Natale Zanovello, da un chilometro alla quasi… Nove Colli

Prima uscita nel 2003. Un km a fatica e ritorno camminando perché già sfinito. Due giorni dopo, ancora, e poi ancora, fino a che riesco a tornare a casa senza camminare. Tre mesi dopo riesco a correre la prima mezz’ora. Mi iscrivo al gruppo podistico della mia azienda e con la tessera Fidal, inizio le prime corsette arrivando sempre rigorosamente tra i dieci ultimi. Negli allenamenti, per non restare solo tra i boschi, convinco mio figlio, allora studente, a seguirmi e, per incentivarlo, lo pago un euro a km!

Correndo, correndo, mi pongo il primo obiettivo: andrò a New York. Per cominciare, nel 2004 mi iscrivo alla maratona di Padova, la mia prima, scelta perché è la città di mio padre, città che conosco fin da bambino ed anche perché mi lascia 8 ore di tempo per finirla. Essendo la prima, voglio essere sicuro di arrivare. Un trionfo inaspettato: 4 ore 40 minuti, ai cugini di Padova che mi aspettavano all’arrivo dissi: pensavo peggio.

Ottobre dello stesso anno, corro ad Alessandria la seconda, migliorando: 4 ore 27 minuti. Insisto e vado a Firenze il mese dopo. Terzo trionfo: 4 ore 10 minuti. Ora il virus della corsa che prima era latente prende il sopravvento e mi domina.

foto 2Tra allenamenti e corsette di paese, che continuo a frequentare regolarmente, il virus mi sfida: perché non provi ad andare sotto le 4 ore? Galvanizzato dai successi precedenti che mai e poi mai mi sarei sognato pochi anni prima, intensifico l’allenamento. Corro in strada seguito dalla moglie in bicicletta che ogni mezz’ora mi da il thè caldo facendo una simulazione dei ristori ad ogni 5 km imparata sul campo. Ritorno a Padova il 24 maggio 2005, e questa volta a Prato della Valle ci arrivo in 3 ore 55 minuti. A questo punto sono malato cronico.

Continuo a correre maratone per essere ben allenato a soddisfare il primo obiettivo: NYC, a cui mi iscrivo nel gennaio 2006. Puntualmente, a novembre il desiderio viene soddisfatto. Con una coppia di amici e moglie al seguito, siamo a visitare New York e devo ammettere che qui la maratona passa in secondo piano, ormai era già la nr. 12! Per finire l’anno correndo, scopro che il 31 dicembre a Calderara si sono “inventati” un circuito. Ci vado accompagnato dall’amico Rocco che mi presenta il Togni. Da qui in poi comincio a respirare aria di Club. Mesi dopo, in una maratona, non ricordo quale, mi indicano “il Tampieri” che saluto con ammirazione.

Nel frattempo il virus, mi sfida una seconda volta, perché non fai la 100 km? Questo diventa il secondo obiettivo. Detto fatto. Mi impegno a correre maratone ravvicinate usandole come allenamenti. Maggio 2007, al primo Passatore 12 ore 50 minuti.

Sono queste maratone di allenamento che mi fanno assaporare meglio lo spirito che pervade noi maratoneti. Corro a fianco di tantissimi come me, che hanno la mia stessa motivazione e faccio conoscenze di maratoneti che poi diventeranno qualcosa di più. Mi entusiasmava trovare sempre William Govi allegro e sorridente, era un punto di riferimento fisso. La sua allegria mi contagiava. Me lo ricordo ancora oggi, sorridente. Ciao amico mio.

2011 Padova. L’amico maratoneta Fabrizio, mi indica quelli del Club Super Marathon e mi suggerisce di iscrivermi. Rispondo che non mi accetteranno perché sono arrivato appena a 54 e ne occorrono 100 per entrare. No, mi dice, hanno aperto a 50, prova a chiedere. Ci vado subito e incontro Gianfranco e Caterina, che mi confermano quanto dice Fabrizio. Allora facciamo l’iscrizione dico io. Solo più tardi comprenderò veramente la bontà della scelta che ho fatto, ma scopro subito dopo che sono ancora piccolissimo a confronto di “colleghi” con centinaia di maratone. E nasce il terzo obiettivo: raggiungere al più presto le 100 maratone. Obiettivo raggiunto e festeggiato quest’anno alla Maratona del Riso.

foto 3Per festeggiare le mie 100 ho scelto la Maratona del Riso perché si trova “sotto casa”, per cui ho potuto dedicarmi bene facendomi aiutare da famiglia ed amici. Un grazie al Sindaco-Maratoneta Angelo che mi ha riservato il nr. 100 ed a Tommaso Gentile che mi ha offerto l’iscrizione. Rammarico che nella allegria del festeggiare a bicchieri di birra, non ci siamo ricordati di aspettare il mio caro amico Rocco, a cui chiedo ancora perdono, il quale è arrivato “lungo” in compagnia della Carla ed io stavo già così talmente bene bene… che poi per tornare a casa ha guidato mia moglie….chiedo scusa anche a Carla.

L’occasione per arrivare prima alle 100 è arrivata con l’aiuto dell’amico Paolo, alias Babbo Natale, alias Batman, alias Cardinale, etc… che in quel del Lago d’Orta ha organizzato le serie di maratone in agosto e dicembre. Lì mi sono proprio divertito.

In questa diciamo “carriera” ho imparato che le maratone sono tutte buone da correre, al di là del panorama che vedi, l’importante è che il percorso sia sempre segnalato bene e pattugliato con persone motivate. Purtroppo sappiamo tutti che siamo mal sopportati dagli automobilisti fermi agli incroci. Il momento magico che mi ha commosso di più è stato l’ingresso allo stadio di Atene, nel percorso chiuso al traffico, stavo per piangere dalla commozione. Ricordo che ad Atene, l’amico Claudio mi disse di conoscere un maratoneta il quale ogni volta che arrivava, pronunciava la fatidica frase: “e stasera si trom…”. Penso ora di aver capito chi è, ma vorrei che lo confermasse di persona.

Per trarre un po’ di conclusioni, l’importante è il divertimento, arrivare sempre in fondo entro il tempo massimo previsto. Purtroppo, nella ultimissima lunga cui ho partecipato, ho dovuto ritirarmi e la compagnia dei ritirati era numerosa. Parlo della Nove Colli Running, cui tenevo almeno a superare i 101 km dentro le 13 ore, per avere un margine discreto per continuare e tentare di arrivare in fondo nelle 30 ore disponibili. Ma ho ceduto al freddo ed alla pioggia al cancello del Barbotto 84,4 km, dopo 11 ore e trenta dalla partenza. Anche qui ho conosciuto nuovi amici e, con l’occasione, ringrazio Lorenzo che era ad un incrocio per incitare a sua volta tutti noi runners. E’ stata una bella esperienza comunque, e ringrazio tutti gli amici che mi hanno dato consigli, su come affrontarla, anche chi alla prima domanda, mi disse, “non provarci”.

Per il futuro desidero mantenere la forma e continuare. Certamente non arriverò a superare l’amico Mario che mi ha onorato della sua presenza a Santhià e che tre mesi prima alle Canarie festeggiava le sue prime 500 maratone.

Bravi tutti da Natale Zanovello.

100 riso

 

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