Creatore di questo nuovo spartiacque è Mario Castagnoli. Sia ben chiaro, non s’è limitato a crearlo per gli altri: l’ha prima sperimentato sulla propria pelle, poi l’ha offerto a chi aveva il coraggio e la forza di distinguersi. E spontanea scaturisce una seconda classificazione:
A)Quelli che organizzano gare di 42 Km. (con a disposizione molti soldi e molti premi da distribuire).
B)Quelli che organizzano ultramaratone (con pochi soldi e pochi premi da distribuire).
Aggiornata la materia, va reso omaggio ai 91 iscritti di quest’anno (molti i francesi), perché la semplice idea di partecipare denota possesso di coraggio. Degni di lode sono quelli che si sono fermati ai traguardi intermedi. Celebrati vanno quei 25 che hanno portato a termine l’epica impresa.
Michele Rizzitelli non è fra questi ultimi per via di una sbagliata condotta di gara. S’era illuso, lui abituato a correre in pianura e a vedere le montagne solo nelle gare, di poter scalare tutti i colli e ridiscenderli con lo stesso passetto breve. Accadeva che con grande fatica guadagnava poco in salita rispetto a chi camminava, e perdeva molto in discesa rispetto a chi correva speditamente. Al Barbotto arrivò in grave ritardo e provato. Quando si decise di cambiare tattica, la gara era recuperabile, ma non gli giovò l’essere giunto al Km. 102 in 13h 19’, rispetto alle 12 ore preventivate. A metà del 7° colle, quello che porta a San Leo, al Km. 132, si rese contò che aveva impiegato 6 ore per percorrere gli ultimi 30 Km. Con quella media, pensò semplicisticamente, gli sarebbero occorse 14 ore per concludere la gara entro il tempo massimo, mentre ne aveva a disposizione soltanto 10h30’. Non era stanchissimo, né era afflitto da problemi particolari. Poi ci fu un acquazzone. Lo riassalì l’idea di non potercela fare nelle 30 ore. La macchina che lo assisteva era a due passi, e non trovò altro di meglio da fare che infilarsi dentro, e pavidamente abbandonare. Molti pensano (coloro che non la concludono) che solo chi ha il privilegio di avere una macchina al seguito può portare a termine la Nove Colli. E’ una buona scusa, ma non c’e niente di più sbagliato! Rappresenta una continua tentazione di ritiro in una gara dove i momenti difficili non mancano mai. Giovanni Migneco, Antonio Niego, Silvio Lievore, Philippe Grizard e qualche altro erano dietro Michele Rizzitelli, non hanno fatto nessun conto aritmetico e son giunti a Cesenatico.
In macchina Michele Rizzitelli raggiunse la sommità del colle, e gli apparve San Leo con la sua rocca situata in posizione strategica, per breve tempo capitale d’Italia con Berengario I, re d’Italia (887-888). Albeggiava. I primi bagliori del mattino a fatica si facevano strada fra nuvoloni neri carichi di pioggia, conferendo un alone di mistero a quel castello che nascondeva i segreti del Cagliostro. Si sentì umiliato: quella nuda roccia a strapiombo che si elevava verso il cielo, quasi a spingere il maniero a raggiungere le nubi ed immergersi dentro, meritava di essere conquistata a piedi. Ecco un buon motivo per ritentare!
Angela Gargano precedeva Michele Rizzitelli di 1 Km. quando questi si ritirò. Lei ce l’ha fatta, ed una parte del merito s’illude d’averlo anche il marito, perché dietro una grande donna si nasconde un grande uomo: ognuno ha la moglie che si merita! In compagnia di Renato Menci, Carmen Fiano e Sergio Cristofaro, ha affrontato la grande fatica con determinazione, semplicità ed allegria. E’ salita sui colli con passo deciso, ed in discesa ha allungato le ampie leve. Cantava, ballava, incoraggiava e gridava ai quattro venti la sua fede iuventina, irridendo gli interisti. Sul Barbotto il gruppo perdeva Sergio. Al Km. 102 abbandonava Carmen: atleta dai modi gentili, dal passo leggero, sorretta da una volontà indomita: il traguardo finale è soltanto rinviato. Per i due superstiti, le prime difficoltà arrivavano sul 6° colle, quello che non finisce mai e porta a Perticara. Angela vinceva la sonnolenza con la tecnica del microsonno appresa da Renato. L’ex paracadutista superava i suoi problemi con un intruglio galenico a base di fruttosio, maltodestrine e bicarbonato, di sua preparazione. Nella successiva discesa, la crisi era soltanto uno sbiadito ricordo ed agguantavano Michele Rizzitelli. La sofferenza si ripresentava sul 7° colle; masochisticamente raggiungevano San Leo, la cui visione si rivelava una miracolosa medicina. Giungevano all’ultimo cancello del Km. 158 con oltre un’ora di vantaggio sul tempo limite. Non si lasciarono abbattere da un violento acquazzone che li investì. Scorsero da lontano Anny Monot, vincitrice di un’Atene-Sparta, e gli ultimi 30 Km. furono un continuo sorpassarsi a vicenda. Sul traguardo, situato al davanti della mitica colonia dell’AGIP, la francese faceva segnare 28:43:25, la barlettana 28:45:12.
Questa, succintamente, la cronaca delle gioie e dei dolori dei personaggi visti da vicino. Non sono in grado di raccontarvi dal vivo la cavalcata trionfale di Antonio Mammoli e di Christine Dadoun, e le gare superlative di Giorgio Garello, Lucio Bazzana, Remo Lavarda, Daniele Cesconetto, Francesco Accarino, Alessandro Papi, Hervè Gomes, Daniele Menichini, Piero Paganelli ecc. Su queste colline si sono infrante le speranze dei favoriti Jean Jacques Moros e Monica Barchetti.
Merita di essere ricordato chi certamente sarebbe stato tra i protagonisti, ma che per motivi di salute era assente: Antonio Mazzeo, su questi percorsi copertosi di gloria. Gli auguriamo una pronta guarigione ed un ritorno alla gare.
C’erano ben 7 coppie fra i 91 iscritti. Alcuni sostengono che il matrimonio sia così duro che la Nove Colli sia una passeggiata al confronto. Altri sono del parere che la vita coniugale sia da pazzi e renda idonei ad una corsa da pazzi. E’ più ragionevole pensare che l’amore renda forti, e tutto vince.


