Ecco di seguito cosa ci dice Michele Belnome della sua esperienza di ultramaratoneta.
Cosa significa per te essere ultramaratoneta?
Significa fare cio’ che per gli altri è ritenuto impossibile.
Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta?
Ho cominciato con le 10 km. poi le mezze maratone. Senza alcuna pretesa ho partecipato alla “6 Ore dei Templari” che si svolge a Banzi (PZ), riuscendo a precorrere 54 km nonostante avessi a malapena nelle gambe non piu’ di 20 km.
Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta?
Il fascino, la bellezza e soprattutto “la fatica”.
Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta?
Spesso, quando sei in gara pensi: “Ma chi te lo fa fare?”, ma quando giungi al traguardo tutte le negatività svaniscono. Quindi posso dire che non smetterò.
Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta?
Non essere mai sazi. Infatti nell’anno in corso oltre alla 100 km del Gargano, già disputata, parteciperò alla 100 km del Passatore.
Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare?
Non ancora. So che devo osare di più sempre nei limiti della ragione.
Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutino a partecipare a gare estreme?
La gioia, l’ignoto, la consapevolezza che stai facendo qualcosa di unico e stupendo.
Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile?
La mia 1^ partecipazione alla 100 km del Passatore. Pioggia, vento, tuoni, temporali, 5°C di temperatura. 1°C al Passo della Colla (913 m). Tutto questo il 24 maggio 2013.
Quale è una gara estrema che ritieni non potere mai riuscire a portare a termine?
Al momento non ho idea.
C’è una gara estrema che non faresti mai?
“Mai” per me significa sconfitta.
Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?
La passione.
Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme?
Che sono un folle. Che non ha senso. Che sono un bambino.
Che significa per te partecipare ad una gara estrema?
Significa conoscermi sempre di più.
Ti va di raccontare un aneddoto?
Aver invertito la calzata delle calze a compressione proprio in occasione della mia prima partecipazione alla 100 km del Passatore.
Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?
Sicurezza nell’affrontare la vita quotidiana. Aggredire le situazioni negative.
Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa?
Sicuramente in positivo.
Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti?
Mi piace guardare a quello che c’è adesso con prospettiva al futuro, perchè il passato non lo puoi cambiare o lo accetti oppure no (ma si vive male).
Usi farmaci, integratori? Per quale motivo?
Assolutamente no. Voglio che ciò che riesco ad ottenere a livello sportivo sia il risultato della mia fatica. Ti cito una frase del coach Maurizio Riccitelli, responsabile tecnico della nazionale italiana 100 km, con cui ho l’onore di condividere l’amicizia: “La fatica pulita non è mai fine a se stessa e la follia non è imprudenza ma coraggio di osare!”
E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva?
Sì, tante volte, ma per me è soprattutto gioia e spensieratezza.
Hai un sogno nel cassetto?
Correre, correre, correre. Fino a quando il fisico potrà consentirmelo.


