Pisa. I shoulda stayed in bed. Avrei dovuto restarmene a letto

002Dopo aver immortalato gli insigni monumenti di Piazza dei Miracoli e fotografato alcuni soci, fra cui Aligione Vandelli nella veste dell’incredibile Hulk che impedisce alla Torre di cadere, alle 9:00 in punto si parte. Carlo Zampini è il pacemaker delle 5 ore, mentre Mario Ferri e Franco Scarpa guidano i palloncini rossi delle 4:45. Parto baldanzoso con questi ultimi, fotografando tutto il fotografabile, scattando in avanti, fermandomi per inquadrare amici e panorami e ripartendo veloce per recuperare le posizioni perdute. SuperAuguri a Maria  Rita Zanaboni che oggi corre la sua 400esima maratona/ultra.

Transito alla mezza in 2:20, una delle migliori prestazioni degli ultimi anni. Nell’avanti e indrè dopo il giro di boa del tratto litoraneo, incontro amici rimasti indietro: Carlo Zampini con il gruppo delle 5 ore, Rosetta Lettieri, Carla Gavazzeni partita senza chip, Marco Simonazzi, Franca Berrugi e infine la new entry Placida Patty.

003Al 25simo km, improvvisamente, una crisi di stanchezza e il crack. I palloncini rossi di Super Mario e Franco si allontanano velocemente e spariscono dalla visuale. Provo a mettere in bocca un po’ di miele, ma non c’è nulla da fare. Nada de nada, le gambe sono imballate e non girano più. Controllo l’ora e calcolo che, anche camminando all’andatura di 12 min/km, resterei nel tempo massimo, piuttosto generoso, di 6 ore e 30 minuti primi.

L’ultima parte del tracciato non aiuta. Un primo tratto in riva ad un mare che fa capolino solo a tratti, poi il lungo rettilineo noiosissimo verso Pisa senza punti di riferimento. Mi raggiunge un Carlo Zampini in gran spolvero, poi anche Rosetta passa e va. Camminando più veloce di me, mi supera un tale con la canotta raffigurante Donald Duck, Paperino nella versione italiana. “I shoulda stayed in bed”, pensa uno sfigato Paperino battendo nervosamente l’indice della mano destra sul tavolo. Incarnazione del maratoneta stracco, con le sue frustrazioni e problemi. “Avrei dovuto restarmene a letto”, è esattamente ciò che mi passa per la testa in quel momento. Provo a corricchiare ma, anche a causa di una crisi di fame, lascio perdere. Con una barba sempre più lunga e lo stomaco sempre più vuoto vado avanti giurando a me stesso che a Pisa mai più. Mi salva al 40esimo un ristoro coi fiocchi, pasta al pomodoro con la giusta cottura e ottimo vino a volontà. Con la pancia piena ritrovo finalmente lo stimolo di correre. Oltrepassato l’Arno, dopo un zig-zag nelle viuzze del centro storico, ecco l’arrivo sotto la Torre pendente.

003Così come la Torre Eiffel è il simbolo di Parigi, la Torre pendente lo è di Pisa. Senza la Torre che pende che pende e mai non cadrà, la Piazza non si chiamerebbe “dei Miracoli”.

Per celebrare Torre e maratona, la medaglia raffigura una maratoneta dai capelli biondi che passa davanti alla Torre correndo. Pisa ospita in questi giorni una mostra dedicata a Henry de Toulouse-Lautrec. Per ricordare questo evento, sulla maglietta del pacco gara è ritratto il cabarettista Aristide Bruant (litografia del grande pittore impressionista francese) mentre guarda la stessa maratoneta della medaglia correre con la Torre sullo sfondo. Belle medaglia e maglietta, complimenti alla creatività degli artisti che le hanno pensate e realizzate.

Tornerò a Pisa? C’è tempo per dimenticare il tracciato noioso e le frustrazioni di Paperino. Fra un anno vedremo, chissà.

 

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