Ho in mente il quadro di E. BlairLeighton “La vestizione” un opera di bellezza disarmante, sono le 21.42 le luci spente, il celluare spento e scrivo con matita su dei fogli di carta ingialliti trovati in un baule ereditato da mia nonna Marietta morta 25 anni fa.
Sono circondato da un buio accecante. Sento solo il fruscio del vento che sfiora le foglie dei ciliegi facendo muovere i loro frutti come delle campanelline.
Faccio un respiro profondo e …107 persone che dovranno percorrere 202,4 Km in meno di 30 ore per essere accolti tra i cavalieri. Sono tutti personaggi fuori dal comune che hanno un bisogno immenso di capire qual è la reale dimensione delle proprie capacità.
Angela e Michele, intramontabili eroi sempre pronti a dare consigli preziosi. Ivan, vero gladiatore o meglio figura eroica della mitologia greca. Marco, incognita – certezza, alla fine risulterà vincitore. Davide, immensa umiltà e grande gesto umano ha accompagnato fino al traguardo Antonio Mazzeo atleta titano come “Iperione, capo del Sole”…
I primi 20 km sono percorsi come l’avventuroso viaggio a bordo della nave Argo. Tutti insieme gli Argonauti sotto la guida di Mario Castagnoli per conquistare il vello d’oro. Si ha l’occasione di parlare e correre insieme con gli atleti più forti e meno forti, momenti unici nel mondo del running.
Poi inizia il primo colle “Polenta” e lo scenario cambia radicalmente. Improvviso silenzio, niente voci umane, si scioglie il gruppo e appare la fatica fisica. L’ambiente circostante si apre come il sipario del teatro facendoti dimenticare che stai partecipando a una gara. Passano i chilometri incrocio Enrico che controlla i distacchi in auto facendo spola, poi vedo Monica e Andrea in macchina che seguono gli atleti dando il loro aiuto quando serve (ora, dopo il terribile terremoto, hanno bisogno loro del nostro aiuto cerchiamo di essere presenti… per qualsiasi donazione fate riferimento ad Andrea).
“Pieve di Rivoschio” poi “Ciola” per arrivare in tempo, prima dell’imbrunire, sul “Barbotto” (1° traguardo denominato “La montagna”). Qui è festa! Cibo e bevande a volontà, gente scherzosa sembra di stare a una festa dionisiaca. Il quadro di Diego Velàzquez “Trionfo di Bacco” rende omaggio alla scena vissuta su questo colle. Avrei voluto restarci ancora ma mancano ancora 118 km e una notte all’insegna del freddo (si sono raggiunti i 3°C). Mi avvio con un senso di colpa di non aver dato il giusto gesto di gratitudine a questa gente.
Passa qualche minuto e mi ritrovo con Mammoli …devo prendere fiato …Antonio è l’atleta cui devo molto in termini d’ispirazione. Come le prestazioni sul tapis roulant così anche questa gara è entrata nella mia testa tramite i suoi racconti. Corriamo insieme per circa un’ora. Mi dice “questa è la mia 11 esima partecipazione, l’ho dovuta fare perché non potevo fermarmi a 10”. Riuscite a capire il perché? Io l’ho capito solo dopo il traguardo ma non lo racconto, sta a voi scoprirlo.
In discesa dopo il “Monte Tiffi” Antonio scappa via e mi ritrovo in salita verso il colle “Perticara” e come dal nulla mi affianca una Musa direi che è Tersicore, protettrice della danza. I suoi piedi non toccano terra è un balletto in aria…che leggerezza! Rimango incollato e ho l’onore di farmi l’intero colle con lei, Antonietta Ferrara. Mi racconta i suoi problemi con i piedi che l’hanno costretta al ritiro proprio su questo colle l’edizione passata. Quest’anno andrà meglio, si, alla fine è Record femminile.
L’amico mio Denis che mi sta accompagnando per tutta la gara in bici, lui germanico da Bonn ex-capitale tedesca, la soprannomina“Floh”. Tradotto sarebbe pulce ma nel linguaggio tedesco ha una interpretazione quasi celeste, Levità! Ecco, d’un tratto mi viene in mente Alda Merini con la poesia “Se avessi’io” (Se avess’io levità di una fanciulla invece di codesto, torturato, pesantissimo cuore…). Denis mi continua a parlare ma io non lo ascolto, sono assopito nelle parole della poesia.
I primi raggi di luce mi raggiungono scollinando “Pugliano”. Il sole è vita e dona energie nuove. Decido aumentare il ritmo, raccolgo le mie forze per l’assalto finale. Si è vero che mancano ancora poco più di 50 km ma alla volontà non si comanda e parto con un andatura sotto i 4’30”/km.
Lo shock!
Prima di “Ponte Uso” sbaglio strada e solo dopo 3 km noto di percorrere una via conosciuta nel buio della notte. Totale sconforto. Sono immobile. Lancio un urlo. Mi sembra di vivere un incubo. Rientro sul percorso della gara. 35-40 minuti persi. Ho una spada che mi trafigge la testa.
Mal comune mezzo gaudio.
Ancora una volta è Mammoli a sollevarmi. Sul colle “Gorgolo” lo trovo seduto al ristoro e gli racconto del mio errore, lui mi guarda sconsolato e dice “ anch’io ho sbagliato a quel bivio”. Gli rispondo “se hai sbagliato dopo 10 partecipazioni allora è permesso sbagliare anche a me”, sorrido e riparto.
Il finale è pura commozione. I ciclisti che ti sorpassano t’incitano. La gente ti applaude in continuazione. Ti senti un uomo d’acciaio. Appena superato il traguardo Mario ti accoglie come un figlio. Ti trascina lungo il corridoio dei ciclisti fino al ristoro e li ti chiede con disinvoltura “Vito, allora ti iscrivo per l’anno prossimo?” Lo guardo negl’occhio in silenzio. Non rispondo. Mi scende una lacrima. Lui sorride e sa che l’anno prossimo ci sono. …vedo l’orologio è mezzanotte passata. Il vento si è calmato. Ho la pelle d’oca. Bevo un bicchiere di latte, mi lavo i denti e via nel letto. Grazie Mario!


