“Il G.S. La Piave 2000 festeggia il 10° anno della Belluno Feltre Run (30 km) con l’organizzazione di un’unica e irrepetibile maratona nel territorio bellunese. Maratona che intende valorizzare il nostro territorio seguendo il fiume sacro della grande guerra “Il Piave” e ricordare la grande tragedia del Vajont partendo con la gara dal cimitero di Fortogna, luogo sacro delle vittime della catastrofe del 1963. La corsa che idealmente unirà il territorio bellunese attraversando 8 comuni, da Longarone sede di partenza, Ponte nelle Alpi, Belluno, Limana, Trichiana, Mel, Lentiai e Cesiomaggiore sede di arrivo, valorizzerà uno scenario naturalistico di grande impatto per i concorrenti che si cimenteranno nella manifestazione. Il passaggio degli atleti lungo il percorso è sempre stato accompagnato da un folto pubblico animato dall’amore per lo sport. Una gara che rimarrà nei cuori dei partecipanti”.
L’appuntamento è alle 4:00 di oggi, domenica 26 marzo, all’uscita 6 della tangenziale di Bologna. Dalla Romagna arrivano tre esponenti del Golden Club Rimini International: il santarcangiolese Alfio Polidori e i sanmarinesi Cristiana Di Pietrantonio e Aroldo Broccoli.
Nonostante l’ora legale ci obblighi ad una levataccia, alzarsi all’alba per recarsi al Piave non è un sacrificio: la voglia di sperimentare una gara unica è troppo forte per avere sonno. Sveglio come un grillo è il driver Alfio che si è assunto l’onere di riportarci a casa tutti sani e salvi.
Lasciata l’autostrada a Padova, dopo Castelfranco e Montebelluna arriviamo a Busche (BL) per il trasferimento con navetta al cimitero monumentale delle vittime del Vajont di Fortogna, frazione di Longarone.
Per dare un tocco di internazionalità alla maratona, i dati di altimetria e tracciato sono espressi in miglia. Di seguito l’altimetria, il percorso e i tratti salienti (inizio, attraversamento di Belluno, arrivo a Busche).





Dopo una settimana che preannunciava pioggia, il tempo è bello. Anche se all’inizio la temperatura è bassa, il cielo si presenta sereno con rari passaggi di nuvole sparse. Pioverà solo verso le 16:00, a maratona conclusa.
Dopo il doveroso pellegrinaggio al cimitero monumentale delle vittime del Vajont e le foto di rito, alle 9:30 si parte.
Nonostante i circa 200 m di dislivello fra partenza e arrivo evidenzino un predominio dei tratti in discesa, ci sono spesso salitelle (gli atleti con GPS segnalano 250 di dislivello D+). Nei primi km, certamente i più belli, si percorrono stradine sterrate attraversando prati verdi, accanto ad alberi da frutta in fiore e boschi di pini e abeti. Il traffico motorizzato è inesistente. Mi sento bene e corro a fianco dei palloncini delle 4:45 capitanati dalla nostra Maria Sole Paroni, poi con quelli delle 5:00 con i quali rimarrò fino alla Mezza.
Come al solito Alfio Polidori si prodiga nelle sue famose piroette a testa in giù e tiene allegra la combriccola con gustose battute romagnole indirizzate alle rappresentanti del gentil sesso che incontra lungo la via.
Superato il centro di Belluno, scendiamo lungo una bella strada panoramica che ci porta sulla riva sinistra del Piave dopo averlo attraversato al 12esimo km. Anche se il tracciato, pregevole nella prima parte, dopo la Mezza perde parte dello smalto iniziale, i monti sullo sfondo, le chiesette con i campanili di foggia veneziana, gli alberi in fiore e il ben curato paesaggio contribuiscono a mantenere il percorso piacevole, mai monotono. Strade completamente chiuse al traffico, tanti addetti ad indicare la retta via e passanti che non lesinano applausi e incitamenti. Un’organizzazione perfetta, la migliore maratona corsa quest’anno.
Dopo il secondo e ultimo attraversamento del Piave in corrispondenza di una grande diga, arriviamo al traguardo di Busche davanti al caseificio Lattebusche, una delle aziende storiche bellunesi.
Prima di rimetterci in viaggio, una capatina alla storica Birreria Pedavena ubicata nei dintorni, un capiente edificio gremito di gente che mangia, beve e si diverte. Dopo uno spuntino a base di crostini al pomodoro e cipolloni al forno, e una caraffa di “Birra del Centenario” realizzata con tecniche artigianali, eccoci sulla strada del ritorno sotto una pioggia battente. Arrivederci alla prossima.
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Video di Sara Jurkic











