E’ sera inoltrata. Svoltando a destra della via principale, affronto sempre ripida discesa di appena 15 metri. Mi sovviene Dante e il suo trisavolo Cacciaguida:
Tu proverai si’ come sa di sale
lo pane altrui, e com’è duro calle
lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.
Il faticoso sentiero del km di gara, ormai è solcato da 6 ore e mezza. La salita si fa come si può. La scesa, per l’aspro movimento verso il basso, fa scricchiolare “giunti e guarnizioni”, simil a foglie secche.
Di contro, “lo pane altrui”, per niente, ha mai saputo di sale a Cagnano. Il punto di ristoro attiguo alla Kartosud – Giuliani in via Giannone: una vera Tavola Fredda. Alimenti liquidi e solidi di varia natura, gran parte energetici. Una tinozza di birra alla spina in perdurante servizio. Termine gara allo scoccar della mezzanotte, cui segue per primo un profluvio di pasta con le cozze; di seguito pepata di mitili, salsiccia arrosto. Il tutto irrorato con bottiglie di vino DOC.
Grande Pasquale, encomiabile tutto il Gruppo in ausilio. Massima gentilezza, pazienza, capacità di emotivo coinvolgimento a sollievo della fatica sostenuta dagli atleti. Procurando nei presenti, tra l’altro, uno stato di empatica allegria, contentezza. Cena notturna che mi vede spettatore, in quanto dopo le gare mi si rimpicciolisce lo stomaco. Era il 1994, chiusa la maratona in 3 ore e 24 minuti a Torino. Trangugiai di botto un piatto di rigatoni al ragù, che rimisi all’ istante. L’ arrivo era alla Reggia di Venaria. Da allora, come colpito dalla legge del contrappasso, lo stomaco reclama passate almeno cinque/sei ore.
La catena alpina è la più grande d’ Europa. Avendola conosciuta, si apprezza il lembo promontorio garganico nella sua diversità. Giunto su minuscola funicolare al Rifugio di Punta Helbronner del Monte Bianco, si è al cospetto di un paesaggio senza limite. Altrettanto a Rio Falzè di Madonna di Campiglio, con di fronte il 25 km di piste di sci di fondo di punta Crostè.
Invece il Gargano è promontorio, parte estrema di falde erose dal tempo.
Da Poggio Imperiale verso Rodi, si guardano quasi quinte di palcoscenico naturale a dividere la profondità di campo in più parti: altura, bosco, piana coltivata, lago, riva, mare. Sito focale di osservazione del tutto è la Stazione di Servizio a tre km da Cagnano, posta a sommità di una cresta rocciosa. Si notano le sinuosità del lago di Varano, con lontano un soffuso apparire delle Isole Tremiti in campo aperto.
Sono sconvenienti, antipatici confronti tra posti parimenti baciati da assolute bellezze naturali. Dico soltanto che i luoghi garganici rispetto alla costiera amalfitana- fatta sette volte la maratona Coast to Coast del caro Antonio Esposito- appaiono differenti nell’ orografia del territorio. Nei 42 km da Maiori a Sorrento è palese la mano dell’uomo: leggiadre colture a terrazza lungo il pendio, ville con piscine perpendicolari a muro tra alta scogliera e mare.
Lungo la via che porta a Carpino, usciti da Cagnano: mandrie di bovini, in bilico a bordo strada proseguire lentamente verso le stalle. Quando la maratona andava e tornava da Sannicandro, molto originare vedere tante mucche bivaccare su un ponte di strada non più transitata. L’ascolto del raglio asinino in bosco ceduo; cinghiali, tassi, volpi, gatti selvatici stanziali in riserva protetta; colombacci, gufi, allocchi volare tra i rami.
Tra Cagnano e Lido Del Sole c’è un’amena contrada con la Chiesetta dell’Annunziata in riva al lago di Varano. Luogo di piena spiritualità con il Crocifisso, che emerge dalle acque in Croce lignea del 1.300. Tradizione, leggenda di pescatori narra che stava all’ apice di una chiesa distrutta da alluvione per punizione divina.
In mia memoria il ricordo del 15 giugno 2013 nei 50 km chiusi in 6 ore e 39 minuti. Intorno al 30esimo, dopo irta, interminabile salita: il monumento della Vergine Maria quasi a librarsi nel cielo. Mi son chiesto più volte del significato, il perché sia stato posto in tale incomparabile eremo. Pasquale, fammi sapere!!
E’ d’obbligo la visita alla grotta di San Michele, approdo continuo di pellegrini in transito, per effetto storico, religioso, naturalistico. La statua dell’ Arcangelo, integra copia di quella venerata a Monte Sant’ Angelo, per tradizione meta spirituale di San Francesco e Padre Pio da Pietrelcina. La devozione a San Michele, legata per secoli alla transumanza praticata in tutto il Gargano.
Il sabato mattina, pre gara, l’acquisto della Bianche del Gargano al mercato di piazza Giannone. Arance dal color giallo dorato di buccia, maturano da aprile ad agosto, buone, succose sino a settembre.
Il caro amico, avv. Mario Nachira di Galatina, ora continua a correre nell’ azzurro del cielo, aveva fatto la prima edizione nel 2004. Assieme corremmo la seconda il 15 maggio 2005, da me chiusa in 3:55. Avevo 62 anni. Sempre presente a Cagnano, sino a sabato 17 agosto 2024, anni 81. Ci hanno lasciato tanti compagni di viaggio: Felice Russo, Mario Nachira, il dott. Guido Ponzio, Giuseppe Di Luzio con la sua barba bianca avvolgente, in questi giorni Pietro Frendino, che correrà la sua centesima maratona tra gli Angeli. Renato Narcisi de Roma, il primo, grande presidente del Club Supermarathon Sergio Tampieri, Giuseppe Togni, William Govi. Nel tempo conosciuti altri, presenti quest’anno. Ben tredici della Manoppello Sogeda, tra cui D’ Amario Gianluca, 2° assoluto nella 6 Ore. Stefanelli Franco, Di Giulio Cosimo, Calabrese Michele. Nella 8 Ore, il Triangolo perfetto illuminato da Angela Gargano, Barbara Cosma e Fina, Vanessa Elena. Con la loro perdurante spensieratezza, quasi ad annullare la fatica. I salentini Candido Antonio, Antonucci Rodolfo e Picca Cesareo. Martino Domenico, Gemma Lorenzo, Rizzitelli Michele, Vito Piero Ancora, Aldo Gallo- indimenticabile l’unica 6 Ore nella Sua Montecalvo Irpino- Manferdini Leonardo, Faleo Massimo e Capecci Francesco. Ultimi, ma non tali: Giovambattista Malacari, anima della 6 Ore di Curinga assieme al parroco don Giuseppe Fazio, assiduo, instancabile ultra maratoneta.
Prima dell’inizio gara, un intenso, fugace saluto con Franco Draicchio e famiglia, al suo ritorno in macchina a Serra dei Conti dopo le ferie a Carpino, paese della consorte.
Carpino, Hotel de la Ville, le settimane agostane trascorso in occasione del Festival di musica etnica. Memoria dei maestri cantori Antonio Piccinonno, Antonio Maccarone, il solingo musico poeta Matteo Salvatore di Apricena. Carpino, un incanto incastonato tra le rocce in luci soffuse dopo il tramonto, al ritorno da Sannicandro a Cagnano nelle tante passate maratone.
Massimo Faleo ha donato, a nome del presidente Paolo Gino e tutto il Club Supermarathon Italia, il libro ORTA 10 IN 10 a Pasquale Giuliani, rinsaldando i già buoni rapporti con la Comunità garganica cagnanese.
A circa un’ora dal termine, uno spettatore: “scusi il mio amico è convinto che, in età avanzata- eufemismo di vecchia- non è opportuno correre. Posso sapere gli anni “Accarezzandogli il braccio, rispondo “81”. Il suo sorriso è di sincera, vera simpatia.
Appena poche ore, è domenica di ritorno a casa, indosso la maglietta del Passatore 2019. Incontro sul’ uscio del B&B Luca, Gianluca, Matteo; tre giovani nuotatori di Fano, tesserati FIDAL. Luca, alla vista della maglietta, avvia il dialogo. All’istante, come ci fossimo conosciuti da sempre, commosso dalle considerazioni, apprezzamenti rivoltimi. Due foto, già ricevute via telefono.
Trascrivo integralmente il messaggio inviatomi da mia cognata Cristina: “I complimenti a mio cognato per la sua forza e il suo coraggio. Dovrebbe essere di esempio a tanti più giovani di lui, che si sentono sempre stanchi senza fare nulla.
Non so in quale posto in classifica sei arrivato, ma per me sei sempre il numero uno.
Complimenti ancora”.
Grazie di cuore Pasquale, arrivederci, ciao.



















