OGNI RESPIRO VALE LA VITA

Non ci resta che correre nelle nostre case, come i criceti, o nasconderci nei box, come i ladri, o sui balconi, come le scimmie in gabbia, per svolgere l’attività che più ci piace e ci dà forza; i più fortunati possono usufruire di terrazzi e di giardini.

Durante la quarantena non ho mai smesso di correre, come non ho smesso di pensare e di respirare: ho imparato ad amare la corsa in casa, su di una traiettoria a forma di L lunga circa 12 metri, tra ingresso e salotto, da ripercorrere in avanti ed all’indietro, alternando le curve, una a sinistra e quella successiva a destra, nel tentativo di non scaricare il peso sempre dal medesimo lato, ma di distribuirlo in maniera più equilibrata ed uniforme. Non è certo peggio di certe maratone a circuito, svolte in luoghi desolati, o attorno ad un agglomerato di fabbriche.

Ho imparato, questo periodo di solitudine forzata me lo ha insegnato, a vivere e visualizzare cose e situazioni dentro di me, a pensare a ciò che non sto vivendo, a dove vorrei essere ed a cosa vorrei fare; o semplicemente a pensare che sto sì vivendo, ma “diversamente”; a ricordare la vita che conducevo prima; ad immaginare un futuro in tutta questa brutta storia ed a sperare che questo futuro sia roseo e sia prossimo. Quando vedi il buio davanti a te non capisci dove ti trovi, se nello spazio, o in una grotta, o in fondo ad un pozzo, o negli abissi… puoi solo sperare di trovarti all’interno di un tunnel, perché sai che l’uscita c’è, bisogna soltanto impegnarsi a cercarla, senza lasciarsi prendere dalla fretta, cattiva consigliera capace di trasformare le aspettative in delusione ed angoscia. Ed allora un po’ di fiducia riaffiora, una timida speranza compare, a confortare quel cuore spezzato dalla tristezza e dal dolore nell’ascoltare, vedere e percepire tante storie di gente come noi. Si alternano fasi di cauto ottimismo ad altre di cupa mestizia, momenti in cui mi si accende la speranza ad altri in cui verso in una completa desolazione. Questi i pensieri che mi accompagnano e si alternano durante la corsa, in cui mi sforzo di mantenere uno stile corretto, nonostante lo spazio ridotto ed i repentini cambiamenti di rotta, mi impegno ad allungare il passo, evitando però di schiantarmi dentro alla porta a vetri o di finire addosso ad una pila di CD, o ancora contro alla cyclette. Passo dopo passo, respiro dopo respiro, riesco a rompere il fiato, comincio a sudare; l’avvolgente felicità delle piccole, ma grandi cose, ha la meglio su tutti i pensieri negativi; mi sento viva e libera come quando potevo uscire incondizionatamente di casa; ritrovo la pace con me stessa, che avevo dubitato; mi regalo momenti che non scorderò facilmente.

La corsa sicuramente aiuta ciascuno di noi a superare nel migliore dei modi questo periodo di quarantena; correre tutti insieme, anche solo un pezzettino delle undici maratone soppresse, ha la forza ed il valore di una preghiera, un grande coro di voci che intona inni di felicità e pienezza al di sopra di tutto, una cavalcata di pensieri positivi, un grande abbraccio per ripartire migliori, un aiuto sincero a chi sta peggio, consci del fatto che la vita di chiunque di noi potrebbe mutare da un momento all’altro.

Quando corro sono sola con me stessa e con i miei pensieri, scorrono i ricordi ed affiorano le speranze. Quando corro creo, come il pittore crea sulla tela ed il fotografo sulla carta. Quando corro le mie sensazioni si trasformano in realtà e sono difficili da distinguere da quest’ultima, come quando sogno. Quando corro riesco a udire il rumore delle onde in bonaccia, il profumo del mare trasportato dal vento di tramontana, percepisco forte il grido dei gabbiani come una risata energica, isterica e propiziatoria, una sorta di messaggio scaramantico che ci inviano dall’alto. Quando corro distinguo chiaramente l’azzurro del cielo dal blu del mare, ed in esso le mille tonalità di colore. Mentre corro, anche la mia mente corre e va a rifugiarsi nel paradiso della mia anima, ove nascono e immediatamente si celano le motivazioni più intime ed importanti da cui mi lascio dolcemente condurre.

Non dobbiamo smettere di correre perché l’attività fisica fa bene alla mente ed al cuore, ancora prima che al fisico. Non dobbiamo smettere di correre per non giungere a fine quarantena con troppi chili in più, dovuti alla staticità casalinga ed anche alla quantità di cibo e di bevande, inevitabilmente incrementata in maniera assai consolatoria. Non dobbiamo smettere, infine, finché non saremo noi a deciderlo, in quanto stanchi o impossibilitati dal nostro fisico. Non dobbiamo smettere soltanto perché la gente ci addita, ci insulta, ci giudica. Sì, perché siamo considerati degli irresponsabili, persone superficiali, che antepongono il corpo alla mente, una categoria indisciplinata ed ottusa, che trae piacere e soddisfazione dall’attività fisica, dimenticandosi, a parer loro, di tutti coloro che negli ospedali soffrono e muoiono, o di chi al loro interno lavora in prima linea e si rende utile agli altri.

Questa raccolta fondi e questa bella iniziativa di corsa collettiva in isolamento riscatta la nostra categoria, dimostra che il podista, il maratoneta, non è soltanto un pazzo che non può fare a meno di correre, o un egoista che mira al mero piacere personale; al contrario, è rispettoso delle regole e capace di fare del bene anche da casa, di tendere la mano al proprio prossimo, anche se fisicamente lontano, di possedere un cuore capace di pensare anche a chi sta peggio, ma non per questo ci si deve sentire in colpa; nei momenti bui della nostra vita, d’altronde, chi ha smesso di svolgere le proprie attività ed i propri hobby per solidarietà al nostro dolore?

Non mi resta nient’altro da dire, se non auspicarmi che il momento, che appare lungo e pesante un po’ per tutti, a seconda del proprio impegno sociale, della propria forza d’animo, e della contingente esperienza personale, volga al termine il più velocemente possibile; augurarmi che questa calda e strana Pasqua, silenziosa ed irreale, trascorsa a prendere la tintarella sul balcone, potrà davvero operare una rinascita, portare via quel che rimane di questa brutta avventura e darci la possibilità, pian pianino e con le dovute cautele e timori, di ricominciare a godere di un viale alberato, di un tiepido soffio di vento, del cinguettare dei passeri. Non sarà più come prima, gli sventurati che si sono persi per strada lungo il tortuoso cammino non torneranno più, il pianto delle loro famiglie non cesserà, così come la rabbia per non averli potuti assistere, per essere stati tenuti lontani e per non aver potuto tenere la mano ai propri cari nel momento del loro trapasso; tante tragedie familiari fanno male al cuore di tutti!

Ci risveglieremo da questo incubo più forti, tutti quanti sapremo apprezzare meglio il dono della vita, le bellezze della natura, una sgambata all’aria aperta; ciò nonostante, l’amarezza di un ricordo ci accompagnerà nei nostri giorni a venire ed il pensiero delle tante, troppe, vite spezzate non ci abbandonerà.

Pettorale

Ritratto

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