Il plus dell’iniziativa? La raccolta fondi, e alla fine sono un sacco di soldi. Ma le ragioni del successo sono anche altre.
Dovevano essere “solo” undici le Maratone della Speranza, qualcuno aveva il dubbio che la cosa funzionasse ed invece non sono nemmeno bastate. E avanti con altre nove, un percorso bellissimo che in tanti hanno corso e vissuto insieme, anche se…col distanziamento.
Il maratoneta macinatore di chilometri non si ferma di fronte a nulla, figuriamoci al Covid19; sono soggetti che mescolano più o meno razionalmente passione, entusiasmo; non possono permettersi l’astinenza podistica, sarebbe un guaio per loro, e probabilmente anche per chi gli sta vicino. Una fissazione? Di certo non per queste persone, o comunque una sana fissazione, dal loro punto di vista.
Ora tutto questo è raccolto in questo libro, un insieme di racconti, esperienze, persino emozioni di correre in modo particolare, direi strano (del resto il titolo “famola strana”, dice molto, se non tutto). Nessun filtro, ogni racconto è fedelmente pubblicato come l’autore voleva e credeva. e sono tutte storie a loro modo particolari. Da ricordare bene che le imprese, perché comunque la si voglia vedere di questo si tratta, si sono svolte in condizioni davvero particolari. C’è stato il periodo dell’obbligo della mascherina, anche correndo, il rispetto della distanza di 2-300 metri dalla propria abitazione, gli sguardi feroci della gente (ricordate…dagli al podista untore?) a cui spesso seguivano segnalazione alla polizia. Naturalmente sempre e solo in solitudine, o quasi, per il rispetto dell’ormai famoso distanziamento sociale; ma forse questo era l’aspetto meno preoccupante, credo che la corsa di lunga lena si faccia soprattutto con sé stessi, anche se nei dintorni ci sono migliaia di persone. Di certo non era questo il caso.
Ho trovato interessante che la prestazione agonistica sia passata in secondo piano, anche se direi inevitabilmente, lasciando spazio al racconto di ciò che si vedeva intorno, spesso con cenni storici delle zone attraversate, descrizione degli ambienti circostanti. Chissà se la mancanza di un percorso obbligato, come avviene nelle gare, paradossalmente non si sia tradotto in un vantaggio. Ognuno in fondo correva dove voleva e quanto voleva.
Alla fine cosa resterà di tutto questo? Di queste venti Maratone della Speranza? Beh, di certo 33.000 euro di donazioni, l’aspetto più tangibile dal punto di vista economico. Future emulazioni? Difficile perché stata una cosa lunga e complessa, ma è possibile: si è già visto dopo la Orta 10in10 qualcuno ha proposto 12 maratone in dodici giorni. Di certo, per quel poco o tanto che conosco queste persone, è probabile che avranno nostalgia di questa esperienza, penso abbia fortificato ancor più il senso di appartenenza al Club Super Marathon e al mondo delle “lunghe”.
Invece sono convinto che chi avrà la voglia e la pazienza di leggere questi racconti troverà lo spaccato di un mondo peculiare, che ha saputo affrontare un periodo difficile nel modo più bello che si conosce. Correndoci sopra.



