In attesa della gara, la britannica Paula Radcliffe, campionessa del mondo di maratona nel 2005 e primatista mondiale della specialità, ha lanciato un appello:
«Non è irrispettoso nei confronti dei morti e feriti di Boston andare avanti con la maratona di Londra. In un momento così difficile abbiamo bisogno di unirci domenica a Londra per dimostrare la forza dell’umanità e dello sport in faccia ad un terrorismo così vilmente infame. La gente corre per beneficenza, lo sport unisce un gran numero di persone. Colpirle al traguardo dove i bambini aspettano di abbracciare i papà e le mamme è crudele e rivoltante».
Il cielo era sereno nella capitale del Regno Unito in questa terza domenica del mese di aprile. Al via 36 mila partecipanti (circa 400 italiani hanno portato a termine la gara, di cui 16 sono scesi sotto le fatidiche 3 ore). 30” di silenzio prima del via, in ricordo delle vittime della Boston Marathon: poi l’applauso: «I ricordi non si cancellano»» commenta su Eurosport, che trasmette la gara in diretta, l’olimpionico Alberto Cova.
Un grande spettacolo di folla. Il percorso è piatto, con un tratto in discesa al 3° miglio, quindi adatto per un record.
Tra le donne sino a metà gara nessun’atleta vuole prendere l’iniziativa. L’olimpionica di Londra 2013, l’etiope Tiki Gelana, cade scontrandosi con Josh Cassidy, atleta canadese disabile su wheelchair, al 16° km: gli atleti in carrozzina corrono a 60 km/h i più veloci, mentre il plotone femminile di testa della gara londinese a 18 km/h. Lo scontro “denuncia” che la scelta di far partire le donne prima dei disabili si è rivelata sbagliata.
Battaglia tra Kenia ed Etiopia, con alternanza di ritmo, corsa anomala. Al 20° km le donne transitano in 1h08’12”. A circa metà gara si passa da un’andatura di 3’25” al km a 3’12”. Intanto si sta per concludere la gara degli atleti in wheelchair. Otto atleti insieme negli ultimi chilometri transitano per Buckingham Palace. Volatone finale: vince l’australiano Ferlay, già primo alle Paralimpiadi di Atene 2004.
Al passaggio della mezza, al comando tre keniote ed un’etiope, che transitano in 1h11’29”; al 25° km in 1h24’15”; al 30° km in 1h40’18”, con Priscah Jeptoo, argento olimpico, che cambia marcia. La gara femminile non è inferiore a quella maschile in termini tecnici. La Jeptoo, allenata da Claudio Bertarelli, corre scomposta, ma con una grande forza e resistenza.
Tra le atlete in wheelchair, vince la statunitense Mc Fadeh. Ormai questi atleti meno fortunati possono disporre di una carrozzina tecnologicamente avanzata ed assai leggera.
Al 35° km la Jeptoo transita in testa in 1h56’29”. Nella sua carriera ha finora corso 7 maratone: prima a Padova 2010, Torino 2010 e Parigi 2011; seconda a Dageu 2011 (Mondiali) e Londra 2012 (Olimpiadi); personale di 2h20’14”. La Jeptoo, con la sua piccola coda di cavallo, la maglietta rosa ed i pantaloncini celesti, taglia vittoriosa il traguardo sul manto rosso: si ferma, s’inginocchia e prega con le mani unite, con l’asciugamano rosso sulle spalle. Qui chiude in 2h20’15”, solo un secondo superiore al personale e migliore prestazione mondiale dell’anno. Seconda è la connazionale Edna Kiplagat in 2h21’32”. Terza è la giapponese Jukiko Akaba (2h24’43”). Tiki Gelana chiude in 2h36’55” con onore per avere portato a termine la gara, sofferente, forse con una condizione fisica non eccellente e sicuramente penalizzata dallo scontro con il disabile in carrozzina.
Tra gli uomini corre Mo Farah, l’oro di Londra nei 5˙000 e 10˙000 m, ma solo per testare la gara: si fermerà al 20° km. Al via i migliori della specialità, tranne poche eccezioni. Le lepri hanno l’obiettivo di portare gli atleti sul piede di 2h03’30”. Tra i primi si distingue Emmanuel Mutai. Nel 2011 ha corso in 2h03’02” a Boston, tempo non omologato: il record dei km 42,195 è di Patrick Makau (2h03’38”), favorito della vigilia. Ma il keniota si stacca dal gruppo di testa dopo 38’. Questi i passaggi di Londra: 5° km: 14’24”; 10° km: 28’57”; 20° km: 58’28”; 21,097 km: 1h01’54”; 25° km 1h12’58”; 30° km: 1h27’49”; 35° km: 1h42’47”.
Mo Farah si ferma poco prima di metà gara:
«Questa corsa è stata l’esperienza più istruttiva della mia vita. Ho avuto difficoltà solo ai rifornimenti: ho combinato qualche casino, ma alla fine è andata bene. L’anno prossimo arriverò al traguardo. L’atmosfera è stata incredibile: ho visto migliaia di persone entusiaste».
L’andatura dei kenioti è indiavolata. Il folle passaggio alla mezza illude su un possibile attacco al record del mondo. Il campione olimpico Stephen Kiprotich (personale 2h07’20”), che corre per l’Uganda, perde il contatto con i primi della corsa. Rimangono in testa due kenioti (E. Mutai e Biwott) e due etiopi (Abshero e Lilesa). Mutai a metà gara rompe gli indugi e spacca il plotone dei primi. Poi Stanley Biwott lo supera, mentre gli spettatori continuano ad applaudire gli atleti. Mutai è secondo all’inseguimento. Intanto arrivano al traguardo i disabili maschili. Primo il marocchino Chentuffo (cat. T12) in 2h24’00”.
Tra i big, bellissima ed emozionante gara con ritmi da vertigine. L’andatura poi cala, la fatica si sentire. Tra i disabili, intanto giunge al traguardo l’italiano Alessandro Di Lello, ottavo alle Paralimpiadi di Londra 2012, atleta amputato, che corre nella cat. T 46: qui chiude in 2h32’05”, poco sopra il personale di 2h31’06”.
Mutai riprende Biwott a 5 km dal traguardo; seguono Kebede ed Abshero. I colpi di scena si succedono. Ora il piccolo Kebede (1.58 m di altezza) rimonta, supera Mutai e si dirige vittorioso verso il traguardo.
Questa la classifica finale: 1) Tsegaya Kebede (ETH): 2h06’04”; 2) Emmanuel Mutai (KEN): 2h06’33”. 3) Ayala Abshero (ETH): 2h06’57”. Il primo non africano è lo spagnolo Ayada Lamdassem, decimo classificato in 2h09’28”, assai provato all’arrivo.
In definitiva, se quella di Boston è stata la maratona della tragedia, quella di Londra ha restituito serenità. Un anno fa sulle stesse strade londinesi moriva una donna di nome Claire Squires, una parrucchiera che correva per beneficenza. La sua morte commosse profondamente. La prova del 2013 ha ricordato pure lei. Nel suo nome è nata una charity, che ha raccolto un milione di sterline.
Ma la maratona più veloce di questa domenica è stata quella di Amburgo. L’ex campione mondiale dei 5˙000 m, il keniota Eliud Kipchoge esordisce con un ottimo 2h05’30”, che rappresenta il sesto tempo di sempre per un debuttante ed il record della corsa tedesca. L’atleta africano fa la differenza al 33° km, quando scappa dal ristretto gruppo di testa. L’etiope Limenih Getachew chiude secondo in 2h07’35” ed il keniota Lawrence Kimaiyo terzo in 2h10’27”: insomma dominio africano in terra di Germania.
La 14a Maratona di Padova è stata vinta da Roberto Paulo, 8° ai Giochi di Londra. Con 2h13’00” il brasiliano ha preceduto il keniota P. Kibet Kosgei (2h14’36”). La mezza a Ruggero Pertile (1h05’40”). Alla marocchina Hanane (2h36’18”) la prova femminile.
A Cagliari la maratona maschile vede un altro africano al primo posto, il marocchino El Barouki, con un tempo però non degno di rilievo: 2h16’47”.
A Roma si è corsa invece la prima tappa del circuito podistico organizzato da Telethon, la prima tappa del Walk of Life, interessante circuito podistico con circa 1˙000 corridori e partenza da piazza di Siena. Nella prova di 10 km vince P. Sangermano (34’33”) davanti a Dario Salerni (34’38). Tra le donne M. Ciprietti della Podistica Solidarietà s’aggiudica la prova. L’interessante circuito podistico toccherà quest’anno alcune delle più grandi città d’Italia (Catania – Napoli – Parma – Milano – Torino). Il ricavato per sostenere la ricerca contro le malattie genetiche. A maggio ci sarà anche la Race for the cure (14a edizione) per la lotta ai tumori del seno organizzata dall’associazione Susan G. Komen.
In varie parti del mondo questo 21 aprile si è corso in pista. Da segnalare l’exploit di Mazouzi Zakaria, 27 anni, che a Marrakesh (Mar) corre i 1˙500 m in 3’31”94, migliore prestazione mondiale stagionale. Altra migliore prestazione stagionale a Kobe (Giappone) del keniota Mutunga, 27’40”44 sui 10˙000 m, davanti a P. Tanui (Ken) 27’51”13.
In estate l’evento agonistico più importante per l’atletica leggera saranno i Campionati del Mondo, che si terranno a Mosca dal 10 al 18 agosto.
Sempre ad agosto (2-11) si svolgeranno a Torino i World Master Games, ed anche l’atletica avrà la sua parte sia in pista che su strada, con la maratona quale gara più lunga.
I Campionati Mondiali Master si terranno a Porto Alegre dal 16 al 27 ottobre.
Per la maratona, ancora le competizioni nelle varie parti del mondo: la speranza è che non si ripeta la tragedia di Boston.
Con la corsa si uniscono anche delle interessanti iniziative per la salute ed il benessere della società: l’atletica non si può fermare!


