NORMALITA’: NON C’E’ FRETTA


Ho letto e riletto i racconti degli altri partecipanti alle maratone della
speranza almeno cinque volte, visto che sto curando l’impaginazione del
libro, ed ho visto come sono cambiate le cose dall’inizio della pandemia ad
oggi, oltre che con i miei occhi, con gli occhi degli altri. Ultimamente si
respira un’aria di libertà, libertà riconquistata con i denti. All’inizio
uscire a correre voleva dire sfidare il mondo, dimostrare che fare sport non
era un pericolo per nessuno (anche se di tutti quei runner improvvisati
durante la pandemia si sono perse le tracce), una caccia ai record tra le
mura di casa. Adesso è un riappropriarsi delle passioni, i chilometraggi si
sono ridimensionati, le polemiche stanno sparendo e con loro le invidie di
chi additava i runner come untori… insomma, sta tornando tutto “normale”, i
campioni sono tornati a fare i campioni e le schiappe a fare le schiappe. E
tra le schiappe mi ci inserisco anch’io che non ho mai smesso di esserlo!
La mia prima uscita in tempi di pandemia l’ho fatta praticamente di
nascosto, e mi sono presa un sacco di insulti da chi non capiva il mio
bisogno di muovermi. Praticamente sono tornata a casa dal lavoro a piedi,
facendomi 12 km in solitaria da Mestre a Venezia, attraverso la pista
ciclabile deserta. Quel giorno ho provato una felicità immensa, anche perché
la polizia mi è passata accanto almeno dieci volte senza dirmi nulla…
dopotutto per strada non c’era un’anima e non sarei stata un pericolo per
nessuno… felicità rovinata da due idioti che pensavano di saperne più di
tutti e che me ne hanno dette di tutti i colori perché avevo osato andarmene
in giro da sola rischiando di ammalarmi e di far ammalare loro con il mio
comportamento sconsiderato!!! Per inciso, io non mi ammalo MAI.
Durante la settimana cerco di fare almeno 5 km al giorno nelle strade
attorno a casa, deviando dove possibile per cercare di scoprire nuovi
percorsi. Per la corsa di oggi ho studiato un giro che arrivasse a coprire
almeno la distanza di una mezza maratona senza portarmi troppo lontana da
casa e che mi permettesse, in caso di problemi, di poterci tornare usando i
mezzi pubblici. Purtroppo il tempo non prometteva nulla di buono dopo il
temporale di questa notte, e così ho accorciato di parecchio. Ma i paesaggi,
i posti, la vita che ho visto in questi 12 km che ho percorso hanno
compensato alla grande la strada che ho dovuto tagliare: campi coltivati, un
maneggio pieno di cavalli, una torre antica… ho passato più tempo a far foto
che a camminare, ma la fotografia è una passione che ho da quand’ero bambina
e non ci posso rinunciare… ed ho fatto pure qualche chilometro in compagnia
di un perfetto sconosciuto parlando di corsa e gare che, senza sapere,
abbiamo corso insieme. Purtroppo il mio punto debole è il caldo, e quando è
uscito il sole mi ha decisamente ammazzato. Però ho finito il giro (non
avevo scelta, di un autobus nemmeno l’ombra). Sudata, stanca… ma
soddisfatta! Arriverà il giorno in cui tornerò in forma, e riprenderò a
correre. Con calma, non c’è fretta!
14 GIUGNO 2020   STOP ALLE COZZE

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