Midnight Sun Marathon – Tromso (Norway), 20-21/06/2015

Ogni gara è un capitolo a parte, la maratona del Sole di Mezzanotte sembra addirittura appartenere ad un altro mondo. Fin che lo senti raccontare cerchi di immaginare, ti sforzi di crederci, ma uno scetticismo di fondo resta. Il sole di mezzanotte esiste davvero, così come esiste quello delle due, delle quattro e così via: è proprio vero, non tramonta mai!

foto 2Nella città di Tromso, posta a più di 70° di latitudine Nord, ben al di sopra del Circolo Polare Artico, ciò che accade non è come ce lo aspettiamo, anzi sembra addirittura essere contro natura, e ci sorge il dubbio che possa essere persino diverso da come appare.

La data della maratona coincide con la notte del Solstizio d’estate, quale migliore occasione per celebrare l’inizio di una stagione speciale, in cui il giorno e la notte hanno lo stesso aspetto e risulta difficile identificare l’uno e l’altra e stabilire il momento in cui una subentri all’altro. Il sole in questo periodo si muove, contro il nostro credo ed ogni luogo comune, da Nord verso Sud, per poi risalire, senza tramontare né toccare la linea dell’orizzonte, come per effetto di un magico rimbalzo a mezz’aria. Questo fenomeno quasi sovrannaturale, che genera una strana e meravigliosa atmosfera, caratterizzata da ore notturne capaci di regalarci luci e colori dorati suggestivi ancor più del giorno (simili alle luminarie natalizie), induce in noi un inusuale stato di calma che ci coglie impreparati, specie se abitiamo in città e siamo abituati a convivere con lo stress, pressoché convinti che questa condizione sia la normalità. Parimenti, si ha la sensazione di essere stati catapultati in una dimensione che non si addice a nessun fuso orario, sembra quasi di perdere la cognizione del tempo, si crea in noi uno stato di confusione, di stordimento.

La spettacolare isola di Tromso, Tromsøya, ci appare come un piccolo paradiso, in cui spiccano tante contraddizioni: la chiara notte d’estate non conosce luna, stelle o lampioni; si assiste altresì ad un paesaggio caratterizzato dalla coesistenza di due ambienti opposti ed all’apparenza contrastanti, il mare e la montagna. Questo è il motivo per cui il percorso di gara, che si attendeva piatto in quanto nei pressi di un fiordo, risulta invece mosso ed impegnativo.

foto 3La prima parte di gara è un po’ più dura, ma anche più coinvolgente e panoramicamente più spettacolare. Poco dopo la partenza, situata nel centro città, si affronta il Tromsøbrua, uno dei due ponti “ondulati” che collega l’isola alla terraferma ed il suo attraversamento mette a dura prova, benché per forza di cose si sia ancora freschi e riposati. Dinnanzi a noi si erge la fredda Cattedrale Artica, simbolo di Tromso, ed alle sue spalle s’innalza il monte sacro Storsteinen, raggiunto dalla funivia, sulla cui cima di 420 metri di quota ci si può beare di una panoramica vista sulla città e sul fiordo. Si affrontano ancora alcune rampette, per poi procedere sulla strada arretrata rispetto a quella che costeggia il mare, dove si cerca di recuperare la fatica compiuta e le consumate energie, correndo al fianco di splendide ed ordinate casette in legno, autentici gioielli, probabile refuso di una favola, testimonianza di un’educazione nordica attenta a non deturpare le bellezze della natura. Ai bordi, una quantità di pubblico di adulti e di bambini incita i maratoneti intonando incessantemente e con vigore la cantilena: “HEYA! HEYA! HEYA!…”. Dopo il primo giro di boa si effettua, all’inverso, lo stesso percorso, accompagnato da ugual panorama e da massiccia presenza di pubblico, e ci si dirige nuovamente verso il centro.

Foto 4Si passa poi alla seconda metà della gara, che si svolge nella direzione opposta alla precedente e ci spinge fuori città fino a raggiungere l’aeroporto, sito in una zona meno frequentata e più incontaminata, non lontana dai fitti boschi di betulle, la cosiddetta taiga, in cui si celano folti branchi di renne; la presenza di gente e di tifo, però, non manca anche in questa parte di percorso. Dopo un ulteriore giro di boa, che riporta definitivamente verso il centro città, in volta del traguardo, si costeggia la sponda del fiordo che rimane sulla nostra destra, che ha tutta la parvenza di un lago di montagna; ancora una volta siamo ingannati dalle cime innevate che, riflettendosi sullo specchio d’acqua e confondendosi con le nubi, creano dorati riflessi. Il volo basso dei gabbiani ed il loro stridio, simile ad un ulteriore incitamento rivolto ai maratoneti più stanchi, così come il profumo delle alghe spiaggiate, ci riporta nuovamente alla realtà ed alla consapevolezza che trattasi di un tratto circoscritto di mare.

Grazie alle due inversioni di marcia ai poli estremi del percorso, si incrociano per ben quattro volte i maratoneti che procedono in direzione opposta, con l’opportunità di incitare gli altri italiani, primi tra tutti in quanto a numero, riconoscibili poiché esibiscono con orgoglio i colori nazionali.

foto 5Infine si arriva in centro, dove ci aspetta un arrivo gremito di folla e di applausi, nonostante l’ora ormai notturna (che però non si avverte); il forte calore umano ci invoglia a terminare la gara con un allungo finale, in cui ci liberiamo di ogni residuo di energia ancora presente nel nostro corpo, inattesa e offuscata dalla stanchezza.

Tagliare il traguardo tra il clamore generale ed un battimani continuo è prevedibilmente una grande emozione; dopo la gara, ancora una volta rimaniamo fuorviati ed ammaliati dal chiarore della notte, travestita da pomeriggio, che ci persuade a rimandare il momento di ritirarsi in hotel, per proseguire invece la nottata in uno dei frequentati pub, brindando per la fatica conclusa con una pinta di spumeggiante Mack,la birra di Tromso.

La vita notturna che alimenta la città sembra avvertirci che stiamo attraversando una terra in cui non c’è tempo per fermarsi o per riposarsi, perché ora è il momento di stare svegli, con l’esplicita intenzione di recuperare i giorni persi durante il lungo e buio periodo invernale. Non è facile per noi adattarsi a questi ritmi e scambiare il giorno per la notte e viceversa.

A completamento della maratona le gare minori, prima fra tutte la colorata corsa dei bambini, mascherati con costumi carnevaleschi, la più veloce 10 km ed infine la mezza maratona, i cui partecipanti si mescolano e si confondono nella seconda parte del percorso con i maratoneti, simulando una maggiore partecipazione e determinando solidarietà tra atleti non avversari.

foto 6Un’altra trovata geniale, nell’intento di rendere la gara psicologicamente meno dura, è quella di segnalare i passaggi chilometrici a mezzo di cartelli che eseguono uno pseudo conto alla rovescia, cioè indicano quanto manca ad arrivare al traguardo e ci evitano di fare noiosi calcoli mentali.

Il tempo atmosferico, grazie anche all’azione della corrente del Golfo, che raggiunge la Norvegia, è clemente e le temperature sufficientemente alte; si avverte un leggero ma tagliente vento contrario unicamente nel tratto successivo al primo giro di boa, per fortuna del tutto sopportabile.

La maratona di Tromso è ovviamente un ottimo pretesto per visitare gli sconfinati e desertici spazi aperti della Lapponia Norvegese, la famosa tundra. Quello che colpisce maggiormente è la nudità del territorio situato immediatamente dietro la spiaggetta, più simile alle zone alpine a quota 3000 metri, che non a quelle poste al livello del mare. Questa terra incontaminata ai limiti della desolazione è dominio dei pastori Sami, dei loro sparuti accampamenti e delle loro renne. Suggestivi anche i piccoli e coloratissimi villaggiche sorgono in prossimità della riva, abitati da gruppi di pescatori, dediti alla cattura ed alla conservazione di salmoni, merluzzi, granceole edaltre specialità ittiche di cui il mare di Norvegia è ricchissimo.

Tappa d’obbligo è Capo Nord, punta estrema d’Europa, da sempre luogo di conquista di viaggiatori ed ora di motociclisti, ciclisti, turisti e visitatori d’ogni sorta, in grado di regalarci un panorama mozzafiato ed una vista a perdita d’occhio finalmente sul mare aperto, che appaga chi lo raggiunge e ripaga del viaggio e di ogni difficoltà.

A completamento del tour della Norvegia, è bene ricavarsi del tempo per una fugace passeggiata tra le strade della capitale, Oslo, tra imponenti palazzi dall’architettura solida ed elegante, in mezzo ai quali si respira un’aria tipicamente nordica ed aristocratica, riproponendosi di ritornarci in altro momento per poterla visitarecon maggior dedizione.

Ancora una volta il connubio sport, turismo e cultura vince per interesse e curiosità e ci trascina, è proprio il caso di dirlo, fino in capo al mondo!

Clicca qui per le foto (Paola Gueli e Roberto Trinelli)

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