Per poco,
perché poi ha ripreso a salire, tornando nel bosco. Salita faticosa, e
discesa ripidissima che ho affrontato andando a zig-zag. Sono scivolata lo
stesso ma per fortuna non mi sono fatta niente. Io ho anche il terrore delle
discese in bosco, le mie caviglie non sono per niente forti ed ogni volta ho
paura di farmi male.
Ho visto un cavallo dentro un recinto, che ad un certo punto si è steso a
terra ma solo per rotolarsi.
C’erano un sacco di ciclisti che salivano dalla direzione opposta alla mia,
e (quasi) tutti mi
salutavano. Almeno ho avuto compagnia.
Poco prima di Galzignano mi sono fermata nei pressi della chiesa di Santa
Maria Assunta, per bere e mangiare uno yogurt. Faceva un caldo becco, anche
se la strada era quasi interamente nel bosco ed all’ombra. Proseguendo, ho
preso la “Via delle due mura”, una piccola deviazione che passa tra due
vecchie mura ed accanto ai resti di un platano pluricentenario (un tronco,
praticamente).
Sono scesa verso il centro e mi sono infilata nel Bar Tonetti, che dovrebbe
avere la convenzione con i pellegrini… peccato che quando ho chiesto il
timbro sulla credenziale la barista mi ha guardata sorpresa e mi ha chiesto:
“Cosa vuoi su cosa?”. Esattamente! E come ti sbagli?
Uscita dal paese, una ciclista mi passa accanto chiamandomi per nome e mi
saluta, io chiedo chi sia e lei mi risponde: “Vanda! Dopo ti scrivo!” Ma
pensa te se io mi devo fare tutta questa strada per incontrare amici
conosciuti su facebook e (oltretutto, cieca come sono) non riconoscerli!
Meno male che mi riconoscono loro!
Pochi minuti dopo, sul marciapiede, vedo un uccellino, probabilmente caduto
dal nido. Gli do qualche briciola di pane ma non mangia, allora lo prendo in
mano e me lo porto dietro. Lui prima si agita, poi si calma e mi si
accoccola in mano.
Nel frattempo arrivo all’altezza di Villa Barbarigo, seguo la freccia del
cammino ma non arrivo da nessuna parte. Allora faccio il giro ma trovo solo
due catenelle. Non vale la pena perdere altro tempo, così proseguo in strada
verso Arquà Petrarca. Intanto l’uccellino, dopo aver bevuto un po’ d’acqua,
inizia a pigolare, segno che sta meglio. L’ho lasciato dentro un vaso di
fiori sulla strada per Arquà che, come dice un cartello, è a tre
chilometri. Sì, col cavolo! Mi faccio una strada tutta sotto il sole, che
era anche bella, ed al bivio successivo i chilometri per Arquà sono
diventati 4,5.
Ok, pausa! Mi siedo su un muretto all’ombra e pranzo con un panino, poi
proseguo verso Monselice che, forse, è a soli tre chilometri.
Il paesaggio è bellissimo, ho visto pure gli asinelli. Peccato per gli
enormi stabilimenti a un chilometro dal paese, che a passarci accanto, col
rumore che fanno, mi dà un’ansia…
Sbuco di fronte alla stazione. Attraverso i binari e decido di fare un giro
in paese, ma tra il caldo e la stanchezza non me lo sono proprio goduto. In
compenso ho visto una gondola, con tanto di briccole da palazzo.
Sono tornata verso la stazione alle due ed ho aspettato il treno per
Mestre. Avrei voluto proseguire per Este, ma forse quel pezzo di tappa lo
farò mercoledì.









