Dopo quell’anno ho corso ben 23 volte la Pistoia Abetone, sfilza quasi ininterrotta, inframmezzata da qualche rinuncia per altri impegni, con tempi e modalità sempre diverse ma sensazioni di grande soddisfazione all’arrivo.
Il mio punto di riferimento durante la gara è sempre stata la Piramide (è vero però che si arriva un po’ prima) ed insieme ad essa, durante il percorso, la Fonte Vaccaia, a pochi km dall’arrivo ma lungamente attesa e desiderata perché la sua acqua “gelida” mi ristora e mi spinge fino al termine. Ed il segnale che ce l’avevo fatta.
Quest’anno, non potendo correre la tradizionale gara, mi sono aggregato ai due valenti soci ed amici pratesi, Massimiliano e Giorgio, per fare un percorso parallelo, forse meno duro ma altrettanto stimolante e bello. Partire da Prato e percorrere la strada che sale attraverso i paesi di Vaiano, Vernio, Montepiano, dopo una salita altrettanto impegnativa, attraversare Castiglion de Pepoli ed arrivare infine al lago Brasimone, dopo 48 km, è stata una degna riedizione del fascino della Pistoia Abetone. Il Percorso è diverso, meno impegnativo perché l’ascesa verso il lago è graduale ma continua, rispetto all’alternanza di discese e dure pendenze della P-A (i 17 km da La Lima all’Abetone sono un tratto davvero difficile sotto il sole e regolarmente “all’ora di pranzo”). Ma le emozioni sono quasi simili, il sole, il caldo, i punti acqua lungo la strada, con la temperatura delle fonti di acqua che trovi lungo la strada diminuisce, e quella dell’aria che aumenta (meno della pianura di sicuro), l’attraversamento di paesini dove le persone si godono l’aperitivo ed il pranzo (mentre tu sudi), l’arrivo dove ti aspettano e puoi godere dell’aria fresca e del panorama. Il rientro verso la città con la temperatura che aumenta. E poi in fondo correre questa Prato Brasimone è ancora una volta la mia “prima”, perché dopo i mesi di chiusura è stata la mia prima “lunga” dopo la chiusura. Come direbbe sempre Lorenzo Gemma ad ogni Maratona “E’ LA MIA PRIMA” !!!!!
Ebbene meglio di così non si poteva fare per rievocare un piacere che tornerà di sicuro l’anno prossimo.
Per chiudere, consiglio del “saggio”:
la prima volta non si scorda mai, e per non rischiare di dimenticarla, mentre aspetti, la puoi rifare anche in maniera diversa.



