OLTRE LA TRAGEDIA: SIMEN HOLVIK NORVEGIA

E’ conosciuto dai più per essere arrivato secondo alla Spartathlon e aver vinto Badwaters e Brazil 135, entrambe nel 2023, mentre  dagli Italiani per essere uno dei favoriti alla 15esima 24 Ore di Torino in campo domani.

La mia personale ammirazione per la Norvegia e il suo popolo è dettato dalla mia passione per i tanti viaggi in quella terra e per aver raggiunto 5 volte Capo Nord in moto e autostop.

Simen mi ha subito impressionato nelle fredde corrispondenze di questo lungo inverno in preparazione della corsa del Parco Ruffini per precisione, professionalità e distaccata passione.  

Il fatto eclatante è vederlo arrivare all’Aeroporto con le stampelle per correre una 24 ore. Mi sono accertato della sua identità e poi se gli chiesto se fosse venuto solo per fare un giro visto che era infortunato. Con un calmo inglese modulato mi ha risposto: “Rest easy after that there will be nothing left of me that can walk!” In pratica lui sa che si spingerà talmente oltre che poi non potrà più camminare per tornare a casa.

In effetti oltre alla Spartathlon ha infinità di altre gare vinte qui elencate: https://simenholvik.no/running-cv

Spesso la gente gli chiede dove trova tutte queste forze. Lui risponde che corre verso una vita migliore dopo che è avvenuta una Tragedia!

 Prima Simen Holvick stava per perdere il padre, poi sua moglie Camilla ha ricevuto una grave diagnosi di cancro. Ha affrontato le crisi correndo nella “SUA BOLLA”. Adesso è in cima al mondo. Ma vediamo quale è sua storia raccontata ad un giornalista Norvegese di nome Morten Nesvik

Racconta che la produzione della birra e l’alta cucina erano alcune delle attività con cui riempiva le sue giornate nove anni fa.

In cucina e tra gli attrezzi per la produzione della birra nel garage di Hundvåg a Stavanger, nulla veniva lasciato al caso. Il liquido ambrato ribolliva in vasche e lattine. Con rigore scientifico, il padre produceva diversi tipi di birra che venivano poi imbottigliati. Come al solito, Simen dava il massimo in tutte le sue attività.

Oltre a Simen, la famiglia era composta dalla moglie Camilla e dai figli Ingeborg e Isak.

Una sera del 2014 squillò il telefono: da quel momento la vita avrebbe preso una nuova direzione. Il numero della chiamata era sconosciuto. Molto strano ricevere una simile chiamata a quell’ora di sera. Dall’altra parte c’era il preside della scuola dove il padre insegnava. “Suo padre è grave”, furono le parole del dirigente. Simen partì immediatamente. Arrivato a scuola, vide un’ambulanza nel cortile della scuola dove i medici stavano tentando di rianimare suo padre, che giaceva accanto alla porta d’ingresso della scuola, il volto cereo.

Il padre Audun Holvik (71 anni) aveva avuto un infarto, ma era stato davvero fortunato. I medici che hanno visitato il vecchio maratoneta hanno scoperto che in passato aveva avuto diversi piccoli attacchi di cuore.

Operato d’urgenza, il padre di Simen si salvò. Sebbene Simen fosse sollevato dal fatto che le cose fossero andate così bene con suo padre, sentiva un forte disagio: – “E se mi succedesse la stessa cosa? È giusto che io, padre di un bambino, non mi prenda cura del mio corpo?”

L’interesse principale dell’ingegnere informatico era la cucina e la produzione della birra, attività che avevano lasciato chiari segni sul suo corpo.

“Ero grosso e fuori forma, con una protuberante pancia da birra.”

Sono andato dal medico di famiglia. C’erano tre fattori che determinavano il mio futuro: geni, sfortuna e forma fisica.

I geni di Simen eran buoni, come lui. Fortuna o sfortuna, nessuno ne sa niente, ma il medico di famiglia poteva dargli un consiglio: doveva rimettersi in forma.

Con la precedente carriera di suo padre come atleta e maratoneta in mente, decise subito che avrebbe dovuto iniziare correndo. Il padre Audun aveva corso alcune maratone alla fine degli anni ’80 ed era l’orgoglioso detentore di quello che chiamava il record di famiglia con il tempo di 2.53.50.

Simen cominciò cautamente a correre un po’ nel quartiere, allungando poi le distanze. Ben presto si iscrisse a diverse gare. La prima è stata una mezza maratona locale a Stavanger.

– Ho corso come un pazzo! –

Era veloce, ma la sua forma non era ancora buona, faceva fatica, si surriscaldava.

– Ovviamente ero troppo impaziente e non ci volle molto prima che mi facesse male un ginocchio. L’infortunio fu così grave che lo costrinse al ritiro nella sua prima gara.

Molti, al lavoro e tra gli amici, risero di lui. Questo no fece che rafforzare il suo proposito: presto le risate si sarebbero trasformate in espressioni di rispetto.

Anche se la sua prima mezza era stata un flop, Simen ha ripreso a correre, sempre più veloce. La pancia da birra è scomparsa, insieme a ben 15 chili, finché, alla maratona di Rotterdam, ha battuto il record di suo padre ed è diventato il più veloce della famiglia.

Simen correva e si migliorava anche grazie al il sostegno e la comprensione della moglie Camilla e dei figli Ingeborg e Isak. Tenace e persistente, si allenava duramente a sera tarda, dopo il lavoro.

Il 2016 stava volgendo al termine e aveva un nuovo obiettivo con tutti i suoi allenamenti: l’ultrarunning. 

Ma mentre Simen si allenava per rimettersi in forma per competere nelle gare ultra, sua moglie si sentiva male da tempo. Sentiva che c’era qualcosa che non andava nella sua salute, ma nessuno dei molti medici consultati aveva capito cosa avesse.

Alla fine, la terribile scoperta di un cancro all’intestino tenue e un’operazione d’urgenza. Purtroppo però il cancro si era diffuso.

Camilla fu sottoposta a diversi cicli di chemioterapia, al termine dei quali c’era ottimismo: i medici dissero che la prognosi era buona e il cancro era scomparso. Camilla stava di nuovo bene.

La vita di Simen e della sua famiglia stava tornando alla normalità, e la famiglia si concesse una bella vacanza, un viaggio Interrail in Europa, seguita da un viaggio negli Stati Uniti per vedere Simen correre la maratona di Chicago. Poi, a dicembre, mentre erano alle Canarie per Natale, Camilla fu preda di dolori spasmodici, che la indussero a tornare in ospedale. Qui le dissero che non c’era nulla che indicasse che il cancro fosse tornato.

Tuttavia il dolore peggiorava e, nell’aprile 2019, Simen riportò la moglie in ospedale, insistendo perché venisse trovata la causa di tanto dolore.

Purtroppo, se fino a poco tempo prima non avevano trovato nulla, le immagini questa volta mostravano che il cancro era tornato e che si era diffuso all’addome.

  • Non c’era più niente da fare.
  •  

“Fu come cadere in un grande buco nero. Dovevo andare a casa e dire a un bambino di otto e dieci anni che la mamma sarebbe morta. Che questa volta in medici non sono riusciti a rimuovere ciò che faceva stare così male la mamma.” – confessa Simen.

Tre settimane dopo essere entrata nell’ospedale universitario di Stavanger per scoprire il motivo per cui soffriva così tanto, circondata dai suoi cari, Camilla Holvik è morta. Verrà sepolta il 3 maggio 2019, giorno dell’undicesimo anniversario di matrimonio di Simen e Camilla.

La piccola famiglia di quattro persone si trasformò improvvisamente e brutalmente in tre.

Simen si infilò le scarpe e corse via. E cominciò a correre all’interno di una bolla.

“Dovevo fare qualcosa. Dovevo trovare la forza per farlo!”.

Sentì un ritmo interiore non appena indossate le scarpe da ginnastica, correndo nella natura.

Simen gettò via il cronometro. Non si interessò più di tempi e distanze. Allungava sempre più il percorso per andare e tornare dal lavoro.

Le idee erano più chiare. Il fisico rispondeva. Correre è una meditazione, è un luogo in cui nascondersi con i propri pensieri.

La famiglia e gli amici hanno sostenuto i bambini e Simen, che ha continuato a correre e ha trovato la calma necessaria per affrontare la vita senza Camilla.

Ha completato molte lunghe gare, tra cui ha completato due gare di 24 ore a Bislet e una in Finlandia.

Ha dimostrato a tutti che c’è un livello più alto nella corsa e che lui lo padroneggiava.

Al punto che divenne famoso anche come padre di Ingeborg e Isak, quando il preside della loro scuola inviò una mail a tutti i genitori informandoli che il babbo dei loro due compagni era stato inserito nella squadra nazionale. Fu un onore per i due ragazzi, essere figli di un simile padre.

Nel Novembre 2019, era pronto per la sua sfida più grande. In Inghilterra, la “Gloucester 24 Track Race” si svolge in un impianto sportivo spartano, nessun confort, nemmeno spogliatoi adeguati, doccia feredda.

Ma Simen non si era mai sentito così preparato.

Pioveva e faceva freddo nell’aria, il taxi nemmeno riusciva a trovare il posto, ma quella era una pista storica, dove, nel 1982, fu stabilito il record britannico di 274.480 km in 24 ore, record battuto l’anno scorso qui al Ruffini da Britton con 277 km.

La  cosa più importante è che a bordo campo Simen aveva il padre, Audun Holvik, come sostenitore e Crew.

La gara aveva inizio alle 12 di sabato. Con il passare delle ore, il rumore della vita quotidiana usciva dalla testa di Sim e la sua mente si schiariva. Id olore era presente, ma Simen lo combatteva – “Ero solo io. Nessuno poteva distogliermi dal mio obiettivo. Quasi tutti possono correre lontano, ma spesso la testa si stanca molto prima del corpo. La mia testa – dice – non si arrenderà!”

Quel giorno in Inghilterra ricorda che il padre lo ha nutrito, con cibo e bevande come da bambino. Non si è accorto di nient’altro mentre correva in tondo sulla pista nel sud-ovest dell’Inghilterra. Da allora Simen ha sempre con sé suo padre Audun che lo aiuta quando corre le gare ultra quando può.

Finalmente venne domenica e l’orologio suonò le 12.

La corsa era finita. Simen Holvik dalla Norvegia aveva vinto!

Il risultato è stato di 253.140 chilometri in 24 ore. Il secondo miglior risultato di un norvegese in oltre dieci anni. Il 42enne si era fatto strada nell’élite norvegese, qualificandosi per correre in Campionati Europei e Campionati del Mondo in gare di 24 ore.

Aveva corso così tanto  che entrambi gli alluci erano diventati neri e grandi come palline da ping pong. Non riusciva a camminare.

Così dopo un periodo inimmaginabilmente difficile, Simen è sulla via del ritorno verso una bolla tutta sua felice o infelice che sia. Ma la vita sta lentamente tornando alla normalità.

La vittoria di Gloucester fa sì che a dicembre 2019 si sia classificato come il 17esimo miglior corridore al mondo, tra i primi 10 in Europa e il migliore nei paesi nordici.

L’inizio del 2020 non andò come previsto. La tradizionale gita sugli sci in Austria con i ragazzi si è conclusa con la quarantena. Simen non è stato testato, ma il suo medico di famiglia Vieitten dice che sia stato probabilmente infetto dal coronavirus. Dai 200 km corsi a settimana, Simen d’improvviso passò a zero.

Come molti, dopo un mese in cattive condizioni, riuscì lentamente a tornare in forma, con lunghe sessioni sul tapis roulant nel seminterrato. Diverse gare sono state ovviamente cancellate, ma ricevette un invito per la prestigiosa Spartathlon Ultra Race in Grecia che si svolge a settembre.

“Pensavo che sarebbe stata una crisi completa, ma ora ho imparato che come si fa a ricaricare le batterie da zero. Ora tutto ciò che devo fare è proseguire.”

E così ha fatto fino ad arrivare qui a Torino dopo uno strepitoso 2023. Auguri Simen!

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