L’iniziativa è partita timidamente tra pochi appassionati e convinti di fare una cosa giusta di fronte, purtroppo, a quanti l’hanno volutamente considerata come un’idea ossessiva di maratoneti testardi e incapaci di adattarsi alla realtà e vogliosi di protagonismo.
Nel tempo la partecipazione è cresciuta sempre più come numero di aderenti, che settimanalmente hanno prodotto da 0,1 metro a 42,195 ed oltre, e come raccolta di soldi per supportare chi si è impegnato nella quotidiana attività lavorativa per contrastare la malattia causata dal Sars-Cov2.
Nemmeno il prolungamento, da 11 a 20, del numero di Maratone della Speranza ha fatto diminuire la partecipazione: l’appuntamento settimanale è proseguito fino ad Agosto, a partire dal collegamento di Paolo Gino con i Daniele Alimonti, ed i vari “ospiti” ed organizzatori che si sono avvicendati nella presentazione della “gara”, e la documentazione inviata dai singoli soci per attestazione della partecipazione. Non è stata solo voglia di correre, ognuno lo avrebbe potuto fare per propria iniziativa e per il proprio piacere, ma è stata ed è ancora, la voglia di stare insieme, di partecipare e soprattutto di raccontare.
I racconti, nel numero e nella varietà, raccolti in questa pubblicazione, sono la parte più bella e più interessante. Ognuno ha voluto lasciare il numero di km fatti ma in molti hanno voluto anche rendere note le proprie impressioni, le sensazioni, i ricordi collegati alle gare che ogni settimana venivano corse, quest’anno, in maniera alternativa ma che nel passato li avevano visti protagonisti, o anche avrebbero corso quest’anno per la prima volta.
Anche nella mia esperienza posso dire che, per esempio, la rinuncia a correre quest’anno “il Passatore, è stata meglio assorbita ed elaborata dalla possibilità di correre anche pochi km del percorso e di poter recuperare e raccontare i ricordi e le sensazioni che la gara vera mi aveva nel passato suscitato.
E’ questa la ricchezza del modo dei Supermaratoneti, la capacità di resistere alla fatica, al dolore, alla stanchezza, alle intemperie, alla incredulità di chi non può o non sa comprendere il piacere di giungere in fondo, dopo poche o molte ore, trai i primi o tra gli ultimi, in ogni caso felici di essere arrivati in fondo.
L’essere umano senza immaginazione non ha le ali per volare (Muhammad Alì)



