di Vito Carignani
Ci sono nomi di luoghi, che portano direttamente al significato. Vedi New York, ti fa pensare alla contea inglese di York. Palagiano ti incuriosisce, provi a scoprirne l’etimo e ti perdi nella notte dei tempi. Territorio fertile, vegetazione lussureggiante, copiose risorse idriche naturali, crocevia di genti sin dall’ età del ferro. Quasimodo ebbe a scrivere: “Questo è un paesaggio omerico della natura, incastonato lungo il corso del fiume Lato e la Pineta dell’Appia, esso da sfondo a ricchi racconti dell’Odissea.



La Magna Grecia riferisce l’origine del nome a palaios – schenè, antico accampamento. Il centro storico cittadino, certo sorse su tracciato di un antico accampamento romano. I Romani, in fase di colonizzazione, pensarono a Pale, dea dei pastori e Giano, dio degli dei. Resta la realtà di una comunità protesa ad accogliere l’ospite viandante da millenni. Sin dal primo mattino della gara traspira umanità, innata educazione nei presenti; a partire dall’ amico Michele Giammanco, provetto ultramaratoneta, nonché capace organizzatore. Tenere impegnato un paese, pur con esigua partecipazione di 123 atleti, vuol dire essere sereni, tranquilli, cultori di primario senso civico, modo di essere, retaggio di pastori vissuti nei luoghi.
Certo la maratona è la regina della corsa, il partecipare apporta uniche, non trasmissibili sensazioni. Tuttavia essere al centro di Palagiano, si è tutti protagonisti. Le otto ore trascorrono lievi, pur con incombente fatica nel durante. La presenza di oltre venti volontari della Misericordia nel km di percorso, controllo dei Vigili Urbani lungo la via principale, l’ASD Apulia più che attiva dal primo mattino, sino al pasta party di fine gara, tutto ha contribuito al totale apprezzamento, in uno alla soddisfazione di esserci.
Momenti di riflessione, umana commozione, empatica condivisione a scandire il ticchettio del pendolo, che misura il tempo nelle otto re.
Un diversamente abile mi precede sul suo mezzo di trasporto; gli porgo la mano, dialogo partecipativo, mi chiama con energia “io corro più di te”. Un sorriso d’ affetto illumina il suo volto, lo saluto quasi in lacrime. Con Salvatore Labriola si pensa a Barletta, sempre 8 Ore sabato 17 dicembre. Rodolfo Antonucci dialoga con Franco Schiazza, che lo invita al suo Gran Sasso del prossimo luglio. Appena incontrati, come si conoscessero da sempre.
Alla settima ora, Domenico Favia e la sua campanula; gli confido simile al suono di Cetra appesa al collo, Lira di Hermes a portare i messaggi. Altri tempi a Banzi, quando si accompagnava con un campanaccio dal suono pari allo stridio di cornacchia, data la prolungata insistenza all’ uso. Domenico a dirmi di notarlo in un articolo: accontentato.




Otto salentini presenti. La solare amica Carmela Cataldo con Rodolfo Antonucci, miei compaesani. Franco Stefanelli, ad oggi tra i più appezzati ultra maratoneti in campo nazione. Oggi SM 65, corre da un quinquennio, ne ha bruciato le tappe. Greco Giovanni Pasquale, Re Gabriele, De Icco Gionatan, Candido Antonio, secondo alla 8 ore con 83,550 km, Marra Antonio, Palamà Patrizio. Infine, ma non ultimo, Salvatore Labriola di Trepuzzi che, per caso, incrociai 24 anni addietro (era il 1998) all’ottavo km della Mela, ingresso di Brooklyn. Altri bei tempi, ricordi. La prima delle mie sei maratone fatte in quel posto, assolutamente inimitabile.
Torniamo ad oggi.
Grazie, ma grazie di vero cuore a te amico Michele Giammanco, a tutta Palagiano per la bella giornata. Arrivederci, se possibile, al prossimo anno.
Mo, rivolto alla 8 Ore di Barletta, sabato 17 dicembre, degli amici Enzo Cascella e Massimo Faleo.
Un caro saluto


