E ora prendeteci pure per matti, noi che siamo partiti in un primo
pomeriggio di sole fiorentino e abbiamo corso fino al mattino successivo per
arrivare a Faenza 100 Km più in là: noi che ci siamo arrampicati su per l’
Appennino spaccandoci le gambe e poi ci siamo tuffati in discesa in un buio
da paura nelle terre del Passatore e se non avevamo una pila (e c’era chi
non ce l’aveva) dovevamo accodarci a un compagno d’avventura perché’ la luna
non era sufficiente ad illuminare la via, tanto meno lo era quel
meraviglioso cielo stellato dove i pensieri spaziavano nell’immenso infinito
e si perdevano al di là del mondo.
Lì dove non c’era più il dolore, la tristezza, la malinconia di tutti i
giorni della tua vita, c’eri solo tu con il tuo obbiettivo che nessuno e
nessuna cosa poteva portarti via
Noi che abbiamo trovato centinaia di amici lungo la strada, anche se non ne
conosciamo nessuno veramente, noi che ci siamo spogliati e cambiati
all’aperto sulla vetta del Passo della Colla e c’era sempre qualcuno che ti
offriva qualcosa, un aiuto un bicchiere di tè, noi che abbiamo incontrati di
tipi strani, con magliette goliardiche, cappelli strani e parrucche
tricolori, ma nessuno ci ha colpito più di quello che si è attaccato ad un
cartone di Tavernello e poi e’ partito a tutta velocità inghiottito dalle
tenebre con la sua speciale benzina nel motore o quello che tranquillo
mentre passeggiava si fumava una sigaretta!! Anche lui poi inghiottito nella
notte come tuti quelli che incrociavi, ti superavano e poi sparivano nel
buio
Noi che abbiamo corso tutti per vincere e in tantissimi ce l’abbiamo fatta
perché’ qui’ non vince solo quel fenomeno di Giorgio Calcaterra uno che
chissà cos’ha al posto della gambe (e infatti arriva sempre primo) ma vince
chiunque passi il traguardo dopo sette ore o dopo venti
Chissenefrega, massi’, prendeteci tutti quanti per matti perché’ solo i
matti possono correre cento chilometri . Eppure è questa – anche questa- la
felicità. Seguiteci nella nostra folle corsa verso la felicità.
Ri-Percorriamola.
CHILOMETRO ZERO
Ci sono duemiladuecento matti, anche di più, in via de’ Calzaiuoli. Sono
arrivati da tutti i continenti e da ogni angolo d’Italia. E’ proprio un
mondo di matti, già Dentro di te, un tumulto di sentimenti curiosità timore,
voglia di ridere, voglia di piangere ma soprattutto voglia di correre e
razionalità sai che ora non puoi commettere errori
Tutti i tuoi sacrifici per arrivare lì, li ripercorri tutti con la mente in
quei momenti! I tuoi allenamenti, le ora dedicate alla corsa, le paure di
non farcela, gli infortuni tanto temuti
ma ora ci sei è già un traguardo la partenza ora devi raggiungere il
traguardo vero ad ogni costo
Speri di esserti allenato bene, pensi al lavoro, alla famiglia, famiglia e
lavoro ma ora vuoi divertirti. Ci riuscirai. Diciotto ore più tardi, tutto
sarà diverso,
Tutto sarà finito, ma tutto diventerà indimenticabile . Un ultimo saluto ai
tuoi cari c’è lo sparo si parte! Il tutto comincia!
CHILOMETRO 10
Avete presente cos’è Fiesole? E cos’è Firenze vista da Fiesole? Mentre ti
arrampichi abbandonando la città, hai ancora la lucidità per godertela
dall’alto.
Poi ci sono quelli della Casa del Popolo che ti riportano in un istante alla
realtà, inondandoti con una cascata d’acqua, loro si divertono e a te non
dispiace affatto rinfrescarti un po’
CHILOMETRO 20
Poi c’è Chiara (credo si chiami così). Che è una ragazza stupenda e con un
sorriso splendente, adesso ancora di più perché è illuminato da questo sole
caldo. Chiara però, non può vedere il sole e nemmeno i prati e i boschi che
il sole scalda. Ma corre, perché’ ha due meravigliosi angeli custodi che
l’accompagnano. Scherzano e ridono che è uno spettacolo, quei tre assieme,
si vede che sono speciali e ti verrebbe voglia di abbracciarli tutti quanti.
Ma non ce la fai perché’ quando li vedi, dalle parti di Polcanto, scappano
via molto più rapidi rispetto a te. Chiara è velocissima, ed è evidente e ti
convinci che l’amicizia aiuta la corsa. E non ti resta che goderti le loro
belle risate che attraversano l’aria, sempre più lontane.
CHILOMETRO 30
Ti sei imposto due regole, le ritieni indispensabili per cercare di portare
in fondo la tua personalissima impresa, non forzare la corsa, soprattutto
nella prima parte e alimentarsi bene Però a Borgo San Lorenzo ti vogliono
mettere alla prova “Sagra del tortello e del fungo prugnolo”, leggi a ogni
angolo. Crudele si. Perché’ il tortello da questi parti è di patate,
meraviglioso ma se ne mangi tre non è che non fai cento chilometri, fatichi
a fare cento metri. E il prugnolo è il più saporito dei funghi. Ti viene
voglia di mollare tutto e prepararti per la cena, poi lasci stare
CHILOMETRO 40
Alzi lo sguardo e vedi solo la salita. Dura, lunga, faticosa anche da fare
in macchina, con tutti quei tornanti. E’ il Passo della Colla, unisce la
Toscana alla Romagna. Mi vieni in mente tutte le volte che comodamente
seduto in macchina ho visto ciclisti affrontare passi montani come questo e
ti sei chiesto come potesse venir loro in mente di affrontare fatiche del
genere. Non avresti mai immaginato che un giorno l’avresti sfidata a piedi,
quell’ascesa.
Erano altri tempi, tempi in cui non ti allenavi, mangiavi troppo e facevi la
vita comoda prima non eri un runner, ora invece puoi correre cento
chilometri. Proprio altri tempi si.
CHILOMETRO 50
E’ il punto di svolta. Il Passo della Colla. Da qui in poi, guardando la
salita che hai alle spalle, tutti ti diranno “Ormai è fatta” a me invece
qualcuno è riuscito a dirmi “pensa che quello che hai fatto fino ad ora non
è niente rispetto a quello che ti aspetta ancora di fare” Perché!! Perché’
proprio a me doveva dire una cosa del genere soprattutto perché aveva
ragione!!
Effettivamente era così aveva ragione quell’uomo sbucato nella notte con il
suo terribile verdetto
Non è vero che è fatta.
Anche se ti butti giù per un discesa lunga almeno una quindicina di
chilometri, anche se effettivamente la parte più dura è passata, non sei una
bicicletta, la strada scende, ma le gambe devi muoverle eccome. E poi,
comincia a fare freddo. Fortuna che ti sei cambiato di abbigliamento e
coperto bene, con tutto quello che ti sei portato fin lassù.
Incontrerai tanti che si lamentano e soffrono perché’ hanno pensato di
affrontare la notte senza una bella maglia termica. All’improvviso, il tuo
organismo reclama, vuole sale, non dolce.
Gli regali tre piadine con la mortadella. Ti ringrazierà nei chilometri che
verranno.
CHILOMETRO 60
Vivi quasi nel terrore. Colpa di Muramaki Hanuki o Haruki Murakami (non hai
ancora capito bene come diavolo dev’essere chiamato questo scrittore
maratoneta giapponese, eppure il suo surreale libro ti ha fatto compagnia a
lungo). Quando hai letto “l’arte di correre”, ti ha colpito soprattutto la
descrizione delle sue gambe che rano diventate di legno tra il 55’ e il 75’
chilometro di un’ultramaratona sul lago Saroma roba che avrebbe spaventato
qualsiasi essere razionale, spingendolo a rinunciare a ogni gara più lunga
di dieci o quindicimila metri (o forse anche di dieci o quindici metri) Però
poi in piena zona –Harahui, i tuoi muscoli rispondono bene, molto meglio di
come ti saresti mai immaginato “ Magari capiterà un po’ più avanti”, temi.
In effetti la situazione peggiorerà, ci mancherebbe, ma ricordi maratone in
cui hai sofferto infinitamente di più.
Che tu sia uno da lunghissime distanze?
CHILOMETRO 70
C’è un rifornimento ogni cinque chilometri, più o meno. Gente cordiale, che
ti assiste ha pazienza. Sei nel cuore della notte ti rendi conto che la pila
sulla fronte è fondamentale , ho provato a spegnerla e anche se il cielo che
vedi è fantastico non vedi dove metti e i piedi è il buoi è pesto!
Ci sono quelli che invece hanno deciso di affrontano la strada senza luce e
li vedi che si affiancano per poter sfruttare il tuo fascio di luce. Forse
gli è sembrato goffo e soprattutto inutile metterti quella lampadina sulla
testa, da minatore e hanno però clamorosamente sbagliato). A volte te lo
inventi, il rifornimento, quando intravedi nel buio l’acqua che sgorga dalla
montagna e non puoi fare a meno di fermarti e di inondarti la gola con quel
bendidio fresco e pulito e pazienza se l’amico senza la pila in fronte
decide di non aspettare se ne va, snobbando la fonte non sa’ cosa si perde.
Troverà altre di guide che gli illumineranno la strada
CHILOMETRO 80
Nel buio, senti un fiume che scorre sotto di te, dev’essere il Lamone , si
L’hai incrociato una trentina di chilometri più su, subito dopo, aver
scavalcato il Passo della Colla e ti è subito venuto in mente lui, il
protagonista di questa cento chilometri, più ancora di Calcaterra
Stefano Pelloni, detto il Passatore. Lo chiamavano cosi perché’ il papà
faceva il traghettatore il passatore appunto proprio tra una riva e l’altra
del Lamone e adesso ti sembra di vederlo mentre fugge via nel buio tra
questi boschi dopo l’ultima rapina, dopo l’ultimo assalto alla diligenza.
Quell’uomo è una leggenda qui per il popolo, duecento anni fa, era davvero
un Robin Hood e perfino Pascoli ne rimase affascinato “Il Passator Cortese”,
lo chiamò, anche se poi via a leggere la storia e scopri era un brigante
sanguinario e spietato.
La leggenda però conta più della storia, così lungo il percorso ogni tanto
esce fuori quella canzone che hai ascoltato un’infinità di volte da queste
parti, intonata da tanti, soprattutto quella strofa che fa’: “Questa e’ la
triste storia di Stefano Pelloni, in tutta la Romagna chiamato il Passatore,
odiato dai signori amato dalle folleee”. E quanta enfasi ci mettono ancora
in quel “folleeee”, perché’ in questo Appennino rosso le folle vengono
sempre prima di tutto.
Credevi (e un po’ speravi) che questa ballata arrivasse dall’Ottocento,
dalla storia, come tante che si tramandano oralmente nei paesi di montagna e
di campagna. Poi, quando sei andato a cercarla, hai scoperto che in relata’
l’ha scritta Casadei (quello di “Romagna mia Romagna in fiore”) Non è che ci
sei rimasto male, ma insomma
CHILOMETRO 90
Ce l’hai fatta, sì qui a Brighisella, l’hai capito. A costo di arrivare
sulle ginocchia, a costo di camminare sulle mani, quei dieci chilometri in
qualche modo te li metterai alle spalle. Anche se per un istante ti sei
spaventato, perché’ ti è passato per la mente uno dei tanti racconti che hai
ascoltato lungo la strada, di quel tale che anni fa’ ha impiegato tre ore
per andare da li’ all’arrivo muovendosi come un robot, senza riuscire a
piegare più le gambe nemmeno di un centimetro
OK , hai pensato, se le gambe si bloccano faccio anch’io il robot vado al
traguardo
Da un po’. Ormai, hai smesso di mangiare ai rifornimenti, ti senti lo
stomaco pieno, hai preso solo liquidi, tanti liquidi. Non è che hai
sbagliato e che pagherai quella scelta? Per fortuna non hai sbagliato,
arriverai, senza fare il robot
CHILOMETRO 100
FAENZA!!!
E’ proprio vero ce l’hai fatta anche se sai benissimo che quando leggi un
cartello di una località poi non sei mai arrivato. Anche qui’ non si
smentisce la cosa
Un lungo rettilineo, bellissimo, pieno di rose rosa!!
Sono le 9:00 del mattino FAENZA si sveglia, c’è chi corre, chi va’ in bici,
chi va’ con il cane chi e’ semplicemente a fare colazione al bar
E poi ci siamo noi “i matti’” quelli che ieri pomeriggio erano a Firenze e
che la notte l’hanno passato correndo tra le montagne, quelli che non hanno
mollato, quelli che ci hanno creduto e che ora se gli gridi ‘dai ce l’hai
fatta’ possono anche far scorrere una lacrima sul proprio viso
Siamo gente forte, dura, che non mollano mai, ma siamo anche sensibili
capaci di vivere le emozioni nel loro pieno
Si, siamo matti ma siamo felici e quell’uomo in bici che incontro ad un Km
dal traguardo che mi viene incontro con la sua bici e con la bimba su sedile
penso che magari stamattina e’ uscito di casa dopo aver fatto una bella
colazione in famiglia e raccontando che sarebbe uscito e portato con se sua
figlia per fargli vedere dei matti che hanno corso tutta la notte da Firenze
a Faenza e quando lo incrocio e mi dici ‘Sei grande ancora 500 metri e ci
sei’ i miei piedi vanno da soli e comincio a correre forte
Non vedo ancora il traguardo ma lo sento dentro, la gente aumenta tutti mi
dicono che e’ fatta mi dicono che sono un eroe mi scende davvero una lacrima
ma sono felice !!
L’ultima curva e il traguardo è li!
E’ come si mi aspettasse, vuole anche me tra quelli che ce l’hanno fatta e
io non vedo l’ora di esserci in quella classifica finale.
Lo speaker mi incita mi chiama per nome Luigi Ambrosino, eccolo un ‘ragazzo’
con tanta forza corre ancora e salta pure sul traguardo!!! Un vero mito!!
Supero il traguardo e l’entusiasmo e cosi tanto che non riesco a fermarmi
vado oltre correndo
E arrivo fino alla medaglia correndo!
La corsa è finita, mi fermo, ho la medaglia al collo non mi sembra vero si è
realizzato il mio sogno.



