Questo crogiolo di culture e di necessità (anche alimentari) tanto diverse, hanno messo alla prova la capacità organizzativa e la dedizione sia mia che di tutti i volontari presenti.
Il risultato è stato, credo, una manifestazione tutto sommato ben organizzata che ha funzionato correttamente nonostante una drastica diminuzione dei volontari presenti sul percorso che non hanno potuto presidiare, come avvenuto lo scorso anno, anche il secondo check-point “remoto”.
La cucina ha brillantemente, come ormai tradizione, messo tutti d’accordo e solo la forte atleta canadese ha fatto massiccio uso dei suoi “personali” integratori.
Il percorso di gara, accorciato di 55 metri rispetto allo scorso anno, è risultato piacevole e dannatamente veloce, come hanno dimostrato la pioggia di record personali ed assoluti che molti atleti hanno conseguito (i bilanci tecnici preferisco lasciarli agli statistici perchè un padre ama tutti i suoi figli allo stesso modo…) e solo dei “fisiologici” infortuni hanno costretto ad un super lavoro il fisioterapista presente quotidianamente.
Le temperature clementi (se non fresche) hanno caratterizzato tutte le gare e solo alla “premiazione” il meteo mi ha costretto a spostare la cerimonia all’interno del salone, cuore pulsante dell’Oasi del WWF con qualche piccolo disagio.
I partecipanti alla gara di 6 Giorni sono stati in totale 32 con un quasi raddoppio rispetto allo scorso anno e con un livello tecnico tale da permettere al vincitore (Vasile Frigura, neo Campione Italiano IUTA della 6 Giorni) di non essere tranquillo a coprire, per vincere, oltre 700 chilometri. Anche quest’anno, a dimostrazione di quanto sia importante la tenacia ed il cuore nelle gare lunghe, le donne hanno raggiunto posti di rilievo nella classifica assoluta.
La gara di 48 Ore ha invece visto 13 partecipanti col Dio Tallarita a guardare dal suo Olimpo gli avversari.
Un numero da podio giusto giusto per la “strana” gara di 72 Ore, mentre a quella di 24 Ore hanno preso il via 19 persone con Vito Intini a “litigare “ con la Toscana per il podio.
La famiglia si allarga, quindi, e questo mi impone di strutturare la mia organizzazione per garantire, anche con numeri ben maggiori, quella qualità necessaria a non tradire la fiducia che la Federazione e gli Iscritti tutti hanno riposto in me.
Che poi sia necessario un pizzico di follia per organizzare un evento del genere beh, questa è un’altra storia che spero di scrivere e di leggere insieme a tutti voi.


