le notti in baita a barbelare
i vecchi scarponi di cuoio da passarci sopra il grasso
il riscaldamento … a genepì
le tirate di “caffè corretto” della grolla dell’amicizia
le marmotte dall’altra parte del torrente Savara che si e ci svegliano prima dell’alba
i viveri nella grotta ghiacciaia naturale
il temporale nel bel mezzo dell’escursione coi ragazzini spaventati
lavarsi la faccia in meno di 3 secondi con l’acqua al gelo
la tenda del Don in posizione sopraelevata per “dominare” il campo
le tavolate coi ragazzi a base di pastasciutta e … basta
le serate al bar del camping di Pont ed il ritorno a piedi con le torce
le tasche sempre vuote ed il cuore sempre pieno
le notti al Vittorio Emanuele II e la guida che prima dell’alba ci guida sul ghiacciaio coi ramponi e ci porta in cima al Gran Paradiso
stambecchi e camosci sulla traversata verso il rifugio Chabod
le ragazze “rimorchiate” in alta quota
i laghetti del Nivolet
le “spedizioni” a Degioz per la spesa
la polenta e salsiccia del Ferdi
il mitico Fiat 242 “trasportatutto” del Tonino
le amicizie che “tranquillo, siam qui noi”
Son passati più di 40 anni e non ci sono più tornato; le mappe di Google mi dicono che le nostre baite sono ancora in piedi; che dall’altra parte della strada hanno fatto un grande parcheggio ed un Parco Avventura ed allora pensi “Ma come sono cambiati i tempi! Allora non avevamo bisogno di nessun parco per vivere le nostre indimenticabili avventure!”
Ettore “montagnard” Compa



