R A G U S A

Partenza da Lecce, venerdì ore 21, arrivo a Ragusa alle 8,30 di sabato. Escursione a Modica, acqua torrenziale a partire dalle 14. Pranzo fine, delicato, rivisitazione del centro storico modicano con ombrello, pantaloni risvolti alla “pescatora” per combattere l’acqua. Salvatore Quasimodo vivo, presente tra le scoscese viuzze, affranti del borgo. “E ogni pausa è cielo in cui mi perdo. Serenità di alberi al chiaro della notte”. Impressa al frontale della casa natia,

Isola di Ulisse
Ferma è l’antica voce,
Odo risonanze effimere,
Oblio di prima notte
Nell’acqua stellata.
Dal fuoco celeste
Nasce l’isola di Ulisse.
Fiumi lenti portano alberi e cieli
Nel rombo di rive lunari.
Le api, amata, ci recano l’oro:
tempo delle mutazioni, segreto.

002Incombe l’intenso scroscio della pioggia, frammisto a cupi tuoni oltre i monti. Gli agenti della Protezione Civile mi accompagnano al Terminal dei pullman per il rientro a Ragusa.

Domenica, ore 7 trasferimento da Ibla a Ragusa. Ore otto, tra folate impetuose di vento, partenza maratona da via Feliciano Rossitto. Fortunatamente non piove. Svanisce la quasi totalità dei maratoneti; rimango, in retrovia, con una decina, tra cui Massimo Faleo, Piero Ancora, più indietro Marco Simonazzi. Prima della partenza, grazie alle mie reiterate sollecitazioni, Piero ha avuto l’entusiastico plauso per le sue quasi mille gare, tra maratone ed ultra. Era restio ad avvicinarsi al microfono, ritrosia tipica degli uomini del Sud. 14esimo al mondo, quarto in Europa, primo tra gli italiani.

004Percorso tortuoso, ben segnalato da frecce orizzontali, drappelli di ciclisti scaglionati in mountain bike. Motociclisti a monitorare il traffico lungo le arterie principali. Sempre presente l’impetuosità di Eolo, a tratti mitigata da un pallido sole. Sino alla mezza, prolungati tratti di selciato, ampie pozzanghere frammiste a sterco, ormai liquido, di bovini allo stato brado o a ridosso di muri a secco geometrici, che rendono unico quel paesaggio sin dalla notte dei tempi. Realtà agreste, rurale, zootecnica similare alla geografia campana, garganica (bufale, mozzarelle). Sentieri immacolati, calpestati da leggiadri cavalli in blanda andatura, montati da esperti fantini.

All’arrivo, nel manifestare soddisfazione per il vissuto, l’organizzatore, pudicamente “basta che ti sia divertito”. Non il divertimento mi ha fatto tornare per la nona volta a Ragusa, ma qualcosa di unico che gratifica in toto.

Intorno al 21esimo, ritorno tra gli “umani”: ampie carreggiate, svincoli, raccordi alternativamente controllati da carabinieri, polizia, vigili urbani. Protezione Civile su mezzi mobili. Io, a chiudere la corsa accompagnato dal Medical Car. Una moto davanti con due giovani – bello pensarLi fidanzati – a procedere lentamente sino a cento metri dal mio arrivo agli splendidi giardini iblei di Ragusa. Dal 30esimo al 35esimo, paesaggio mozzafiato, sospeso nel tempo e nello spazio, cielo plumbeo, discesa di quasi 2 km, esperienza indimenticabile la sconfinata veduta dei valloni iblei, il fumaiolo dello stabilimento Enel proteso alla verticale infinita.

003Ingresso di una buia galleria presidiato dai VV. FF., attivo un generatore di corrente ad illuminare il posto a mezzo di potente faro al centro della galleria! Ormai quasi la fine, transito da Ragusa alta. Le 13:30, ad ogni incrocio, due vigili! Sul traguardo in 5 ore 47 minuti, ad attendermi tutto lo Staff organizzativo! Obiettivo raggiunto pur con l’esiguità dei mezzi, in virtù dell’ elevato sforzo, impegno profuso. In valore assoluto equiparabile alle maratone di prima fascia.

Il Club pienamente presente, grazie al “primus inter pares” Vito Piero Ancora. Certo, se un pullman fosse partito dal nord, lungo lo stivale a salire i soci, arrivare a Ragusa in 50, fare la maratona. Sarebbe stato bello: esperienza, soddisfazione singola, novità, innovazione assoluta dell’ iniziativa! Certo, eufemismo, meglio o peggio, ancora, iperbole.

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[Le foto qui pubblicate sono tratte dalla pagina Facebook della Maratona di Ragusa NdR]

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