con quattro gambe
e un cuore solo,
che balza
da un petto all’altro,
perché la forza dell’uno
possa aiutare l’altra
ad andare avanti.
Perché l’entusiasmo dell’una,
possa contagiare l’altro
a procedere con fiducia.
Ed ambedue,
vicendevolmente
si sostengono
come in un passo di danza
dentro la coreografia
di uno scenario
dove ognuno
si sente il protagonista
agli occhi dell’altro.
Non c’è sfida,
non c’è sopraffazione,
non c’è invidia o prevaricazione
dell’ uno sull’’altra.
E’ solo la consapevolezza
di chi continua ad essere
una coppia fuori
l’ordinaria vita a due.
Che ha deciso
di condividere tutto,
anche la passione
per la stessa attività,
quale è la corsa.
Non è perciò col proprio ego
che si corre e si va avanti,
ma con quell’intimo linguaggio
che ogni coppia costruisce,
e ci si riconosce
e solo essa sa codificare
perché il loro rapporto
resti saldo e inespugnabile
come una roccia.
Si divide la fatica,
si moltiplica la gioia.
E quando solo uno dei due
raggiunge il traguardo,
è come se stesse in apnea.
Sta in attesa e scruta
che l’altra arrivi,
spera che stia andando tutto bene.
Alla vista di un cenno familiare
ecco che spunta un sorriso
nelle smorfie della stanchezza.
Solo allora le membra si sciolgono
in un abbraccio liberatorio
per esprimere
tutto l’entusiasmo compresso,
in una soddisfazione
che cancella ogni dolore.
Tu eri la metà
di quell’entusiasmo.
Tu eri in quell’abbraccio,
che cancellava
ogni preoccupazione.
Tu regalavi il sorriso
sul volto del tuo amato.
Ho visto tante volte questa scena che lascia immaginare tutte le parole racchiuse in quell’abbraccio. Ho rubato sguardi che sintetizzavano mille pensieri. Un rituale che rinnova ogni volta la fiducia reciproca della coppia, dove si conferma ogni volta l’essenza di un legame indissolubile.
In una maratona a circuito, dove il passaggio degli atleti è ciclico, sono rimasta sorpresa quando ho visto te, Tiziana, fermarti, spezzare quell’alchimia che c’è sempre stata col compagno di una vita.
Ho pensato ad una tua indisposizione, ad una passeggera stanchezza. Succede a volte.
Sei stata sostenuta e sorretta dalla tua metà che ha interrotto la gara premuroso e preoccupato per te. Dopo poche parole gli hai detto di continuare, con un gesto lo hai invitato a proseguire, a correre, a portare a termine la gara. Lui continuò, ma con un sorriso spento. Forse già sapeva o forse solo immaginava quanta fatica ti era costata rinunciare. L’immagine che mi porto di quel giorno è una tua smorfia di dolore e una delusione che non ti riusciva nascondere.
Quella che doveva essere una indisposizione passeggera, si rivelò inesatta. Alla occasione successiva, mentre tutti correvano, ti ho incontrata per le vie della città. Alla mia incredulità di vederti nelle vesti inconsuete di una turista, hai alzato le spalle in segno di rassegnazione e poi con i tuoi occhi chiari e con l’accenno di un sorriso, con un tono che non ti conoscevo, mi hai detto che per un po’ avresti seguito la corsa dietro le quinte. Avresti visitato le città passeggiando invece che correre per le sue strade.. Non hai voluto andare oltre, hai lasciato il tuo volto pallido a dire il resto.
Altre volte ci siamo viste, in quegli incontri veloci dove si hanno poche manciate di minuti per scambiare due chiacchiere. Era evidente che dentro di te c’era qualcosa che ti stava devastando, ce lo confermava lo sguardo spento e rassegnato che stava dietro di te, di tuo marito che evidentemente si sentiva impotente davanti alla malattia. Ci lasciavi con un sorriso che voleva ingannare per un momento quello che ti stava capitando.
Nell’ultima maratona, quella degli innamorati a Terni, hai aspettato la tua metà, come aveva sempre fatto lui con te.
In prossimità del traguardo, vi siete presi per mano e avete fatto gli ultimi passi insieme. E’ stato il tuo ultimo traguardo.
Nei giorni successivi ti sei preparata per un viaggio senza confine. Per chi se ne va è un dramma. Per chi resta è drammatico continuare a procedere da solo, è una fatica immane. Quando si ama tanto, consola e strugge il pensiero che quel legame non si spezza mai. Per non impazzire si trovano altri modi per sentirsi vicini.
Ciò che resta in chi ti ha conosciuto, invece, saranno i tuoi occhi chiari e limpidi che irradiavano luce nel tuo volto sorridente, contornato dai tuoi capelli rossi. E’ così che continuo a immaginarti ogni volta che ti penso.


