In prossimità del 24esimo km la tragedia. Mentre una vigilessa incanalava i maratoneti sul lato destro della strada, accanto all’autoambulanza un atleta era steso a terra soccorso dal personale medico. Avevo saputo del tragico epilogo mentre correvo gli ultimi chilometri della maratona. Ad una mia precisa domanda, un addetto della protezione civile mi aveva informato che lo sfortunato maratoneta era deceduto. Trascrivo quanto riportato nell’edizione on line di Repubblica. “Un podista di 49 anni, Luigi Liuzzi, pugliese di Polignano a Mare, ha perso la vita domenica mentre stava partecipando alla Parma Marathon. Poco dopo le 11, attorno al chilometro 25, nella zona di campagna di Mamiano, l’uomo si è improvvisamente accasciato al suolo; subito è stato soccorso dagli altri atleti in gara; qualche minuto più tardi sono arrivati i militi del 118 che hanno tentato di rianimarlo con massaggio cardiaco e defibrillatore ma non c’è stato nulla da fare. Il 49enne, che lascia moglie e due figli, era morto sul colpo”.
Sentite condoglianze alla famiglia da tutti noi. Anche se dopo questa premessa riesce difficile raccontare la cronaca di una giornata priva di spunti gioiosi, ci proverò. Come sempre, la vita continua.
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Dopo i lavori in corso iniziati nel 2007 che l’hanno rimessa completamente a nuovo, la maratona di Parma ha ripreso lo scorso anno.
Nel 2005, mentre andavo a Parma in treno, m’ero addormentato e svegliato solo a Piacenza. Arrivato dopo varie traversie sulla linea di partenza 20 minuti dopo lo start, ero riuscito a raggiungere l’ultimo concorrente dopo un’ora di corsa.
Quest’anno non ho problemi di sonno. Merito della frizzante Cristina Troni che incontro in treno e mi tiene sveglio con i racconti delle sue avventure nel mondo podistico e dintorni.
La maratona di Parma ricorda quella di Reggio Emilia. Primi chilometri in città, poi lieve salita verso la collina per un dislivello positivo di circa 200 metri. Dal 25esimo km si torna indietro in leggera discesa.
Nel percorso cittadino Parma batte Reggio Emilia 2 a 0. Si parte dalla fortezza pentagonale della Cittadella e, dopo un giro all’interno del parco, transitiamo sotto il bel portale marmoreo per proseguire poi verso la città. Uno stop per fotografare piazza Garibaldi, il Teatro Regio e l’imponente edificio cinquecentesco del Palazzo della Pilotta. Un tratto piacevolissimo è quello all’interno del Giardino Ducale, con l’imponente Palazzo Ducale che fa bella mostra di sé.
Lasciata la città iniziano le dolenti note. In periferia prevalgono lunghi rettilinei fra campi, insediamenti industriali e poderi sparsi, congeniali solo ai toprunners che vogliono correre veloci. Scarso il tifo nei pochi centri abitati attraversati, senza musica e altre iniziative per fare un po’ di festa. Se non fosse per la verve di Maria Sole Paroni, con la quale condivido molti km del percorso, sai che noia.
Nel regolamento si legge un avvertimento alquanto sibillino: “in prossimità del tempo limite, si segnala che il percorso verrà gradualmente riaperto al traffico fino ad esserlo completamente una volta raggiunto tale limite…”. Alle 13:00, dopo neppure 3 ore e 45 minuti di corsa, quando i top runners sono ormai arrivati, le strade sono riaperte al traffico nelle due direzioni. Ci risiamo, neanche a Parma c’è rispetto per gli ultimi della classe. Perchè nella maggioranza delle città italiane non si riesce ad organizzare, neppure una volta all’anno, una giornata ecologica all’insegna dello sport e divertimento? Basta varcare i nostri confini per toccare con mano la differenza. All’estero le strade interessate dalle manifestazioni podistiche rigorosamente chiuse al traffico sono la normalità.
Come mai nella vicina Reggio Emilia ciò è invece possibile? I parmigiani vadano a studiare all’università di Reggio per imparare come si fa. Non solo per l’assenza di auto, ma anche per un percorso vario e mai monotono con pochi rettilinei, nella parte periferica/collinare Reggio Emilia batte Parma 10 a 0.
Che dire ancora di questa maratona?
Ottima l’area Expo al parco della Cittadella, provvista di un capiente deposito borse all’aperto presidiato, musica fino a pomeriggio inoltrato e chioschi per mangiare e bere in compagnia. Luogo ideale in presenza della cosiddetta “ottobrata” di questi giorni caratterizzata da clima eccezionalmente mite e temperatura fino a 27 gradi, ma che succederebbe in caso di pioggia? Causa però la mancanza di bagni chimici, ognuno si arrangia come può. Vedere l’articolo di Repubblica (clicca qui)..
Discreti i ristori provvisti anche di cibi solidi. Anche se distante dal traguardo ben oltre i 400 m segnalati dall’organizzazione, eccellente lo Stadio Tardini con docce pulite, calde e corroboranti.
In attesa di prendere il treno delle 16:54 per Bologna, mi resta il tempo di attraversare il bel centro storico di Parma per una visita a Duomo e Battistero che si erano solo intravisti lungo il percorso di stamattina.
PS. Leggo ora la cronaca di Fabio Marri (clicca qui). Lui, top runner da 4:30, racconta un percorso completamente sgombro dal traffico (“chiusura al traffico assoluta”, scrive). Io, supertapascione da 5:45, ho avuto tutt’altra esperienza. Un muro di differenze alto un’ora e passa ci divide.
Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)
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