a destra, vista di una vasta distesa geometrica di linee affioranti delle stesse pietre. Forse sommità di remote fortificazioni a difesa di Peucezi, Messapi o altri popoli di età pre romana. Voglia di fermarsi, contemplare, ammirare tale unico paesaggio, natura quasi immobile al trascorrere del tempo. Ormai superato ardore agonistico, tensione di gara; a 76 anni si dimentica l’infimità dell’essere, soltanto gioia, orgoglio, piacere nel partecipare, vivere tanta bellezza, immensità. La gara continua, aumenta la fatica con l’incedere della pioggia attraversando Borgo Egnatia per intero, sempre a ridosso del cruento mare , attento a non scivolare tra le vie orlate dal basolato trucido d’acqua. Superato il km 11, cielo sempre più buio, peccato! Muretti a secco allo stato virginale, ulivi secolari, alcuni con circonferenza del tronco di oltre cinque metri, mondo fatato di masserie fortificate totalmente restaurate, trasformate in residence, aziende agrituristiche a colture intense, frammiste a macchia mediterranea. Ne abbiamo attraversate tre, penetrandovi all’interno. Ricordo il nome della prima, masseria San Domenico, portico , ampi spazi, foresterie, uscita, percorso selciato tra decine di ha di ulivi sino alla strada. La seconda masseria a bastioni, con ingresso quasi porta carraia di stile normanno. Ripercorsa altra parte di lungo mare, ai lati vasta costruzione, già uffici Dogana. Rientro tra gli oliveti, ormai in zona prossima arrivo. Bianca strada selciata con ai lati siepe di frasca, usata da mia mamma a conservazione, profumo delle olive in piccole capase, buone per pizzi, focacce, contorno di insalate durante l’inverno. Campo da golf vallonato, umani a traiettare la pallina in buca quando leggevo il pannello del 20esimo km. Sempre più acqua dal cielo, nel mentre attraverso un quasi villaggio in monoblocco con mura simili all’architettura di Mdina, già capitale maltese. Taglio di traguardo in 2 ore 30 minuti.
Invitato Orlando Pizzolano, presente sino alle premiazioni a chiusura. Prima edizione della mezza di Borgo Egnatia la cui partecipazione ha ampiamente coperto….. il costo del biglietto. Inclemenza del tempo a parte, anche perché il maratoneta in difficoltà col brutto tempo, fa meglio rimanere a casa.





