Semmai, gli eccessi sono venuti dalla mezza maratona (1.485 arrivati, che hanno interferito con noi negli ultimi 14 km): specialmente ad opera di partecipanti tedeschi imperversavano bevute, foto, canti e musiche davanti ai ristori, che in un paio d’occasioni ho saltato per non farmi largo a spintoni e male parole teutoniche.
Ristori, come già scritto e descritto dal Capo, numerosissimi e ben forniti, anche se solo dal km 36 in poi ho azzardato esperienze vinicole e un cibo solido di carne. Tanto, ormai l’ottimo Aligi Vandelli mi aveva superato e sapevo che il sorpasso era inesorabile, di fronte al terzo della categoria M 70.
Il percorso mi ha fatto venire in mente le ecomaratone del Chianti o del Barbaresco di Alba: almeno metà su sterrato (anche fangoso), salite e discese tra i vigneti, passaggi da borghi in festa, appollaiati in cima a dolci colline (Wangen è uno dei più belli, con in più lo spettacolo dei campi dai diversi colori che ammiri nella discesa, verso il km 30). Distanza accertata dal Gps, 42,200, cioè la misurazione più precisa forse della mia carriera; dislivello, 340 metri in su e in giù, con punte massime di 29 metri a km, intorno ai km 20 e 30.
Nulla da eccepire sul viaggio, ottimamente gestito dal Presidente, che ha solo dovuto abbozzare di fronte alla richiesta dell’autista di fare una sosta regolamentare ogni 3 ore di guida. Sarà senz’altro legale, ma è la prima volta che mi capita in decenni di viaggi in bus podistici, anche verso Austria, Ungheria, Croazia e Germania. Cosicché ci siamo mangiati qualche possibilità turistica, e il povero Simonazzi ha dovuto constatare che al rientro a Milano tutti i treni per Mantova erano partiti: per fortuna il buon cuore del dottor Scarpa ha accettato una sostanziosa deviazione sulla strada per Firenze. E Paolo Gino non è potuto andare a votare … (bè tanto, come diceva Manzoni “col nuovo signore rimane l’antico – l’un popolo e l’altro sul collo vi sta).
Il Presidente aveva avuto il suo daffare anche per i certificati medici: a questi franco-tedeschi non è bastato il nostro certificato della Medicina sportiva, con la scusa che era scritto in italiano (come se l’italiano non fosse una lingua ufficiale della UE); hanno preteso che il nostro medico di base compilasse un certificato su un loro modulo in francese, senza capire che il medico di base rilascia certificati validi solo per le non competitive. In alternativa, traduzione “giurata” della prof abilitata Laura Failli in inglese: strano, specie adesso che dopo il Brexit la lingua inglese non è più la lingua ufficiale di nessuno stato della UE! (o vogliamo ammettere di essere sudditi americani?).
In ogni caso, gli ordini d’arrivo gratificano la nostra comitiva di 14 classificati in maratona e una (Daniela G., ex gloriosa supermaratoneta con 10 Passatori all’attivo) nella 10 km; col sesto posto assoluto in 3.01 di Paolo Tosetti, 36enne da Montese (Modena); e il 14esimo del campione di ultramaratona Marco Bonfiglio, da Abbiategrasso (3.08), imbarcatosi sul pullman come uno qualunque (io ho capito chi era solo dopo visto l’ordine d’arrivo, e ho pensato a Govi che invece sui pullman faceva proiettare i video delle sue maratone…), ma che tra l’altro sette mesi fa ha vinto la Atene-Sparta-Atene di 490 km in 78 ore, e vanta al suo attivo trionfi nella Nove Colli e nella 100 miglia di Berlino.
Dietro le due punte di diamante, in ordine di cronometro appaiono Aligi Vandelli (4.32), Franco Scarpa (4.43), il sottoscritto (4.48: bè, 8 minuti meno di Cervia, che era indubbiamente più facile), Andrea Biazzi (5.03), Wilma Rapetti (5.19), Vito Piero Ancora e Francesco Zanellati (quasi appaiati intorno ai 5.37), Marina Mocellin (5.41), Andrea Biagini (5.52), il Presidente e Laura in 6.11, Simonazzi in 6.13, ma tutti accolti sotto l’ombrello protettivo del tempo massimo.
Dopo la corsa, l’abbondante pasta party compreso nel prezzo avrebbe dato finalmente la stura (reale e metaforica) alle nostre brame enoiche, ma a parte l’aprire la bottiglia vinta in premio, ci era contingentato un solo bicchiere di vino, in alternativa a un’altra bevanda. Ogni lasciata è persa.
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Il menu “delizioso” dei Supermaratoneti, con la “Créme brulée aux fruits” come chicca filnale [NdR].



Aligi Vandelli appare rassegnato. Marco Simonazzi e gli altri SuperMaratoneti compagni di viaggio sono stati più lesti di lui e hanno tracannato tutto il buon vino alsaziano compreso nel prezzo. Il bicchiere desolatamente vuoto denuncia che per Aligi non è rimasto più nulla [NdR]

Decimo chilometro



