Da quelle parti è prevista una eco-maratona.
Lo so…loo sooo…. piatti, bicchieri, posate nei ristori saranno rigorosamente monouso, in bianca e
purissima plastica ma le mucche lungo il percorso, vi garantisco, muggiranno in tonalità ECO.
E comunque, la campagna è sempre la campagna.
Ma andiamo con ordine, torniamo al principio.
Sono le ore 5.00 antimeridiane e la sveglia si accerta che io sia sveglio. Venti minuti e si parte, con
sprezzo del periglio rinnovo la fiducia a TRENITALIA; tre puntualissimi treni mi porteranno ad
Ospedaletto Lodigiano. Faccio l’ultimo cambio a Casalpusterlengo, caffè in stazione, albeggia.
Approdato ad Ospedaletto, inizio una allenante marcia d’avvicinamento di kilometri tre, il borgo
campagnolo è meravigliosamente deserto, sono stato l’unico a scendere dal treno, nelle vie
incontro una fontana corrente, bar in azione, pizzerie ancora serrate, l’osteria del popolo…..per un
attimo medito di prenotare un tavolo e addio maratona…..mi uso violenza, reagisco con la
disperazione da 36° kilometro e riprendo il cammino, direzione Senna lodigiana.
Mi ritrovo sulla via francigena, ora ciclovia che costeggia pioppeti, campi di mais. Mi accorgo dai
segnavia che il percorso coincide con l’ultimo tratto della maratona.
A metà strada un luogo di devozione, verso la metà del 1600, la presenza di un’acqua di risorgiva
ritenuta miracolosa per la cura dei pellegrini, portò i monaci del vicino convento a edificare un
oratorio campestre dedicato alla Madonna delle Grazie. Il Santuario della Madonna del Fontanone
ci vedrà sfilare in gara.
Arrivo a Senna e mi dirigo in municipio dove è collocato il raduno per iscriversi.
Uno sguardo all’orologio, mi riconosco e tiro un sospiro di sollievo, sono in ritardo di due minuti !!
Oggi non pioverà.
Riconosco i compagni d’arme, i super-maratoneti salutati in quel di Forlì; incontro il moto
perpetuo di Piero, la gentilezza di Massimo, la simpatia sportiva di Marco, l’amicizia di Carla.
Gli organizzatori sono adorabili, hanno già preparato pane e salame, fette di torta, tartine di
nutella, barbera, thè, coca-cola ecc. ecc….la manifestazione è alla seconda edizione, per
acclamazione viene messa in cantiere la prossima.
Tutti fuori, nel cortile comunale è posto il gonfiabile di partenza/arrivo, discorso del sindaco,
benedizione del parroco, pronti via !!
Scendiamo tra i campi, spariscono le case, da qui in avanti strade vicinali, risaie a perdita d’occhio,
vie sterrate, piste ciclabili sugli argini fluviali, cascine ove sono collocati alcuni ristori, i volontari
incoraggiano, la loro accoglienza è unica, ringraziamo e per un attimo svanisce la fatica.
Dopo averne intuito la presenza, è un’emozione speciale arrivare al fiume, il Po ci accoglie con la
sua placida grandezza, sembra fermo, non c’è una increspatura sull’acqua ma incute rispetto per
quanto è vasto, un’oasi di bellezza che possiamo avvicinare quando il percorso giunge alla
sabbiosa riva. Una situazione ideale per mettere in acqua una canoa oppure semplicemente
nuotare, traversare idealmente da riva a riva, e poi tornare indietro, in sì tale spettacolo.
Abbandoniamo lentamente la spiaggia, torniamo sull’argine, la testa pian piano torna nella corsa.
Fin qui sono riuscito a tenere il passo e a scherzare con una nutrita pattuglia del Naviglio Running
Team, uno su tutti Juri; poco alla volta prenderanno il largo, devo rallentare, inizio a centellinare
forze.
Il percorso non prevede ripetizioni, girovaghiamo per campi e cascine, attraversiamo un’azienda
risiera, prendiamo la ciclabile che riporta ad Ospedaletto e incontro Gianfranco, bello rivederlo
dopo la maratona del Presidente, piacevole il saluto ad un amico e ai suoi cordialissimi
accompagnatori.
In paese, la gente esce dalla messa della domenica, c’è trambusto, una ragazza thailandese, ultra-
maratoneta, ha rallentato, non trova il passaggio per proseguire ma riconosco la via, sono passato
da lì poche ore prima, arrivando dalla stazione. Da qui in avanti correremo praticamente insieme,
incoraggiandoci a vicenda. E’ tanta la strada da fare. Incontreremo ancora molta campagna,
canali, un altro fiume, il Lambro, ormai a fine corsa e in procinto di consegnare le sue acque al Po.
Facciamo trenino con Isabella, Tea, altri ancora.
Raggiungiamo la ferrovia, la stazione è quella di Lambrinia, riattraversiamo il Lambro e andiamo
verso Orio Litta dove troveremo un attesissimo ristoro e la vista del famoso palazzo gentilizio.
Sito di valenza storica e gioiellino per le Belle Arti, incrocia il suo dentino con il nostro in quanto
ne attraversiamo in gara lo splendido parco.
Si lascia Orio e si torna in campagna, vie sterrate interpoderali verso l’ultimo ristoro. Festosissimi
volontari in costume messicano ci incoraggiano, ne abbiamo bisogno, mancano poco più di quattro
kilometri alla meta. Più che la fatica, sono le forze che fanno i bagagli e salutano.
Provvidenziale, mi giunge una voce da Oriente, è la ragazza thailandese, forza Mauro !!
Ripartiamo.
Dopo cinque ore, una cosa abbiamo imparato: correre.
E si ricomincia…. a correre.
Siamo in avvicinamento all’ormai noto Santuario del Fontanone: spiegazione essenziale alla
ragazza Thai, sulla spiritualità del luogo. Non so se è cattolica, ma vista la nostra condizione è
meglio avere amici nelle alte sfere.
Finalmente entriamo a Senna, ci vengono incontro con fischietti dopo che in partenza ci avevano
lanciato coriandoli. Cedo il passo a Yepin, attraversiamo il tappetino della Piacenza timing.
E finita!!!!!
Abbraccio, giuria di premiazione schierata, medaglia al collo, che bella sensazione.
Direzione immediata, il bancone delle mescite, un bicchierone premio con la bevanda avversaria
della nota bevanda di Atlanta…è quello che mi concedo.
Senza cambiarmi, prima che finisca l’invitante risotto, mi sbaffo il risotto.
So che è terra di Barbera, in competizione con il vivace Gutturnio, ma tra i litiganti il terzo gode;
c’è una bottiglia di Riesling che mi guarda, uno dei bianchi preferiti, è tempo di sedersi a tavola,
ora di festeggiare.
Riprendo il borsone, salutoni finali a Yepin e agli altri che riesco a incrociare.
Tenerissima la mamma di Carla. Non preoccuparti, tua figlia non si è mai persa, caparbia e
arrembante, tra poco sarà qui.
Doccia veloce al campo sportivo, preparano lo spogliatoio per l’imminente partita dei ragazzi.
E via, borsa in spalla, passeggiata defaticante verso la stazione, Santuario, incoraggiamenti a
Marco, Massimo, Carla, il compagno di Isabella , da lei raggiunto per gli ultimi metri assieme,
ancora Gianfranco e tutti gli altri.
Tre treni, sempre puntuali, mi riportano a casa. E’ di nuovo buio. Anche questa volta, in testa,
pensieri positivi. La terra è bassa, dura, pochi sono rimasti a vivere nei campi.
Speriamo di tornare presto a correre in campagna !!!!


