Confesso, questa volta non ho voluto aggiungere sfida a sfida, mi ero già alzato moralmente alle 3.00 a.m.
per spostare indietro le lancette degli orologi di casa. Bentornata, l’ora solare.
Nei minuti che precedono l’alba tradisco Trenitalia optando per una differente scelta di viaggio, a mezzo di
veicolo motorizzato osteggiato da Greta Tunberg, con quattro ruote….in breve ho pigliato la macchina.
Parto tardi, sarà una gran bella giornata di sole.
Arrivo ad Abbiategrasso in meno di un’ora, complici la distanza amica (45 km) e il GPS in testa. Conosco la
strada a memoria, ero in gara nelle edizioni precedenti e, poco lontano dal ritrovo, c’è uno dei migliori
punti per imbarcarsi sul Ticino e fare di canoa sul fiume azzurro. Trascorsi di pagaia mi hanno fatto
apprezzare questi luoghi. Ma torniamo a noi, oggi siamo qui per correre.
Verso le 8.00 mi iscrivo, elevo una lode infinita, non misurabile, all’organizzazione che ha permesso tutto
questo fino a poco prima della partenza, SENZA sovrapprezzo.
Insieme alla eco-maratona del basso lodigiano, quella di Abbiategrasso viene inserita, per acclamazione, nel
Pantheon di chi si alza dal letto e decide dove andare a correre.
Dopo l’acqua e il freddo degli anni passati, attraversiamo increduli il centro storico, con il sole, l’azzurro e
l’aria piacevolmente frizzante del primo mattino, non sembra di essere in autunno inoltrato.
Il gonfiabile dello start è collocato nel piazzale della stazione ferroviaria, una punta di vergogna mi assale
per il tradimento fresco di giornata.
Tutto si dissolve al bang, inizia la sfida sulla 42k, siamo puntualissimi.
Poco dopo un altro “ProntiPartenzaVia” lancerà in battaglia i mezzomaratoneti, nel complesso siamo quasi
novecento partecipanti.
Nei primi 2 kilometri prendono posizione i pacers, nel gruppo dei 4h45min riconosco Juri del Naviglio
Running Team, un abitué nel mondo delle lunghe. Salutoni e ognuno avanti per la sua via.
Costeggiamo il Naviglio di Bereguardo, poi risaie e cascine, con l’unico breve tratto di sterrato sul percorso.
Nell’ingresso ad Ozzero una calorosissima accoglienza, con speaker ufficiale e incalzante musica di
benvenuto. Piccolo è bello disse qualcuno, percorriamo la via centrale selciata a regola d’arte, le viuzze
laterali, la chiesa, i negozietti sanno di antico borgo, tenuto benissimo; è domenica mattina ma qualcuno si
è alzato presto e incita la carovana che passa puntuale ogni anno, a fine ottobre.
Volgiamo ora la bussola verso Morimondo dove troveremo un abitato dal fascino medioevale. Nel XII°
secolo i monaci cistercensi vi fondarono un convento e venne edificata una bella e imponente abbazia,
meta di pellegrinaggi sacri e profane tavolate, viste le numerose osterie. Tra una corsa e l’altra, consiglio
una visita.
In uscita, un punto sensibile: la strada statale per Pavia, code da entrambi i lati causa nostro
attraversamento. Numerosi i vigili deputati a minacciare gli automobilisti incolonnati e inferociti.
Quest’anno, soltanto concerto di clacson, l’anno passato anche santi e madonne.
Entriamo in aperta campagna, una buona decina di kilometri tra risaie, allevamenti, cascinali, vie
d’irrigazione. La prossima meta sarà il controllo dei 21k, in località Castelletto dove incrociamo il Naviglio
Grande diretto a Milano. Costeggiamo a lungo l’alzaia della via d’acqua più conosciuta tra i navigli lombardi.
Lo storico ponte in granito che risale al ‘600 ci introduce a Cassinetta di Lugagnano dove il colpo d’occhio è
tutto per Villa Visconti affacciata sul Naviglio Grande. Si trattava bene, la famiglia Visconti.
Ancora un po’ di Naviglio e siamo a Robecco; altre dimore di gente che non se la passava malaccio, una per
tutte: Villa Archinto detta il castello per le sue torrette e le decorazioni merlate.
Giusto il tempo di tornare con lo sguardo al percorso e vedo profilarsi il ristoro del 30° km, assiepato di
volontari.
Grande è la meraviglia quando riconosco Alessandro, podista e maratoneta per il Tapascione Running
Team, oggi arruolato di corvée dopo aver corso la maratona di Parma esattamente domenica scorsa. Oggi si
è sgranchito le gambe sui 12 km della Corsa del Cuore e poi dritto a lavorare, al banchetto delle mescite. Mi
levo il berretto, mi inquadra, piglia la mira e mi battezza con una bicchierata d’acqua. Gentilmente gli
domando un altro bicchiere pieno e gli restituisco il gavettone.
Davanti agli altri sbigottiti volontari che a quel punto aspettavano la rissa, abbracci, come va come non
va…..ci sentiremo in serata.
Alessandro, veterano della logistica e dei turni di notte per una ditta attiva in Malpensa, è un gigante buono
(fino a un certo punto), barbuto, un armadio di 190 e più centimetri che dirigeva con il cuore e la frusta la
tifoseria del Villa…la favola del Volley femminile che aveva contagiato alla pallavolo mezza Italia. Fin dagli
esordi, Alex e gli altri della curva avevano sostenuto la squadra, passo dopo passo fino alla A1, alle coppe
Italia e alle tre epiche finali, entrate nella leggenda, e lasciate sul terreno per la dura legge dello sport.
Esattamente un anno fa, con un manipolo di veterani biancoblu, eravamo sul fiume sacro alla patria, in quel
di Ponte di Piave; l’ultimo saluto a Sara, una delle sportive più amate a Villa Cortese e non solo, al
grido….un Capitano, c’è solo un Capitano….
Riparto, traversiamo il naviglio sul ponte principale di Robecco, ora presidiato dai vigili per regolare il
traffico e indicare il percorso gara sull’altra riva fino a Ponte Vecchio di Magenta.
Un’ora più tardi il presidio evaporerà e Vito, in compagnia di altri, andrà dritto in riva destra per poi tornare
indietro. Proprio malgrado, la maratona è diventata una Ultra. Ma questo lo saprò più tardi, nelle
chiacchere dopo il traguardo e la doccia, a tavola.
Ora la strada gira, lascia la via d’acqua cara a Leonardo e torna verso Abbiategrasso.
Tutto fin qui premesso, rullo di tamburi, che la gara abbia inizio !!!!
Dopo il 30° km ero stato raggiunto dai pacers delle 4h30min; la capessa, armata di fischietto, arruolava
malcapitati mano a mano che il suo drappello procedeva innanzi. Attirato dalla sirenetta, li avevo seguiti,
palloncini svolazzanti in mezzo ai denti, fin quasi al km 35.
Al ristoro, quelli ripartono, fischiettando.
Io, invece, sento una vocina.
Pronto?? Mauro? C’è qualcuno?…Qui è lo stomaco!!!!
Il preziosissimo organo fa il gesto del manico, provo a bere ma crollo del tutto e smetto di correre.
Cammino, guardo avanti, sui lati c’è gente messa peggio, litigano pure con lo stomaco e devono alleggerire.
Fino al km 38 si alterneranno salite e discese, siamo sul crinale orografico della valle del Ticino, sono più le
salite che le discese. E’ il colpo di grazia. Pare che un nume dispettoso abbia deciso di schiantare i seguaci di
Filippide. Crisi nera, nerissima.
I buoni propositi vanno a fare compagnia a quelli dell’anno prima, e a quelli dell’anno prima di prima.
Intravedo da lontano il segnale del 38° km, sento arrivare i pacers delle 4h45min, la salita ha schiantato
pure loro, si fanno coraggio, “uno due tre… al cartello si riparte”…e riprendono, mi superano, Juri mi
riconosce, mi urla, incoraggiano, invitano a seguirli, miracolosamente ricomincio a correre.
Trovo un equilibro, avanti a ritmo costante, senza smettere, entriamo in città, finalmente siamo ad
Abbiategrasso.
Terrò i pacers a vista. Arriveranno 30 secondi prima sul traguardo.
L’ultimo km è una passerella, al solito, correndo mi pare di onorare la gara.
Restituzione del chip, medaglia leggera al collo, biscotteria assortita, tartine di gorgonzola….lo stomaco ha
sospeso lo sciopero.
Spogliatoio pulito e piacevolmente caldo, doccia, cambio d’abito, pasta asciutta in compagnia di Isabella e
Vito, e altri ancora.
Nel riaccompagnarli al camper, un pensiero a chi era a Venezia, immaginiamo una bella e calda domenica di
sole anche da quelle parti.
I supermarket hanno già i panettoni, novembre è alle viste.
Ma gli alberi sono verdi come le foglie, non se ne sono accorti.


