Parma Marathon. All’insegna del buon gusto

Essa ha dato i natali ad Arturo Toscanini ed è stato il luogo di formazione di Renata Tebaldi e patria di Carlo Bergonzi. Lo sviluppo dell’agricoltura moderna, dell’alimentare e della tecnologia relativa, delle industrie Bormioli, Braibanti, Barilla, ecc., all’inizio del XX secolo, ha dato un impulso notevole all’economia locale ed ha segnato la crescita della società parmense.

002Grazie ai suoi prodotti tipici, ad una moltitudine di piccole e medie imprese, Parma ha scalato le classifiche della qualità della vita, raggiungendo uno standard ottimale a livello nazionale, europeo ed anche mondiale. Parma oggi significa Parmigiano e Prosciutto, Fiere, Teatri e Parma Calcio.

Fatta questa premessa sarò ora breve in quanto già risulta esaustiva la descrizione dell’evento svolta da Mario Liccardi.

Arrivato in hotel, il tempo di depositare la valigia e sono in centro. Una gran quantità di locali dà sfoggio di svariate qualità e quantità di manicaretti, ma d’altronde siamo in Emilia e, si sa, la cucina è una delle cose per cui gli emiliani vanno fieri.

Nell’attraversare piazza Garibaldi un incontro inaspettato con Gianni Baldini, un simpatico amico con cui passerò la giornata.

003Con lui mi dirigo subito in via Farini ove è ubicato il ristorante “Ai Tribunali” noto per la sua cucina tipica parmense; è un trionfo di ogni ben di dio, tortelli in tutte le salse, prosciutto, parmigiano in scaglie ecc. ma, mi limito ad un assaggio di primo accompagnato dai gustosi gnocchi fritti, rimandando il secondo per la cena. L’interesse culinario alle prelibatezze culinarie di Parma è in parte soddisfatto. Fa seguito la visita al centro maratona per il ritiro pettorali e al bellissimo centro cittadino con i suoi monumenti più importanti tra cui, il Palazzo della Pilotta appartenuto alla famiglia Farnese, la Cattedrale, il Duomo e la Basilica di Santa Maria della Steccata.

La mattina mi avvio verso la zona partenza ubicata nella Cittadella, la ben conservata fortezza pentagonale di Parma all’interno della quale sarà dato il via. Il percorso si snoda dapprima al suo interno per poi avviarsi nel centro storico della città e penetrare nel Parco Ducale mettendo in mostra tutto lo splendore di quest’antico Ducato.

004Si attraversano poi i ponti che tagliano il torrente Parma scendendo verso sud. Sette chilometri per poi lasciare la città e tuffarsi tra le campagne mai monotone e attraversare le frazioni di Alberi, Vigatto, Panocchia, Magnani Rocca, Piazza, Basilicanova e Porporano.

Il ritmo è buono e in proiezione mi illudo di poter scendere sotto le quattr’ore, ma così non sarà in quanto, dopo esser passato alla mezza in meno di 2 ore, avverto una certa stanchezza a gambe e polpacci complice forse la velocità un po’ più sostenuta del solito, il caldo ma soprattutto la fatica accumulata nelle ultime 3 ultra.

Se avessi cercato di trattenermi senza lasciarmi trascinare troppo dal gruppo al quale mi sono unito nella parte iniziale di gara, mantenendo un passo meno veloce, il risultato (visto a posteriori) sarebbe stato diverso. I primi 21 km di gara sono in lieve salita, tanto da non avvertirli più di tanto ma tali da indurire le gambe. La seconda parte, in gradevole discesa, è tale da invogliare a tentare una progressione.

005Un lungo rettilineo e finalmente si torna in città. Si attraversa un ampio viale alberato per poi piegare ad angolo retto, non più di 200 metri per giungere alla porta della Cittadella ove la maratona si conclude senza infamia e senza lode. Finisher con 4:05:18, porto a casa un gran senso di gioia. Che dire, evento ben organizzato, deposito borse piantonato dal personale, e possibilità di effettuare una doccia calda presso gli spogliatoi dello stadio Tardini, occasione per i calciofili di visitare uno dei tempi italiani di questo sport.

Come in tutte le maratone, difficilmente si resta indifferenti. Queste gare lasciano un segno indelebile che serve come esperienza per affrontare nuovi limiti. Ciò che rimane è un bagaglio umano di notevole spessore, ci si mette in gioco per testare la propria resistenza fisica, la capacità di sostenere certi ritmi, superare i propri, ascoltare interiormente se stessi, le proprie emozioni e fatiche, percependo alla fine valori essenziali quali il rapporto con gli altri.

Molti pensano che io sia pazzo nel torturarmi per 42 km e a volte molto oltre, ma invece è proprio il contrario. Non confondiamo la comodità con la felicità. Dostoevskij aveva ragione: “La sofferenza è la sola origine della coscienza”. La fatica è qualcosa di magico per cui la corsa rimane la mia terapia.

 

 

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