100 km delle Alpi 2024, ovvero il ritorno al percorso originale da Torino a Saint Vincent con la temibile salita finale di 5 km chiamata Montjovet che porta al traguardo finale. Per anni son stato attraversato dal dubbio se rimetterla o no. Mia mamma che era di Chatillon la considerava una vera dannazione perché ai tempi non c’era il comodo tunnel autostradale e alla prima neve questa strada si bloccava e tutto arrivava per ferrovia.
I racconti dei runners che l’avevano affrontata dal 2009 al 2016 la raccontavano come un’orca assassina che inghiottiva i malcapitati e li risputava in letti d’ospedale, e i sopravvissuti tra auto pirata e kamikaze notturni raccontavano all’arrivo che non l’avrebbero mai più fatta. I sopralluoghi notturni in questi ultimi mesi a dire il vero non erano incoraggianti.
Ma tutta la fase finale della corsa si è svolta con ordine e molta responsabilità da parte dei partecipanti, che hanno tenuto rispettosamente la sinistra contromano come da codice della strada, indossato i giubbotti catarifrangenti e le luci frontali.
Come organizzatori abbiamo continuamente pattugliato la strada, affisso una cinquantina di frecce indicatrici tutte sulla sinistra, e una decina di cartelli che avvisavano gli automobilisti di rallentare per la presenza pedoni. La pioggia no ha aiutato ma l’adrenalina di arrivare lassù ha fatto volare tutti verso il tragurdo.
Così il Montjovet a la Carte è stato servito a tutti su un vassoio d’argento e le mie personali paure del giorno prima fugate. La domenica dopo le premiazioni ho fatto un piccolo pellegrinaggio di ringraziamento attraverso le frazioni sopra il castello che in autunno si incendino per i colori delle foglie e i cieli azzurri.
Questa gara epica è per noi del back stage una lunga partita a scacchi durata 100 ore, 4 lunghi giorni di preparativi e emozioni continue. Alla fine rimane solo qualche pezzo sulla scacchiera e i due Re, la torre del castello di Montjovet e Tiziano il primo arrivato. E il buon fair play per Noi la fa finire pari patta. Ma Tiziano no ha abbattuto la Torre e vinto!
La montagna di Giove Montjovet mette però sempre timore deve però il suo toponimo di origne latina, al “Mont Jovis” il monte dove i romani edificarono un piccolo tempio in onore della divinità e di cui oggi non resta traccia. Di epoca romana sono inoltre numerose testimonianze tra le quali i resti di una una villa romana e almeno 5 tombe. Il territorio molto esteso, conobbe però il suo splendore nel Medioevo, con la costruzione di architetture sia militari, quali i castelli che civili. Appartenne a due famiglie importanti, di cui si ricorda la famiglia Chenal, nome che assumerà la località dove si eleva l’omonimo castello.
Nel 1771 il passaggio attraverso il borgo cadde in disuso per l’aperttua della strada sovrastante, una nuova via di comunicazione, “attaccata” alla nuda roccia, e voluta dai reali di casa Savoia per raggiunger le mete di villeggiatura a scopo turistico e termale. A Saint Vincent qualche runner dopo la corsa si è rifugiato nelle terme o al Casinò.
Io ho preferito fare una passeggiata con gli Alpaca proprio sopra il 96esimo km alpaca, tra cui Dafne, Whisky, Nathan e altri, Prima di salire al Nostro quartier generale nella valle del Silenzio Silou Retreat






