Famosa per essere la città dove la nostra regina dell’ultratrail Marina Mocellin ha trascorso la sua giovinezza, Bassano è nota anche per il suo bel centro storico ma specialmente per il Ponte Vecchio progettato dal Palladio e più volte distrutto dalle piene del Brenta e dalla guerra; sempre caparbiamente ricostruito per consentire a tutte le generazioni di scambiarsi le strette di mano e i bacin d’amor della famosa canzone degli alpini “Sul ponte di Bassano, noi ci darem la mano, noi ci darem la mano e un bacin d’amor e un bacin d’amor e un bacin d’amor”.
Versi di un Anonimo che mi piace pensare siano stati scritti come un messaggio di pace, amore e fratellanza, in barba al referendum separatista che si terrà a breve in Veneto e Lombardia.
Ma la vera scoperta è Cittadella, borgo di origine medioevale completamente cinta da mura secondo un tracciato vagamente ellittico. Si accede dalle porte monumentali situate ai quattro punti cardinali. Da non perdere il camminamento di ronda lungo 1.460 m che si sviluppa sulle mura, dal quale si ha un magnifico colpo d’occhio del centro storico. Una vera chicca che da sola merita il viaggio.
A pomeriggio inoltrato arriviamo a Fiera di Primiero, piacevole luogo di villeggiatura estiva e invernale situata in una conca circondata da verdi prati, boschi di conifere e cime dolomitiche fra cui le maestose Pale di San Martino.
Su suggerimento dei padroni di casa Vittorio Cerqueni e Mario Nami che ci onorano della loro presenza, ceniamo in un caratteristico locale insieme a Fabio Marri e consorte. Considerato che l’indomani alle 6:30 partirà la prima navetta dell’organizzazione per raggiungere Villa Welspergh, alle 22:30 tutti a nanna.
Dopo un violento temporale notturno caratterizzato da tuoni, fulmini e pioggia torrenziale, sabato è una splendida giornata di sole. Il meteo prevede pioggia solo nel tardo pomeriggio.
Oggi la maggior parte di noi ha scelto Serra de’ Conti, ove il prode Franco Draicchio ha organizzato la sua 3^ Sei ore de’ Conti. Saluti e baci ai pochi Soci del Club qui presenti: oltre ai già menzionati Vittorio Cerqueni (che si sobbarca l’onere del servizio scopa) e Fabio Marri (Mario Nami non corre perché infortunato), ecco il macho del Brenta Adriano Boldrin vedovo di Caterina che ha preferito il mare ai monti. Ci sono anche Stefania Arienti, Luciano Bigi, Monica Esposito, Simone Innocenti, Emilio Longoni, Paolo Malavasi, Marina Mocellin, Bruno Nicolussi Motze, Antonio Salvatore, Antonio Spichetti, Maurizio Teggi e Aligi Vandelli.
Alle 8:45 si parte. Ad eccezione dei primi 4 km, di alcuni brevi tratti intermedi e degli ultimi 2 in strada asfaltata, il percorso è composto da sterrati, soffici terreni boschivi e sentieri anche di tipo trail ma non particolarmente pericolosi. Per queste caratteristiche la Primiero Dolomiti Marathon dovrebbe trovare la sua giusta collocazione nel circuito delle Ecomaratone.
L’organizzazione dichiara un dislivello positivo di 1.242 m, ma secondo i possessori di Garmin i metri da scalare sono almeno 200 in più. Il tempo limite di 9 ore è particolarmente generoso: come evidenzia la seguente tabella, il 42% dei partecipanti conclude la prova in meno di 5 ore e solo 6 impiegano più di 8 ore a tagliare il traguardo.
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prestazione |
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numero atleti |
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% |
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3>p<4 ore |
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55 |
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10 |
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4>p<5 ore |
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235 |
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42 |
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5>p<6 ore |
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183 |
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33 |
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6>p<7 ore |
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62 |
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11 |
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7>p<8 ore |
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17 |
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3 |
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8>p<9 ore |
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6 |
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1 |
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totale |
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558 |
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Abituato a correre le eco appenniniche e prealpine, questa dolomitica ha scenari completamente diversi. Non più dolci colline in cui predominano viti e ulivi, ma vette immacolate che suscitano rispetto, prati verdi, boschi di conifere, mucche al pascolo e laghi alpini.
Al 16^ km arriviamo all’elegante San Martino di Castrozza. Al 25^ km ecco il suggestivo lago di Calaita, punto più alto del percorso (1.680 m s.l.m.), dove la fotografa Teida Seghedoni riprende la maggior parte di noi.
Nonostante altri brevi saliscendi, il restante percorso é prevalentemente in discesa, con molti tratti difficili che, pur sprovvisto di scarpe trail, supero abbastanza agevolmente. Termino la fatica graziato dalla pioggia che inizia quando sono ormai sotto la doccia.
Un’organizzazione perfetta, tanti addetti professionali lungo il percorso ad indicare la retta via. Ristori abbondanti, Forst party al Primiero Dolomiti Village con specialità locali allietato da un boccale di ottima birra e buona musica. Questa trentina è una delle più belle Ecomaratone corse negli ultimi anni. Non ha nulla da invidiare alle ormai classiche Ecomaratona del Chianti e Ecomaratona del Barbaresco e del Tartufo d’Alba.
Anche se non ho corso la prima edizione, concordo al 100% con quanto scritto dal vincitore Giancarlo Simion su FB subito dopo la gara.
“Premesso che il mio è un giudizio di parte, penso che alla Primiero Dolomiti Marathon non manchi nulla. La prima edizione necessitava di qualche piccolo aggiustamento organizzativo, ma la seconda è stata semplicemente perfetta.
La logistica (servizi di trasporto, ristori, partenze, arrivi) funziona più che bene. Il pubblico non manca. Le informazioni sono disponibili e ben accessibili. Il percorso della 42 km è tecnicamente impegnativo ma disegnato magnificamente, con una moltitudine di punti panoramici che permettono di vedere le Pale di San Martino, il Lagorai e le Vette Feltrine, passando per i centri di San Martino di Castrozza, Gobbera, Pieve e Fiera di Primiero che offrono scorci da cartolina. Il percorso dei 26 km è molto più accessibile anche a persone meno allenate. Forse l’anello dei 6,5 km andrebbe ridisegnato in modo da offrire un’opzione di corsa/passeggiata per tutti (attualmente non definirei la salita iniziale adatta a tutti…).
Vero, il prezzo d’iscrizione è leggermente più alto rispetto al benchmark, ma penso che il pacco gara e i servizi (incluso il pranzo) valgano ogni singolo centesimo del costo. L’esperienza può essere fortemente condizionata dalle condizioni meteorologiche, ma questo è un fattore comune a tutte le manifestazioni di questo genere”.
Per concludere, da consigliare ad amici e parenti. Da rifare, salute permettendo.
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