Adesso che ho riscritto il finale della storia, penso finalmente di aver messo una pietra sopra alla cocente delusione di quel lontano 2008, quando Gestin riuscì a tradire in un colpo solo tutti i miei sogni. E dire che quasi mi è preso un colpo quando, al briefing della Ocean Floor Race ho scoperto che il responsabile egiziano dell’organizzatore era quello stesso Dia che difese il francese Gestin, cercando di avallare una posizione francamente indifendibile; e che dire del fiume di emozioni che mi hanno violentemente colpito quando, dopo aver seguito il GPS per arrivare al CP n. 5, ho constatato che, ancora una volta, beffardamente, lì non c’era nulla: sono tornato quindi indietro fino a ritrovare le impronte dell’inglese che mi precedeva e che, dopo tutta una serie di zig zag di esplorazione, alla fine, per caso, ci hanno portato in una posizione particolare dalla quale, a più di 2 km. di distanza, s’intravedeva la tenda del CP così maledettamente fuori posto.
Scioccato dalle emozioni, non ho inveito nemmeno più di tanto nel consigliare, per il bene degli altri concorrenti, di riposizionare il CP, ricevendo da un a dir poco imperturbabile egiziano solo delle stupide rassicurazioni che avrebbe acceso un fuoco per tutta la notte per segnalare la posizione (cosa totalmente inutile vista l’ubicazione del CP rispetto a dove doveva trovarsi).
A farmi uscire da quest’incubo è stato prima l’inciampare in uno scheletro di un piccolo di dinosauro (lungo circa un metro e perfettamente conservato) e poi l’aver ripreso l’inglese dopo una tirata di corsa di più di un’ora e mezzo.
Il totale controllo esercitato da quel punto in poi mi ha regalato la gioia del confronto con Sharon Gayter, questa atleta di livello mondiale che, tra i denti, quando le ho spiegato come avevo trovato il CP 5, mi ha detto che “effettivamente sono in molti a seguire le mie impronte…” con gli occhi fieri ed onesti come solo quelli di una grande donna sanno essere.
L’organizzatore Keith ci aveva detto che al CP 10 i locali stavano malvolentieri perchè pare che in quella zona ci fossero i fantasmi: beh, io li ho trovati altrove e li ho sconfitti con una cavalcata solitaria che ha prodotto due ore di vantaggio sull’inglese. Ecco questa è la storia della mia ultima gara, con l’orecchio al tendine infiammato ed il cuore a mille, mal sedato dalla testa che ha corso sempre molto più forte delle mie gambe.







