L’avevo corsa nel 2014, un’edizione zero con peculiarità di “maratona montana”, tante salite dure in strade asfaltate e discese anche su sterrato ma sempre facilmente corribili. Un tracciato adatto alle mie caratteristiche con un tempo finale alto, ero fuori forma, di 7:45.
Quest’anno il percorso è cambiato, fino al 36esimo solo i primi 17 km sono facili, asfalto ma anche sentieri nella boscaglia con terreno soffice e privo di difficoltà. Dopo il 17esimo iniziano le discese trail a me indigeste. Per non rischiare di cadere, sono costretto a camminare osservando senza distrarmi le asperità del terreno, le radici sporgenti e i sassi insidiosi. Transito alla mezza in meno di tre ore, poi le gambe iniziano ad essere stanche e rallento. Una vistosa cicatrice sulla spalla sinistra, ricordo di una profonda ferita che mi sono procurato un anno fa all’Ecomaratona del Chianti, mi induce alla prudenza. In situazioni simili, troppe volte sono inciampato e soltanto per pura fortuna non mi sono fatto veramente male. Cammino quindi in tutte le discese trail, controllando spesso il cronometro per il timore di sforare il tempo limite consentito. Ciononostante, incredibile ma vero, giungo all’arrivo in 6:50 insieme a Rosetta Lettieri che mi raggiunge negli ultimi chilometri facili del percorso.
Al 14^ km, il bivio maledetto che ha fatto tanto discutere e Fabio Marri ha descritto nel suo resoconto. Confortato da Luciano Bigi fermo al bivio in attesa della consorte, devio a sinistra seguendo alcune frecce direzionali. La via sembra quella giusta in quanto, dopo circa 250 metri di salita, imbocco uno sterrato con fettucce bianche e rosse penzolanti dagli alberi. Improvvisamente da una curva sbucano una 50ina di maratoneti che tornano indietro correndo nella direzione opposta. Ci siamo tutti sbagliati, le frecce direzionali non erano dell’organizzazione e le fettucce sono lì dimenticate da chissà quanto tempo, forse relative ad una corsa precedente.
Perdo circa 500 metri fra andata e ritorno, gli altri 50 di più. Qualche toprunner sostiene di aver corso per 3 km prima di rendersi conto dell’errore. Lenta in pianura ma schioppettante quando la corsa si fa dura, perde qualcosa in meno Marina Mocellin in quel momento ancora alle mie spalle (mi supererà velocissima nella prima discesa trail rifilandomi 40 minuti all’arrivo). Dopo il ricongiungimento, mi ritrovo a gareggiare spalla a spalla con Giorgio Salimbene, Hartmann Stampfer e Fabio Marri, amici maratoneti che non sono miei abituali competitori. Senza più velleità agonistiche, alcuni pensano di ritirarsi, altri vorrebbero crocifiggere Gianfranco Gozzi per non aver messo chiare indicazioni in corrispondenza del bivio maledetto.
In questi casi la scusa dell’organizzazione è sempre la seguente: “sabato pomeriggio le indicazioni c’erano, ma domenica mattina cacciatori cattivi le hanno tolte per dispetto”. Durante la rimanente parte del percorso anche i più incavolati hanno il tempo per sbollire la loro rabbia. All’arrivo tutti fingeranno di credere alla storia dei cacciatori per spegnere ogni polemica.
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