il chiosco dove prendere l’ultimo caffè e bottiglietta d’acqua, il porticato di Piazza della Repubblica dove trascorrere gli ultimi minuti, magari sonnecchiando o scambiandosi le ultime parole prima di partire, l’attesa nel gruppo, gomito a gomito con gli altri (a distanza di meno di un metro sicuro), mi sono ritornate alla mente, le medesime emozioni manco fossimo davvero il Sabato alla partenza del Passatore. Tra i tanti ricordi mi è venuto in mente il primo Passatore corso: la mia compagna di allora, assolutamente scettica, mi diceva: “ma sei sicuro, ce la farai, puoi correre 100 km” ? Mi accompagnò alla partenza e dopo aver visto tutti gli altri di varia età, pronti a mettersi in viaggio, con variopinti abbigliamenti ed equipaggiamenti, si rassicurò: “Ok vai”. Non ho mai capito cosa le diede tranquillità, se aver visto il gran numero di partenti, l’aver compreso che eravamo un bel gruppo di matti, che non ero l’unico “apparentemente normale” a partire in mezzo a tanti runners superman. Comunque sia fu il primo Passatore e ne vennero altri. Oggi comunque giornata speciale: partecipazione al rituale della partenza con Re Giorgio Calcaterra, Daniele Juan K5 ed il Presidente. Insieme a me Piero, grande animatore del mio Club La Fontanina, e alla partenza Laura, leggera ma dal passo veloce. Partiamo facendo il percorso classico che attraversa i Viali e Piazza savonarola, sede della Fiorentina (inchino doveroso !!!) con una prima tappa alla fontanina di Viale dei Mille (vi dice qualcosa come nome del Club ?), dove altri runners “Fontanini”, che “casualmente” si trovano proprio lì, ci segue per partecipare al MiniPassatore. Seconda sosta in Piazza Edison, ai piedi della salita che porta a Fiesole, dove incontriamo, sempre “per caso”, altri runners “Fontanini” e con loro, debitamente distanziati e tutti provvisti di mascheratura, affrontiamo la parte del percorso del Passatore che rappresenta la prima asperità, dopo 5 km, circa, salita sempre impegnativa, soprattutto quando si affronta alle 3 del pomeriggio del sabato. La piazza di Fiesole è sempre splendida, anche senza il flusso di turisti e di podisti e, dopo aver lasciato e salutato una parte degli amici che ci hanno accompagnato, continuiamo a salire verso Vetta le Croci. Restiamo io e Piero, come programmato, accompagnati dalla bici di Massimo mentre il sole, sorprendentemente comparso rispetto alle previsioni che volevano una mattinata grigia con pioggia, comincia a farsi sentire: lungo la strada abbiamo incontrato tanti altri runners che seguivano il percorso, chi di ritorno e chi come noi verso le Croci. Panorama splendido, atmosfera esaltante. Vetta le Croci, al 17 km, è il traguardo prefissato e, dopo la sosta e foto al cartello, ritorniamo a Firenze prendendo in discesa la Via Faentina, il percorso originale, fatto al contrario, che veniva seguito prima della scelta di fare ila deviazione su Fiesole, scelta dettata dalla difficoltà di bloccare l’importante statale. In totale 30 km ben fatti in compagnia e soprattutto con lo spirito di percorrere le strade del Passatore con tanta nostalgia, per chi lo ha già fatto in altri anni, e il rimpianto di chi non ha potuto farne l’esperienza quest’anno. Ma come ho detto stamattina alla partenza il Passatore è più forte e la passione degli ultramaratoneti è sempre più tenace e ci riporterà sulle sue strade, fino in fondo a Faenza. Tra i tanti ricordi, è sempre stato emozionante, e anche divertente, il ritrovarsi in tanti la mattina presto della domenica alla stazione di Faenza, più o meno stanchi e sicuramente assonnati, a condividere la partenza verso nord o sud o verso ovest per rifare in treno, all’inverso, il percorso della linea ferroviaria Faentina fino a Firenze. Pussa-virus, il Passatore è più forte che mai. Siamo a 22.000 euro, dice il Presidente, ma rispetto a quanti hanno partecipato a questo Passatore, ed alle altre Maratone della Speranza, il ricavato è ancora proporzionalmente insufficiente. Abbiamo ancora due Maratone della Speranza e chissà che non ci sia un coda: il sars-cov2 non è ancora debellato, il Paese, ed il sistema sanitario soprattutto, ha bisogno di tutti noi e ogni metro fatto merita un contributo.



