Nove anni dall’Ingegnere

foto 4La cerimonia di oggi, toccante e insieme lieta come ogni anno, si apre coi messaggi inviati dal presidente Bigi e da Mario Ferri, che in nome di Antonino correrà la sua 500esima maratona. Io indosso la maglietta commemorativa distribuita poche settimane dopo il decesso. “Antonino – 324 maratone”. Però “maratone” è un termine insufficiente: Antonino mi portò a correre, per la prima volta, la 78 km di Davos, che lui ultimava ogni anno (e la voglia di andarci mi venne leggendo un suo resoconto su un mensile di podismo); poi mi spinse a seguirlo a Interlaken, e così via; ma non riuscirò mai a uguagliare le tante ultramaratone e 100 km e 24 ore cui partecipò (intervallandole, beninteso, con le scalate sui 4000 delle Alpi).

Prende la parola un suo compagno di tante trasferte, l’ex maratoneta Gianni Fregni detto “Assantun” (61, per la sua abilità nel raggiungere tale punteggio nelle partite a briscola). Fregni, classe 1925 e tuttora attivo podista, era una presenza fissa nelle feste estive all’aperto, nel parco di casa Morisi, anni Novanta, quando si faceva notte a raccontarci barzellette in dialetto. Questa volta racconta di una maratona a Bassano, quando gli alpini riconobbero il loro Capitano e gli offrirono un pranzo e libagioni nello stile che si può immaginare.

Il coro degli Alpini di Persiceto sottolinea le storie coi suoi canti, anche estranei al repertorio comune, e dedicati in buona parte alla Grande Guerra (“non c’è al mondo più grande dolore – che vedere un Alpino morir”); e poi vai con “Monte Canino” e l’agghiacciante “Tapum” sull’Ortigara.

D’obbligo la chiusura col “Signore delle cime”: su nel Paradiso lascialo andare, anche ora che il candido mantello lo copre per sempre; lascia che l’Ingegnere scorrazzi per le tue montagne.

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