Nona fatica. 14^ Milano Marathon. Milano la bella

Anche Roma è nella stessa lunghezza d’onda. Ecco il commento di Re Giorgio Calcaterra: “Presentazione stampa alla Maratona di Roma. Un evento magnifico. Il presidente della Maratona, Enrico Castrucci, ha detto la frase per me più bella: abbiamo aumentato il Tempo massimo  [7:30 NdR]  perché la maratona deve essere per tutti! W la Maratona”.

È la quinta volta che corro Milano, l’ultima nel 2008. Ricordavo una Milano rabbiosa, strombazzamenti e parolacce. Gli incroci erano inferni danteschi, code di automobilisti inferociti, urla contro maratoneti e vigili, insulti nei confronti delle autorità che, acconsentendo allo svolgimento della maratona, provocavano ingorghi dell’altro mondo. Gli automobilisti infierivano: ma và a durmìva a ciapà i rattva föra di pè …,. Mi imponevo di non prendermela (mangia bev e caga e lassa che la vaga) e correvo con i tappini “ear” ben ficcati all’interno dei padiglioni auricolari al fine di diminuire, almeno in parte, l’inquinamento acustico. Si chiamava ancora Milano City Marathon per scimmiottare la ben più blasonata New York City Marathon.

Avevo giurato che, a Milano, mai più.

Ma negli anni, Milano è cambiata. L’Expo, tanto criticata inizialmente, è stata la grande opportunità, la molla per un restyling profondo. Sono stati riqualificati interi quartieri, fra cui Porta Ticinese (*), Porta Nuova, Garibaldi, Isola e Varesine. Insieme all’area Portello della vecchia Fiera e dello stabilimento dell’Alfa Romeo, Milano è oggi uno dei più grandi cantieri d’Europa che, con i nuovi edifici per uffici e residenziali disegnati dalle “archistar” Arata Isozaki, Daniel Libeskind e l’irachena naturalizzata britannica Zaha Hadid (da poco prematuramente deceduta), con i prestigiosi business center, aree verdi, piste ciclabili e zone pedonalizzate, sta profondamente modificando lo Skyline della città.

Milano, dal punto di vista economico la città più importante d’Italia, è diventata oggi anche una delle più belle e vivibili.

Ecco le tre Torri attualmente in costruzione: Torre Isozaki, soprannominata “Il Dritto”, alta 207 m. Torre Hadid, “Lo Storto” per via del suo dinamico movimento di torsione, alta 175 m. Torre Libeskind, detta “Il Curvo”, alta 160 m.

005 CityLife Torri Milano

006 Torri CityLife

Con partenza e arrivo ai bastioni di Porta Venezia, il tracciato attraversa molte delle zone centrali. Un percorso turistico che offre al maratoneta non distratto la preziosa occasione per ammirare non solo il centro storico ma anche i grattacieli e le lussuose infrastrutture dei nuovi quartieri. L’ambiente circostante non è forse essenziale per gli atleti concentrati sul risultato cronometrico, ma lo è per tutti coloro che amano correre guardandosi intorno.

Intorno al 21^ km, in viale Federico Caprilli, un lungo stop per fotografare svariate opere della Street Art dipinte sulla recinzione dell’ippodromo, la maggior parte con il tema del cavallo. Opere che spesso sono il trampolino di lancio di writers che diventeranno famosi. Vedere la galleria fotografica allegata.

007

Quest’anno tutto è filato liscio come l’olio, ristori abbondanti e logistica perfetta, compreso il Marathon Village, allestito all’interno del nuovo Palazzo Lombardia. Non ho trovato pecche degne di nota, se non qualche auto incolonnata in periferia col motore acceso: niente, rispetto al traffico rombante di qualche anno fa. Dopo le prime edizioni che avevano provocato critiche e malumori, la Milano Marathon è ormai avviata a diventare una delle maratone europee più prestigiose.

004 Nona fatica di Ercole Cinto di IppolitaNella foto la nona fatica di Ercole: il Cinto di Ippolita.

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(*) In un’edizione invernale di una decina di anni fa, il tracciato della Milano City Marathon passava per Porta Ticinese (Porta Cicca) e costeggiava il Naviglio fino all’estrema periferia. Correre d’inverno lungo il Naviglio non era ideale, perché c’era nebbia e l’acqua inquinata diffondeva nell’ambiente odori anche nauseabondi. Oggi è tutto diverso. Le acque sono limpide e Porta Cicca è stata sapientemente ristrutturata, diventando zona di pregio e luogo di passeggio dei milanesi durante il weekend. Sarebbe auspicabile che in una delle prossime edizioni la Milano Marathon tornasse da queste parti.

Un po’ fuori tema, una struggente canzone di Ivan della Mea, “La Canzon del Navili”, composta nella Milano degli anni 70, quando nel quartiere Ticinese i residenti abitavano in povere case di ringhiera.

 

Iva della Mea. La Canzon del Navili

Quand s’eri giovin lavoravi chì

sora al Navili, des or al dì

me son sposaa e’l viagg de nozz

m’è toccaa fall sora sto foss

 

Gh’è chi dis che l’è bella quest’acqua marscia

sto scarich publich de cess, de roera

ma mi quand ‘riva giò la sira

me senti el stomech bell e saraa

 

E adess che son vecc, pian de malann

g’ho an’mò de falla sta vita de can

cont el barcon e pien de rabbia

a caregà sabbia sora’l Tisin

 

Gh’è chi dis che l’è bella quest’aqua marscia

sto scarich publich de cess, de roera

ma mi quand ‘riva giò la sira

me senti el stomech bell e saraa

 

Però la storia l’è minga finida

sora’l Navili gh’è n’altra vita

dal bel Tisìn a Porta Cines

dì sora dì e mes su mes

 

Gh’è Giovann el me fioeu, la mia speranza

giamò finida, giamò brusada

gh’è chi dis che l’è bella st’acqua marscia impestada,

gh’è chi dis che l’è bella, ma a mi me pias no

Quando ero giovane lavoravo qui

sopra il Naviglio, dieci ore al giorno

mi sono sposato e il viaggio di nozze

ho dovuto farlo sopra questo fosso

 

C’è chi dice che è bella quest’acqua marcia

questo scarico pubblico di cessi, di spazzatura

ma io quando scende la sera

mi sento lo stomaco già chiuso

 

E adesso che sono vecchio, pieno di malanni

devo ancora fare questa vita da cane

con il barcone e pieno di rabbia

a caricare sabbia sopra il Ticino

 

C’è chi dice che è bella quest’acqua marcia

questo scarico pubblico di cessi, di spazzatura

ma io quando scende la sera

mi sento lo stomaco già chiuso

 

Però la storia non è finita

sopra il Naviglio c’è un’altra vita

dal bel Ticino a Porta Ticinese

giorno su giorno e mese su mese

 

C’è Giovanni, il mio figlio, la mia speranza

già finita, già bruciata

c’è chi dice che è bella quest’acqua marcia impestata

c’è chi dice che è bella, ma a me non piace.

 

 

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