Tralasciando la distanza di circa 13.000 km che ci separano dal luogo, la location della maratona è situata all’interno del parco “Torres del Peine” (colonne di granito che svettano fino a quasi 3.000 m con qualche lato coperto di neve e circondate da laghi e ghiacciai), un luogo a dir poco “magico”. Ma andiamo con ordine.
Si deve arrivare a Puerto Natales che è il comune che organizza, ma per arrivare lì, devi prima arrivare con l’aereo a Punta Arenas nell’estremo sud davanti allo stretto di Magellano (lungo 670 km e largo 34 km).
Da Punta Arenas col pullman si imbocca la Ruta De La Fin Del Mundo e si risale per 226 km la Patagonia fino a raggiungere Puerto Natales ammirando terreni brulli ma pieni di animali al pascolo in recinti che si estendono per km e km in ambo le parti della strada.
Arrivati a Puerto Natales, il pulmino dell’hotel Rio Serrano ci preleva e ci conduce al quartier generale della maratona, circa 86 km per un totale di altre due ore viaggio (qui le distanze si calcolano in ore viaggio). Scopriamo che siamo nel luogo di arrivo della maratona.
Il mattino della maratona un pulmino ci conduce alla partenza. Siamo un gruppetto di nemmeno 200 anime immersi completamente nella natura. E’ stato un bene essersi preparati in albergo, altrimenti ci si sarebbe dovuti aggiustare su una qualche roccia nei dintorni. I numerosi cespugli che circondano, favoriscono l’espletamento delle ultime funzioni corporali, prima dello start. Un tavolino con acqua non manca, ma ti devi adattare per bere perchè non ci sono bicchieri. Alcuni hanno il camel bag, altri cinturoni con bottigliette di vario genere. Ma, ripeto, tutto intorno era uno spettacolo, sembrava di essere in un film naturalistico.
Alle 11:00 esatte, lo Start. Ripercorriamo di corsa la strada del pulmino che ci ha portati un’ora prima.
Percorso tutto corribile, tra asfalto e sterrato compatto con lunghe salite ed altrettante discese. Il paesaggio si esprime in rocce, colline, montagne innevate sullo sfondo. Per qualche chilometro costeggiamo il lago Toro e poi qualche fiume, in questa zona, l’acqua non manca proprio.
Ristori ben forniti con bidone di acqua e bidone di biotonico. Anche qui non esiste il bicchiere, ma una unica caraffa per uso comune. Mele affettate, a volte cioccolato, banane a pezzi, poco altro per i 6 ristori totali lungo il percorso. Ma c’è sempre la sensazione di non essere abbandonati, perché gli organizzatori sono ben presenti a chiedere se tutto procede per il meglio.
Sorpresa dopo la prima metà di gara: comincia il vento. Dopo 22 km soffia a circa 40/50 km ora sempre addosso – pareva di essere in motorino senza il casco – un paio di volte mi ferma e non mi lascia fare il passo in avanti. Mai provato una cosa del genere. Nonostante la bandana che teneva il cappellino verso il 30 km mi vola via ed è ancora là giù sulla riva dove è finito. Lo troverà qualche pastore e si domanderà cosa vorrà dire la scritta Biella.
Dopo 20 km di vento, arriviamo al traguardo davanti all’Hotel Serrano dove Daniela mi aspetta per fare la foto.
Ero convinto di essere l’unico italiano in gara, ma scopro all’arrivo che una mezzora prima di me (io 5 ore e 33 min) è arrivato il Luigi dalla Brianza (46 anni).
Clicca qui per le foto (di Natale Zanovello)
Patagonian International Marathon 2013 – Summary (1:56)




