La gara è partita dalla Cittadella, la ben conservata fortezza pentagonale di Parma, con un mini-circuito all’interno del parco, in cui si procedeva lentamente, imbottigliati nella stradina, troppo stretta per ricevere “l’assalto dei mille”. Fuoriusciti, abbiamo scoperto la città, che racchiude nel suo centro storico tutta la fama degli antichi albori e cela lo splendore di capitale; ciò nonostante, ci è apparsa vivace ed operosa ma non frenetica, a “misura d’uomo”.
Ci siamo poi silenziosamente introdotti nel Parco Ducale, in cui troneggia maestoso ed elegante il Palazzo Ducale, testimonianza di un passato glorioso, e nell’attraversare questo sito abbiamo respirato l’aria pacata e serena di un’epoca all’apparenza non troppo lontana, assaporando la magica sensazione che ivi il tempo non sia mai passato.
Dopo i primi chilometri, corsi in un’ospitalissima Parma, il tracciato di gara proseguiva con un lungo ma non monotono giro per le campagne, toccando frazioni, borghi e quartieri parmigiani e parmensi.
La prima parte del percorso era in lieve salita, che quasi non si avvertiva, forse perché non si era ancora troppo stanchi per percepirla o perché distratti nell’osservare l’ambiente circostante. A conferma di ciò, la seconda parte di gara si è viceversa rivelata in gradevole discesa, tanto da invogliare a tentare una progressione.
Molto suggestivo il paesaggio, prevalentemente costituito da campi, villette e poderi sparsi qua e là, ai bordi della via.
Il sole, caldissimo, brillava alto in un cielo terso di un azzurro intenso, le colline a fare da cornice ed il silenzio da colonna sonora. La natura non aveva bisogno di parole per comunicarci la sua perfezione e la dedizione dei suoi abitanti nei confronti dell’amata terra, genitrice di tanti preziosi prodotti tipici che ben apprezziamo quotidianamente sulle nostre tavole.
La quasi totalità di chiusura al traffico ha contribuito a colmare i nostri animi di quel clima di serenità di cui necessitano, dopo una settimana all’insegna del frenetico tran-tran quotidiano. Questi luoghi, pregni di pace, ci hanno donato pace e conferito uno stato di piacevole abbandono, una sorta di liberazione, sebbene provvisoria, dai pensieri e dagli assilli che incombono sull’umana esistenza.
Il sole, inaspettato dopo la pioggia e le giornate cupe dei giorni precedenti, ha altresì esaltato la bellezza delle campagne ed i variegati colori della vegetazione, tipicamente autunnale. Le fronde degli alberi alternavano fogliame ancora verde acceso a quello più sbiadito e tendente al giallo, passando dall’ocra per poi ricoprire tutte le tonalità cromatiche della scala dei rossi, a partire da quello prettamente arancione, passando a quello spiccatamente vivace, fino ad arrivare ad uno più cupo ed a terminare con un riflesso ramato o ancora violaceo.
Spesso mi sono ritrovata con il capo all’insù, immersa nel contemplare lo spettacolo naturale che si proiettava dinnanzi a me.
Questa prima edizione di gara ha sicuramente soddisfatto le aspettative, e degli organizzatori, e dei maratoneti: buona la chiusura al traffico, ottimi i ristori, molto veloce il percorso, con lunghi tratti rettilinei. Per contro, ci hanno un po’ disorientato i cartelli chilometrici, non sempre posizionati correttamente.
Molto emozionante, quantomeno per la sottoscritta, il traguardo nel parco della Cittadella e la medaglia posizionata al collo di ogni arrivato, con tanto di complimenti di rito, gesto non scontato che ha il potere di ripagare di tanta fatica e di commuovere ogni volta.
In ultimo il dopo corsa, ossia il “buono”, compreso nel pacco gara, per uno squisito panino imbottito con pregiati salumi locali, ottimo se accompagnato dalla fresca e corposa birra artigianale, che si poteva acquistare negli stand attigui.
Di questa maratona serberò piacevoli ricordi, sebbene la frase che mi è rimasta più impressa, raccolta sul percorso, sia stata questa: “Nonna, quando si tolgono?” Lì per lì mi ha strappato un sorriso, ma a freddo mi ha dato da riflettere. L’ingenuità di un bambino, impaziente nell’aspettare che anche l’ultimo maratoneta sgomberi la strada per permettergli di scorrazzare tranquillamente, la dice ben lunga. Fortunatamente trattasi di una minoranza, in quanto gli abitanti di Parma e dintorni si sono mostrati molto accoglienti, salvo qualche raro caso di automobilista esasperato dalle attese. Auspico che questa minoranza, refuso di una “mala” educazione (ancora troppo radicata) di intolleranza nei confronti dello sport e di chi lo pratica, possa presto svanire e che gli uomini di domani saranno capaci di coltivare un mondo che apprezzi e favorisca l’attività fisica come sana occupazione del tempo libero.



