Prima White Marble Marathon – 27/02/2017

Poco prima della gara sono partite le note della orecchiabile canzone “Occidentali’s Karma”, in omaggio al concittadino Francesco Gabbani, vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo, che hanno portato una ventata di allegria, inducendo un po’ tutti ad accennare qualche movimento del trascinante “ballo della scimmia”.

Il paesaggio, come accennavo, godeva della vista dell’azzurro mar Ligure, che geograficamente ancora bagna quella porzione già di Toscana, e delle Alpi Apuane, caratterizzate da evidenti bianchissime venature marmoree. Abbiamo goduto di tanta natura, nell’attraversare silenziose strade, quasi totalmente chiuse al traffico.

Il percorso, facile ma con diversi lunghi tratti di falsopiano, prima a salire, fino alla meravigliosa città di Massa (che per me è stata una vera scoperta!) e poi a ridiscendere, per raggiungere nuovamente il mare.

002Massa è stata davvero una bella sorpresa, con il suo piccolo ma non trascurabile centro storico, in cui si respira tuttora il sapore di ex capitale. Affascinante la piazza degli Aranci, con il bianco obelisco posto al centro, contornata da alberi di arancio e dominata dall’imponente palazzo Ducale di un fastoso color porpora, impreziosito con stucchi e decorazioni in fresco marmo bianco. Un gioiello il Duomo, con la scalinata e la facciata totalmente realizzate in pregiato marmo bianco, quest’ultima arricchita con deliziosi affreschi dedicati a soggetti sacri. L’edificio, che si ergeva improvvisamente dinnanzi a noi al termine di una breve discesa, dominava la nostra vista e ci tratteneva lo sguardo ed il fiato, entrambi incantati e sospesi per l’improvvisa ed inattesa bellezza. Elegante e commerciale, infine, il quartiere più moderno della città, popolato da negozi grandi firme.

Si sono rivelati, inoltre, molto panoramici i tratti in cui abbiamo costeggiato un paio di fiumi, che ci hanno stupito per trasparenza, a così pochi passi dalla foce, per le vivacissime tonalità dell’acqua di un intenso colore azzurro, e per i ciottoli di un bianco esageratamente candido, quasi a sembrare neve.

Un piacevole venticello ha reso sopportabile un intenso sole, indifeso da nuvole.

La gente per le strade non si è dimostrata molto calorosa, ma neppure ostile, fatto salvo per alcuni (pochi) automobilisti disturbati dalla quiete ed infastiditi dal nostro passaggio, che costituivano una nota stonata nel tranquillo contesto dominato da un magico silenzio, misto di natura e di sudore.

Molto tifo, al contrario, è giunto da parte dei tanti ragazzi volontari, nelle loro felpe bianche come il marmo, che ci incitavano fino all’inverosimile.

Tra tutte le frasi che ho raccolto sul percorso, ha lasciato traccia nella mia mente la considerazione di un passante, che rivolto alla moglie commentava: “Per certi versi li invidio” riferendosi a noi maratoneti che scorrevamo ormai lentamente lungo la via. Al ché, mi è venuto spontaneo controbattere: “Anche noi per certi versi vi invidiamo!”. I miei “versi” li conoscevo bene: avrei abbandonato volentieri quella sensazione di fatica per scambiarla con una più rilassante passeggiata, seguita da un pranzo con i sapori di quelle specialità locali che invadevano l’aria e di cui avevo piene le narici e pervasi i sensi. Ancora adesso mi domando quale fosse invece l’invidia nutrita da parte sua.

003Gli ultimi chilometri si sono svolti nella zona industriale, al fianco di fabbriche e di imponenti blocchi del prezioso minerale, perfettamente tagliati in eguali dimensioni.

Divertentissimo ed inaspettato l’arrivo in pista, che ha richiesto ma che per suo conto ha trasmesso quell’energia necessaria per percorrerla e terminare la gara con un (per quanto possibile) dignitoso sprint.

I ristori, nel loro complesso non particolarmente ricchi, hanno lasciato insoddisfatti i maratoneti più esigenti. Dopo il traguardo, invece, ad attenderci c’erano le delizie preparate dai ragazzi dell’istituto alberghiero, servite con professionalità ed eleganza e l’importante medaglia, del tutto inedita, che non poteva che essere coniata con l’oro di quella terra, il levigato e bianco marmo.

In questa prima edizione, gli organizzatori hanno speso grande impegno, ma dal canto loro hanno forse osato troppo, esponendosi notevolmente al rischio di critiche. Problematiche logistiche sono sorte soprattutto nella gestione della mezza maratona, che avrebbe richiesto qualche accorgimento in più al fine di far collimare i servizi di navetta e di deposito borse; quest’ultimo dovrebbe poter essere facilmente raggiungibile sia dalla zona partenza che dalla zona arrivo. Per quanto riguarda la maratona, mi associo alla segnalazione di Mario Liccardi circa la necessità da parte di tutti i partecipanti di poter godere in egual misura delle garanzie di sicurezza e di attenzione, che dovrebbero mantenersi costanti per tutto l’arco del tempo massimo previsto dall’Organizzazione (mi riferisco a qualità dei ristori, chiusura al traffico e segnalazioni sul percorso da parte del personale di presidio). Queste poche, ma non trascurabili pecche organizzative, venivano umilmente raccolte a fine corsa dai volontari e pertanto si auspica che possano venire esaminate, risolte ed eliminate, o quanto meno limitate, nelle prossime edizioni.

Il mio personale giudizio complessivo è sicuramente positivo: la manifestazione possiede tutti i presupposti per migliorarsi, crescere e farsi strada nell’affollato scenario delle maratone italiane.

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