Neppure a farlo apposta, la campana della torre che troneggia in cima al colle è perfettamente sincronizzata con il motore situato all’interno del mio petto: ogni tre secondi, fra un rintocco e il successivo, i battiti del cuore sono esattamente dieci.
Sarà una passeggiata domenicale – avevo confidato a qualcuno. Non ho mai corso da queste parti, e pensavo che otto ore fossero più che sufficienti per coprire la distanza della maratona. I primi dubbi, durante la salita a piedi dal centro di Carmignano alla Rocca: mia moglie boccheggia e io ansimo sbuffando per la fatica.
Il luogo del ritrovo è ubicato nel Parco, in una posizione dominante da cui lo sguardo può spaziare sull’ambiente circostante e la piana di Firenze. Peccato che la foschia impedisca di scorgere i particolari lontani, fra cui il campanile di Giotto e la cupola di Santa Maria Novella che si intravedono a circa 15 km di distanza.
Le gare previste sono 6 e 8 ore. Il circuito di 2.386 m scelto dall’organizzatore Samuel Bellin è assai gradevole: tre quarti asfalto, il resto soffici prati erbosi e sentieri delimitati da ulivi. Essendo le salite concentrate nelle due rampe anzidette, predominano i tratti in falsopiano e discesa, dove è possibile lasciarsi andare e correre a buona andatura. Nella 8 ore, a 20 minuti dalla fine, si girerà solo all’interno del parco su un percorso di circa 400 m.
Come la maggior parte dei partecipanti, mi sono iscritto alla competizione più lunga: nel mio caso, non per amor delle ultra, ma per la possibilità di ultimare i 18 giri della maratona (equivalenti a 42,948 km) senza ansia e patemi. Il cronometraggio è a carico della Cronorun. Ad ogni passaggio, sul pannello contagiri compaiono il nome dell’atleta e i giri ultimati.
Inizio a cuor leggero, fermandomi spesso a fotografare i paesaggi e i dolci pendii delle colline fiorentine. Dopo il mio ottavo giro, il sistema di rilevazione si guasta. Mentre i tecnici lavorano alacremente per risolvere il problema, il pannello contagiri non dà più segni di vita. La cosa disturba non poco, tanto più che ho dimenticato l’orologio nell’auto parcheggiata a Carmignano.
Concluso il 9^ giro in circa 3 ore e 15 minuti, la fatica arriva all’improvviso. Riesco a correre soltanto in discesa e anche nei falsipiani cammino. Il tempo non passa mai. Durante il tratto della rampa, ogni volta il cuore sale alle stelle. Mi tasto il polso: duecento battiti al minuto, roba da rischiare l’infarto!
Ultimato il 18^, chiedo conferma che sia tutto OK. La mia fatica finisce mentre gli atleti rimasti in gara iniziano a inanellare giri corti uno dopo l’altro.
Qualche problema sulla via del ritorno, per l’impossibilità di attraversare Carmignano ove sono in corso i festeggiamenti in onore di San Michele, patrono locale. Invece di dirigerci verso Prato, occorre deviare in direzione opposta, in un giro dell’oca verso Bacchereto e Seano.
La classifica pubblicata sul sito della Cronorun presenta qualche incongruenza. L’impressione è che, durante la fase di ripristino della strumentazione, gli addetti abbiano commesso non pochi errori. Ne hanno sofferto gli atleti della 6 ore, ad alcuni dei quali è stato probabilmente attribuito un giro in meno. Ne hanno invece beneficiato molti partecipanti alla 8 ore: per evitare eventuali contestazioni, i cronometristi hanno elargito qualche regalino di troppo.
Piero Ancora, fermatosi dopo 18 giri (aveva fretta di prendere il treno per Torino) ha avuto un giro in più (45,334 km). Sempre con 18 giri pieni, ma arrivato disfatto almeno 15 minuti dopo Piero, risulto invece aver coperto la distanza di 46,176 km, pari a 19 giri lunghi più due corti. Troppa grazia San Michele!!
Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)








Vito Piero Ancora e Massimo Tutt’apposto Faleo si improvvisano cantanti per la gioia di grandi e piccini

L’inno alla gioia di Maestro Piero


